La ‘Befana’ scomparsa: c’era una volta la festa dei bambini foggiani

Usanze e tradizioni dal dopoguerra agli anni Settanta nel racconto di Salvatore Aiezza

La befana dei vigili del fuoco

Chi non ricorda Il celebre ritornello che ha accompagnato la nostra infanzia e quella di intere generazioni “La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, col vestito alla romana: Viva! Viva! La Befana”. In una Italia appena uscita dalla guerra, anche i festeggiamenti in onore della “vecchietta”, con il suo sacco di doni (o carboni!) che solca i cieli sopra una scopa impagliata, come si usavano allora, e porta via “tutte le feste”, ripresero vigore, cercando di regalare un sorriso ai tanti bambini poveri, orfani, sopravvissuti alla tragedia bellica. Lo fecero già gli “Occupator”, che nel gennaio 44 e 45, organizzarono manifestazioni benefiche con distribuzione di doni; canti e momenti di gioia per i piccoli foggiani (ma anche della provincia).

Grazie all’opera della “Red Cross” (la Croce Rossa degli alleati) i pacchi dono venivano distribuiti anche ai bambini della provincia e negli ospedali. Col passare degli anni però la Befana tornò ad essere la festa di tutti i bambini: non solo, per la verità. Anche i grandi erano impegnatissimi nel preparare questo giorno. E impegnate erano persino le istituzioni che si adoperavano sin dalle prime settimane di dicembre, per organizzare vere e proprie feste. A Foggia, nei saloni della Provincia, oppure in quelli della ex Caserma Miale, come anche nei cineteatri Ariston e Flagella, tutti gli uffici pubblici organizzavano la propria befana: l’acquedotto, le PP.TT., le FF.SS, le forze dell’ordine, Comune, Provincia, ospedali, cartiera. Il 6 gennaio era un vero e proprio giorno di grande festa.

I doni, poi, distribuiti, tra uno spettacolo musicale, una breve rappresentazione teatrale e altro, in variopinti sacchi di varie grandezze, erano consistenti e destinati, oltre che ai figli dei dipendenti, sovente anche ai dipendenti stessi (si potevano ricevere, infatti, completi di lenzuola, coperte, pentole e quant’altro) e, come leggerete, non si badava a spese, pur di far felici tanti piccoli. Per questo il 6 gennaio si davano appuntamento, nei luoghi che sopra ho citato, grandi e piccini. Erano gli anni del dopoguerra, ci avviavamo a quelli del grande “boom economico” e la capillare distribuzione di questi doni  ne erano i segni più evidenti.

Ma, attraverso le cronache di alcuni giornali degli anni 50, entriamo più nei dettagli di come veniva festeggiata la befana a Foggia. Il “Foglietto” del gennaio 1952, ci racconta di una lunga befana, iniziata già dal 5 gennaio, e andata avanti per tutta a notte, con la distribuzione, a Palazzo Dogana, di 600 pacchi destinati ai più poveri, raccolti da un comitato presieduto dal prefetto dr D’Aiuto. Erano presenti il vescovo, monsignor Amici, l’on De Meo, il questore Mendola, che, dopo un breve discorso distribuì personalmente i doni; il presidente della Provincia, l’avv. Gentile e alte Autorità.

Ogni pacco aveva il valore di oltre 1000 lire. Il giorno 6 fu, invece, la volta dei giocattoli ai figli dei dipendenti dell’acquedotto, in una cerimonia che ivi si tenne, alla presenza del presidente, l’on. Caiati. “Brillantissima ed animatissima”, definì, invece, il giornale, la befana dei ferrovieri alla quale parteciparono l’on. Imperiale,  l’ing. Natalicchio (Capo Compartimento) ed altri dirigenti.

La particolarità dei doni distribuiti stava nel fatto che i giocattoli vennero costruiti interamente dalle maestranze delle officine materiale mobile, squadra rialzo e deposito locomotive. Seguì un divertente ed apprezzato spettacolo di arte varia. Nel pomeriggio di domenica, 6 gennaio 1952, la distribuzione dei doni presso la caserma Miale e ai figli dei dipendenti comunali, con il vicesindaco, avv. Treggiari e il dr Carminelli, segretario generale. 

