"Ho la coscienza pulita”. Arringa difensiva di Iaccarino pentito soprattutto per i commenti social. "Non ho commesso alcun reato"

Il presidente del Consiglio comunale, a dieci giorni dagli spari a salve per salutare l'arrivo dell'anno nuovo che hanno fatto il giro del mondo, fornisce la sua versione: "La vicenda è stata ingigantita"

"Non era il presidente del Consiglio comunale di Foggia a sparare con un'arma fuori al balcone, ma il papà di due adolescenti che soffrono l'assenza del padre per via della sua attività istituzionale e della sua professione". Si può sintetizzare così la difesa di Leonardo Iaccarino in merito al video incriminato in cui spara colpi a salve a Capodanno dal balcone di casa.

Ripercorre quelle ore: ha smontato dal servizio - è un vigile del fuoco - ed è rientrato dal lavoro alle 21 circa di sera. I figli gli hanno chiesto di divertirsi allora, perché fuori stavano sparando. Aveva promesso che lo avrebbero fatto a mezzanotte. L'acquisto della pistola giocattolo era frutto di un 'compromesso' per accontentarli. "Si è deciso di festeggiare il nuovo anno con un'arma giocattolo del tutto innocua, in un momento di festa intimo, privato, che tale doveva restare".

Si è seduto a tavola per il cenone e intanto, sul divano, i suoi ragazzi guardavano alcuni video sui social e sorridevano. Lì ha sentito la frase che rimbombava "non è una barzelletta", in dialetto, ha accennato un sorriso. "Non conoscevo il protagonista del video", che poi ha scoperto solo successivamente, dice oggi, essere una persona con disabilità. Poi intorno alle 21.30 ha sparato quei colpi, il figlio più piccolo lo ha ripreso: "Cercavo di farli sorridere in tutti i modi". Da lì a poco si è accorto dai messaggi WhatsApp che il video avea iniziato a circolare, "mio malgrado e a mia insaputa".

Non condanna chi ha inteso pubblicare per primo il video. "La consigliera regionale Rosa Barone ha semplicemente fatto il suo dovere: denunciare un accaduto".

Non si spiega perché sia stato pubblicato prima il video del figlio e solo a distanza di ore il suo e legge la circostanza primariamente come una strumentalizzazione. "È possibile anche che li abbiano ricevuti in due momenti diversi", è l'altra ipotesi he prova comunque a prendere in considerazione.

"Ho pensato seriamente alle dimissioni", ammette oggi, ma poi c'è stata "una gara al rialzo", dice riferendosi alle richieste di dimissioni da consigliere comunale e agli inviti a dismettere finanche la divisa da vigile del fuoco e i panni del padre. "Esplodere colpi con una pistola a salve non ha mai fatto del male a nessuno".

Ha una spiegazione anche per gli irripetibili commenti social successivi alla pubblicazione del video: a fargli perdere il lume delle ragione, sarebbero state le minacce di morte rivolte a lui ("Sparisci da Foggia, attenzione prima o poi ti ritroveremo per strada") e al figlio che ha conservato sul telefonino e affidato agli avvocati. "Sbagliando, ho deciso di rispondere in maniera non molto garbata e scendendo agli stessi livelli di chi in quel momento mi consigliava di prendere la pistola vera e sparare sulla fronte i miei figli". In quel momento non avrebbe pensato né al ruolo istituzionale, né al danno che poteva procurare: "Mi sono solo preoccupato di fare da scudo alla mia famiglia e mi sono assunto la responsabilità di quella circostanza". Il padre gli ha impedito di usare oltre i social.

Se potesse riavvolgere il nastro di questi giorni, "sicuramente la solo cosa che non farei è rispondere ai social perché rappresento un'istituzione. Io non ritengo di aver commesso un reato per il quale debba vergognarmi e molti altri dovrebbero vergognarsi per come hanno strumentalmente utilizzato un insignificante episodio per offendere la dignità di due persone, una delle quali è un minorenne". Si reputa bersaglio di calunnie diffamazioni e insulti ma lo hanno confortato le attestazioni di affetto e solidarietà. La vicenda, a suo dire, "in maniera immeritata, è stata ingigantita più del dovuto". Aggiungerà che nell'arco dei 17 anni di attività amministrativa svolta non si è "mai sentito un chiacchiericcio" e non ha mani ricevuto avvisi di garanzia, né mai è stato indagato. "Credo di aver svolto correttamente il mio ruolo dal primo giorno e lo farò fino all'ultimo".

Le reazioni dei consiglieri comunali

Racconta di aver ricevuto la visita di Pippo Cavaliere, non parlare della vicenda politica ma nell'esclusivo interesse del figlio, per parlare con lui. "Il tuo giovanotto ha bisogno di sostegno e sono qui solo per questa ragione", gli avrebbe riferito.

In merito al "video che qualcuno ha interpretato come un attacco personale e diretto" al sindaco Franco Landella, afferma che non era questa la sua intenzione. Se ne scusa, perché è venuto meno alla terzietà del presidente che non gli consente di partecipare al dibattito politico, ma in quella circostanza ne aveva la "necessità".

In caso di revoca, siederà nei banchi della maggioranza, da indipendente. Fornisce un'altra lettura anche per le dichiarazioni di Forza Italia Puglia: "Può essere che la mia uscita sia stata concordata e che abbia voluto togliere dagli imbarazzi il partito?". 

Avverte, nelle more della convocazione del Consiglio comunale che discuterà la mozione di sfiducia a suo carico, che non contatterà alcun consigliere: "Ognuno deve essere libero di agire secondo conoscenze e coscienza". Non vuole convincere nessuno, ma in cuor suo pensa che anche la sua versione dei fatti possa fornire elementi utili perché i colleghi si ravvedano. Reputa giusto che la mozione sia stata preparata e che si consumino tutti i processi politici e amministrativi di questa vicenda. Nella conferenza dei capigruppo si deciderà la data ("Non sarà una mia iniziativa decidere quale sarà la data utile"). "Ho la coscienza pulita", dice, e affronterà con serenità il dibattito. Alcuni consiglieri, non ben precisati, gli avrebbero detto telefonicamente: "Sei stato un uomo corretto delle istituzioni". E poi cita Papa Francesco: "O ci salviamo con il noi o non si salva più nessuno".

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