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Lunedì, 4 Luglio 2022

Finte compravendite di rami d'azienda: arrestato noto criminale, sequestrati beni per 2,5 milioni

L'operazione della Finanza: ai domiciliari esponente di spicco della criminalità attiva nella valle dell’Ofanto, eseguite 3 misure interdittive nei confronti di un commercialista di Cerignola e di due imprenditori

Eseguita una misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un esponente di spicco della criminalità attiva nella valle dell’Ofanto, tre misure interdittive nei confronti di un commercialista di Cerignola e di due imprenditori, nonché il sequestro preventivo di beni mobili, immobili, partecipazioni e disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo di circa 2,5 milioni di euro.

L’attività è stata messa a segno dai finanzieri del comando provinciale di Foggia. Il provvedimento del Tribunale giunge all’esito delle indagini preliminari svolte dai finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria di Foggia che hanno acquisito elementi indiziari relativi a numerose operazioni di riorganizzazione societaria verosimilmente prive di ogni fondamento giuridico e ragionevolezza commerciale, in quanto finalizzate esclusivamente a ripartire - violando la normativa civilistica e fiscale - asset immobiliari di imprese che nel periodo di attività non hanno sostanzialmente effettuato altre operazioni commerciali, perché costituite al solo scopo di realizzare le operazioni aziendali finite sotto la lente degli investigatori.

Tra queste, plurimi artificiosi conferimenti di rami d’azienda, che sarebbero stati adottati al solo scopo di dissimulare la vendita di beni aziendali e sottrarre illecitamente all’erario Iva e imposte dirette, dovute in caso di atti di compravendita. Gli amministratori delle società finite sotto osservazione avrebbero così esposto consapevolmente nei bilanci, nelle relazioni e nelle comunicazioni periodiche sociali fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero circa la situazione economica e patrimoniale, in modo idoneo ad indurre altri in errore.

Tra i principali indagati figura un ex sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno attivo nell’area di San Ferdinando di Puglia, Trinitapoli e Cerignola, con precedenti di polizia per associazione di stampo mafioso, sequestro di persona, rapina, traffico di sostanze stupefacenti ed estorsione, oggi destinatario del provvedimento cautelare personale.

I proventi illeciti derivanti dai supposti, plurimi, illeciti fiscali e dalle presunte false comunicazioni sociali sarebbero stati dirottati sui conti correnti personali dell’arrestato e di altri componenti il proprio nucleo familiare.

Per questo motivo, i finanzieri - diretti e coordinati dalla Procura di Foggia - hanno sviluppato specifiche indagini patrimoniali sull’intero nucleo famigliare che avrebbero fatto emergere la disponibilità diretta e indiretta da parte del principale indagato di beni mobili e immobili il cui valore complessivo non avrebbe trovato corrispondenza nei modesti redditi prodotti e periodicamente dichiarati, tanto da ritenere che siano il profitto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego.

Alla luce di ciò, gli uomini del nucleo di polizia economico finanziaria di Foggia hanno avanzato alla Procura di Foggia una proposta di “sequestro per sproporzione” dei beni di cui l’odierno arrestato è risultato titolare o averne la disponibilità per interposta persona, di valore sproporzionato rispetto al reddito dichiarato dall’intero nucleo familiare. Sono così finiti nella maglia degli accertamenti una villa con piscina, conti correnti, rapporti finanziari e alcune autovetture.

Complessivamente, nei confronti del 66enne di San Ferdinando di Puglia, la Procura ha chiesto ed ottenuto dal Tribunale il sequestro - in corso di esecuzione - di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per circa 2,1 milioni di euro. Ma nell’articolato sistema dei descritti artifici contabili e illeciti fiscali sarebbero convolti anche due imprenditori edili (fratello e sorella) di San Ferdinando di Puglia ed un noto professionista di Cerignola, nei cui confronti il gip ha disposto il divieto per sei mesi di esercitare, rispettivamente, l’attività d’impresa e la professione di commercialista nonché di rivestire cariche presso gli uffici direttivi di persone giuridiche o imprese.

Nei confronti degli stessi indagati il Tribunale ha disposto il sequestro di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un valore equivalente al profitto del reato sino a circa 450mila euro.

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