Di grande impatto sociale fu il generoso pranzo offerto a 500 bambini poveri, nei saloni del comune, da parte dell’Amministrazione degli aiuti Internazionali. Anche numerose banche e ditte private procedettero a distribuire regali e giochi ai figli dei loro dipendenti. Altrettanto minuziosamente venne descritta, dallo stesso organo di stampa, ma riportato anche da altri, la befana del 6 gennaio 1954. In quella occasione un po’ tutti rimarcarono il pranzo “succulento”  offerto a ben 5000 bimbi indigenti foggiani, e centinaia di quelli dei paesi della provincia, da parte della suddetta A.A.I. 

L’articolo ricorda poi le riuscite manifestazioni svolte da vari enti; quella dell’Ariston e, in particolare, la “befana” organizzata dl circolo cittadino “Daunia”, che concesse un contributo di 150.000 lire all’Unione sportiva Foggia e 100.000 lire per la befana dei bimbi più poveri. Nel 1956, la "vecchietta" del 6 gennaio, ebbe un occhio di riguardo ancora più speciale, per i bambini più disagiati. Lodevole fu l'iniziativa, come ricordano i resoconti giornalistici dell'epoca, promossa dal prefetto, Sua Eccellenza Dr Meneghini che, nell'ampio e lussuoso salone della Prefettura, provvide "..alla consegna, personalmente, di  1500 pacchi opportunamente confezionati, secondo il sesso e l'età dei bambini; pacchi contenenti capi di vestiario, dolciumi e giocattoli, il tutto costato ben 8 milioni".

Alla manifestazione parteciparono mons. Carta e, tra le altre numerose autorità, l’on. Allegato ed Imperiale. Presso il Teatro Giordano, il questore Dr Bertucci consegnò i doni ai figli degli agenti di P.S., mentre al'Ariston venne celebrata la befana del ferroviere. Numerosissime furono le altre manifestazioni indette da banche ed enti pubblici e privati: furono in pratica "occupati" tutti i locali più importanti della città. "Presso il circolo Daunia e nell'aristocratico salone del Cicolella nella serata e durante tutta la notte si tennero brillanti feste danzanti, con la partecipazione di grandi e piccini".

Le cronache dell'epoca, almeno sino a tutti gli anni 70, quando per i figli dei dipendenti pubblici si organizzava una grande festa della befana al cineteatro Ariston, potrebbero continuare senza soluzione di continuità. Poi pian piano questa antichissima tradizione, che ebbe origine all'incirca tra il X e il VI secolo A.C., benché incerte ne siano il suo significato che, si vuole, ora attribuito a riti pagani legati alla successione dei cicli della natura (della vita e della morte, ora legata, dal cattolicesimo e alla visita dei magi al bambin Gesù) è andata pian piano perdendo di significato.

Oggi i sacchi di doni e regali hanno lasciato il posto a variopinte "calze" piene di dolciumi che i genitori (neanche tutti) fanno trovare ai figli al mattino del 6 gennaio. Ma anche questa usanza va scomparendo: i bambini infatti molto spesso preferiscono ricevere qualche euro dai genitori, nonni, o gli zii, invece di dolci e caramelle. Per tanti, giovani, adulti e locali alla moda, invece, anche questa che era la festa per antonomasia dei piccoli, è diventata occasione per organizzare cenoni, serate in discoteca e viaggi fuori porta.

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Ma noi, generazione vissuta nel periodo che abbiamo raccontato, ricorderemo sempre con nostalgia quegli anni nei quali ascoltavamo con un tuffo al cuore, il nostro nome, pronunciato al microfono, da una vecchietta che ci invitava a salire sul palco per ritirare il nostro sacco colmo di doni. Grazie Befana: per averci fatto sognare. Ti chiediamo un dono, oggi, per tutti i bambini del mondo: fa che possano tornare a sognare anche loro. Nell'amore, nella pace e nella serenità tra tutti i bambini, di oggi, che saranno gli adulti del mondo di domani.

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