L'incidente in mare, il sangue e la morte vicina: "Stai con noi". Il "grazie" tra le lacrime al medico e all'infermiere che gli hanno salvato la vita

La vittima ripercorre la sequenza del terribile incidente avvenuto in mare lo scorso 16 agosto. A prestargli i primi soccorsi, appena arrivato a terra, sono stati un chirurgo di Foggia e un infermiere di San Severo

"Ho ricevuto la solidarietà di tutta Lesina e una scena mi è rimasta impressa: quando, ultimamente, sono stato all'Asl, una signora, sulle scale, mi ha detto 'ci hai fatto prendere un bello spavento' e ha pianto con me". A parlare con il cuore colmo di gratitudine è un uomo di mezza età, persona riservata e che preferisce rimanere nell'anonimato, ma che quest'estate, suo malgrado, è stato protagonista di un terribile incidente, a largo di Marina di Lesina.

Era il 16 agosto, giorno di San Rocco che, per chi ci crede, forse ci ha messo del suo. Quello che conta è che oggi lui possa raccontarlo. "Mi ha fermato per strada gente che io nemmeno conoscevo, mi hanno telefonato per sapere come stessi, erano tutti preoccupati. Li ho ringraziati del pensiero che hanno avuto per me". Oggi sta "alla grande". Ha trascorso 16 giorni in ospedale. Ricorda tutto di quel maledetto giorno, tranne il viaggio in elicottero.

È stato letteralmente sbalzato fuori dal gommone, forse per colpa di un tronco, ancora oggi non riesce a spiegarselo. Si è trascinato dietro la pilotina ed è finito in acqua. Era perfettamente cosciente e ha visto il gommone fare un lungo girotondo in senso antiorario: gli stava andando addosso. Ha provato a immergersi ma non è riuscito a schivare l'elica del gommone impazzito. Si è sentito falciare la testa, la schiena e il braccio. È rimasto a galla, mentre l'imbarcazione continuava a girare a vortice. È successo tutto in una manciata di istanti.

A poca distanza, alla guida di un altro gommone, c'era un amico che quella mattina aveva deciso di raggiungerlo e che, con estrema lucidità, lo ha tirato a bordo. "I dolori erano tremendi e vedevo solo sangue intorno a me", racconta.

Gommonauta da 25 anni con brevetto da sub, ma che ormai si immerge solo per vedere la statua di Padre Pio in fondo al mare delle Tremiti, ha sempre "rispettato il mare", abituato ad uscire in compagnia, semmai in cordata con altri gommoni quando ci si allontana un po'. Ma si sa, il mare è anche traditore. E questa volta gli ha giocato un brutto scherzo.

L'amico ha chiamato subito il presidente del Circolo Velico Nautico di Punta Pietre Nere, Celestino Galli, per attivare i soccorsi. Quando è arrivato a terra era una maschera di sangue. I decani del Circolo non avevano mai visto niente di simile.

Proprio in quel momento, un chirurgo della Cardiologia Universitaria del Policlinico di Foggia, Antonio Centola, stava per godersi una giornata di riposo, in un lido nelle vicinanze. Aveva appena steso il telo sul lettino, quando ha sentito la fatidica frase: "Serve subito un medico". Non ci ha pensato due volte, ha lasciato tutto ed è accorso per prestare i primi soccorsi. "L'ho trovato in un lago di sangue, privo di sensi, lo abbiamo messo disteso per farlo riprendere e gli abbiamo somministrato dei liquidi. La situazione era molto grave". Con lui, per prestare le prime cure, è arrivato anche un infermiere di San Severo che lavora a Venezia, Marco Pappadopoli.

"Quando mi abbattevo mi ripetevano: stai con noi, tieniti sveglio": la vittima dell'incidente ricorda perfettamente quegli istanti e i due operatori sanitari che lo hanno stabilizzato come potevano. È rimasto vigile anche grazie a loro.

"Abbiamo cercato di mantenere le funzioni vitali, poi abbiamo fasciato la testa perché perdeva sangue in maniera copiosa, gli abbiamo messo una cannula per somministrargli liquidi e gli abbiamo fasciato il braccio mettendo in sicurezza l'arto", racconta il dottor Antonio Centola. "In quel momento non hai nulla, non sei in una sala operatoria, ma in mezzo alla sabbia". