'Roger' al Teatro del Fuoco: Emilio Solfrizzi sfida il 'fuoriclasse' con le armi dell’umorismo e dell’ironia

  • Dove
    Teatro del Fuoco
    Indirizzo non disponibile
  • Quando
    Dal 20/02/2020 al 20/02/2020
    Ingresso ore 20.30, inizio spettacolo ore 21
  • Prezzo
    Prezzo non disponibile
  • Altre Informazioni
Emilio Solfrizzi in 'Roger'

Emilio Solfrizzi torna a Foggia con lo spettacolo "Roger". Appuntamento al teatro del Fuoco, il 20 febbraio. Un numero due del tennis scende in campo per sfidare lui, il numero uno, il divino fuoriclasse, in una partita impossibile, combattuta con le armi dell’umorismo e dell’ironia.

Immaginate un campo da tennis. Terra rossa, cemento o il manto verde di Wimbledon. Immaginate la rete tesa, gli spalti affollati. È un grande match quello che si prospetta. Il numero 2 sfida il numero 1. E questo numero 1 si chiama nientemeno che Roger. È imbattibile, inarrivabile: è la classe, la forza, la bellezza. È Dio. Ma lui, il numero 2, è pronto a sfidare quel Dio. Si infila le scarpe non proprio nuove, si sistema la divisa coordinata, non proprio all’ultima moda. E scende in campo.

Immaginate, allora, le racchette, le palline, i lungolinea, i colpi, i micidiali rovesci e le volée. Perché in scena non ci saranno. Resteranno, infatti, solo le parole, solo un lungo, divertente, ironico, dissacrante racconto. Emilio Solfrizzi è il numero 2, è lo sfidante che, con energia debordante, degna davvero di un grande tennista, si mette in gioco nella partita dell’anno, con quel Roger (Federer) modello irraggiungibile.

Scritto e diretto da Umberto Marino, cui dobbiamo alcuni capolavori dei decenni passati, Roger è la storia della fantasmagorica partita, che del tennis ha regole, tempi, nevrosi, personalità, eppure si dipana come un racconto di vita, esilarante certo, ma anche consapevolmente amaro. "Il tennis - ha spiegato Solfrizzi in un’intervista - è lo strumento per parlare d’altro. Roger, il tennis stesso, sono metafora per raccontare un pezzo di nostra umanità. Numero 2 è un uomo che vive, invecchiato e imbolsito, nell’attesa di confrontarsi con qualcuno che è nettamente, straordinariamente, più bravo, tanto da assumere i contorni di una divinità. Lo spettacolo parla di tutti noi, perché tutti siamo dei numeri 2, parla dell’uomo di fronte alla propria vita, che cade e si rialza, che si confronta con Dio e non rinuncia a vivere".

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