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Iaccarino camaleontico ma Foggia non perdona: "Ormai è tardi"

Il presidente del Consiglio comunale di Foggia cambia completamente registro nella conferenza stampa in cui fornisce la sua versione dei fatti rispetto al video virale delle pistolettate di Capodanno, sperando di ingraziarsi i colleghi

Il presidente del Consiglio comunale di Foggia Leonardo Iaccarino, dieci giorni dopo il fattaccio degli spari a salve dal balcone di casa per festeggiare l'anno nuovo, ha cambiato radicalmente registro, mostrando un invidiabile aplomb istituzionale e manifestando pentimento soprattutto per i successivi commenti sui social, circostanza aggravante.

Non è nuovo a simili giravolte. Già nel primo semestre del 2020, protagonista di un vibrante scontro con il sindaco Franco Landella e pezzi di maggioranza, aveva alternato esternazioni scomposte a un impeccabile contegno, apparendo tutt'a un tratto remissivo quando addirittura votò la modifica al regolamento che introduceva la 'sfiducia facile'. È un camaleonte, che cambia pelle a seconda delle contingenze e muta la livrea per provare a mimetizzarsi. Ingenera il ragionevole dubbio che la verità stia nel mezzo, come ha detto lui, o semplicemente che una vicenda la si possa rivoltare come un calzino e rigirarla a proprio piacimento.

Non più tardi di sei giorni fa, aveva sgranato il rosario e nominato tutta la famiglia di Franco Landella. Oggi lo rivoterebbe "altre 100 volte". E altre 100 volte autorizzerebbe Landella ad usare l'aula consiliare per l'invito di un esponente politico nazionale. Il video non era un "attacco diretto e personale", l'evolversi degli avvenimenti lo hanno indotto a pubblicarlo, si giustifica così. Conferma che una mattina poco prima dell'Epifania col padre è stato convocato dal sindaco in compagnia del consigliere comunale Bruno Longo e, in quella circostanza, erano state concordate le dimissioni, per togliere dall'imbarazzo l'amministrazione comunale, ma a quel punto "gli avvoltoi politici hanno incalzato e rincarato la dose". E ha tirato dritto.

La domanda di grazia

La conferenza stampa di questa mattina, iniziata persino con qualche minuto di anticipo tanta era la fretta di fornire la sua versione dei fatti, serba il precipuo scopo di perorare la propria causa e convincere i colleghi della sua innocenza: "Non è detto - ha affermato oggi - che a seguito di questa conferenza stampa, ad un certo punto, i consiglieri comunali ed i partiti possano intraprendere un percorso diverso ascoltando le mie ragioni"

Alla sbarra, irritualmente dopo il patibolo, dichiara di accettare qualsiasi responso dell'aula, ma fondamentalmente invoca la grazia. Proposito che esplicita nell'intervista a margine: "I consiglieri comunali di Foggia sono talmente tanto intelligenti che prima di votare un atto se lo studiano, lo metabolizzano e quindi valutano qual è la cosa migliore da fare. Se il consigliere vede in me una persona che oggi è riuscita a dare le giuste motivazioni, io non vedrei nulla di scandaloso se dovesse dire che Iaccarino lo ha convinto". Arriva finanche a presagire una strumentalizzazione nel caso "quei consiglieri comunali che hanno in maniera intelligente presentato quella proposta di revoca" non comprendessero le sue ragioni.

"Da cittadino - ammette - guardando quel video, e non sapendo quello che era accaduto precedentemente, sono il primo a dire 'presidente non mi rappresenti, devi andare a casa'. Con la tuta, la pistola, urlando in dialetto. Ma se da cittadino qualcuno è in grado di dirmi cosa è successo per arrivare a quel video posso anche giustificare l’azione".

La nuova strategia difensiva potrebbe essere stata suggerita anche da qualche consigliori, di certo qualcuno ha provato a farlo desistere dal suo intento di rilasciare ulteriori dichiarazioni in conferenza stampa, temendo che potesse aggravare la sua posizione con affermazioni compromettenti. Potrebbe non essere tutta farina del suo sacco.

Il momento di chiedere scusa per lui è oggi. "Se lo avessi fatto in quei giorni mi avrebbero comunque massacrato, ero ormai sotto attacco". Tutta la sua famiglia sarebbe vittima dello stigma: "Oggi in città chi si chiama Iaccarino ha il marchio del pistolero, di colui il quale non rispetta le regole civili di convivenza".

Per soddisfare la curiosità di chi si domandava che giro avesse fatto il video, è partito da un gruppo su WhatsApp. Ha provato ha eliminarlo ma ormai era troppo tardi, già appariva soltanto l'opzione 'elimina per me': "Quando mi dicevano 'c'è il video di tuo figlio', dentro di me dicevo 'speriamo che non esce anche il mio' perché sennò facciamo la frittata". La frittata era già stata fatta. Non aveva calcolato quel rischio.

"Pippo è un amico"

Un episodio che sceglie di raccontare, è la visita a casa del "capo dell'opposizione". "Pippo, così lo chiamo perché è un amico", Cavaliere, sarebbe andato a casa sua nel solo interesse del figlio. "Ha bisogno di sostegno", gli avrebbe detto. "L'ho incontrato per invitarlo a dimettersi - aggiunge oggi il diretto interessato - ed evitare questa pagina nera per la città di Foggia e una mozione di sfiducia nei suoi confronti che avrebbe potuto semplicemente danneggiarlo ulteriormente". 'Piccolo' particolare che Iaccarino aveva omesso nella sua ricostruzione. 

È conciliante persino con i Cinquestelle e la consigliera regionale Rosa Barone che ha denunciato attraverso i social il caso ("Ha fatto il suo dovere").

Continuerà a sostenere il progetto politico del 2019. E conferma, per la cronaca, di aver votato alle Regionali Michele Emiliano e Rosario Cusmai.

Per completezza di informazione, non tramonta il sogno di candidarsi a sindaco di Foggia. "In politica tre anni sono un'eternità. Quello che so è che devo continuare a svolgere il mio ruolo". 

Le reazioni

Oggi vorrebbe vivere gli ultimi giorni da presidente in un clima politico più disteso e, in parte, forse, ha rimediato. Il capogruppo del Gruppo Misto, Alfonso Fiore, ha apprezzato il tenore delle sue dichiarazioni: "Ha fatto un'ottima conferenza stampa perché ha capito che non va da nessuna parte distruggendo il centrodestra. Questo è stato fomentato, secondo il mio punto di vista, dalla sinistra che ha cercato in tutte le maniere di rompere gli argini del centrodestra, però è stato intelligente Iaccarino e io gli faccio i complimenti, perché ha capito che è inutile combattere contro i consiglieri del centrodestra e contro il sindaco". Se li avesse sfidati ancora, secondo lui, avrebbe rinfocolato solo ulteriori botta e risposta al vetriolo. "Voterò quello che dirà la maggioranza, quando ci andremo a riunire nella conferenza dei capigruppo decideremo. Uniti".

Iaccarino non ha convinto il consigliere comunale di Fratelli d'Italia Bruno Longo, che tempo addietro aveva provato a difenderlo per altre vicende. "Noi non possiamo in 30 firmare una mozione di sfiducia e poi mi lascio convincere da una intervista postuma. Ha sbagliato anche la tempistica. Tu lo devi fare prima. Una volta che abbiamo firmato, prendo per buone le sue parole, so che in fondo la sua azione non è deplorevole così come è stata ingigantita, però le conseguenze del suo gesto hanno portato alla mozione di sfiducia di tutto il Consiglio comunale. Avendola firmata io devo votare per la sfiducia".

Men che meno ha fatto cambiare idea ai Cinquestelle, che di loro pugno avevano preparato la bozza della mozione di sfiducia. Il capogruppo Giuseppe Fatigato spiega che non solo non l'ha convinto, ma "coinvolgere Pippo Cavaliere in quello che ha detto per una visita fatta a casa per parlare con un ragazzo di 16 anni che ha fatto un errore nemmeno è stato bello". Il suo giudizio non cambia, voterà a favore della revoca: "Forse avrà fatto pace con Landella ma non farà pace con la città".

In una nota congiunta proprio Cinquestelle e Pd incalzano: "Il Consiglio comunale deve essere convocato con urgenza per ratificare la sfiducia al presidente Iaccarino. Il Comune non può essere ostaggio delle ambiguità del centrodestra e degli accordi sottobanco che si stanno siglando a Palazzo di Città anche su input del sindaco. Perché un dato è oggi certo: Landella e Iaccarino hanno firmato la pace. Spostare l’attenzione mediatica sul tentativo di risolvere la crisi istituzionale da parte di Pippo Cavaliere testimonia, per l’ennesima volta, il cinismo di entrambi e la strumentalizzazione delle istituzioni".?

Le dimissioni unica via

Per uscire da questo impasse, l'unica via resterebbero ancora oggi le dimissioni, per quanto tardive. Vista la mala parata, abbassati i toni, il presidente del Consiglio comunale per non uscirne con le ossa rotte potrebbe ancora giocarsi la carta delle dimissioni last minute, continuando a mantenere un minimo di potere contrattuale, togliendo dall'ennesimo imbarazzo i consiglieri di maggioranza, chiamati a votare la sfiducia senza ritrattare, perché questa volta ne andrebbe della loro di reputazione.

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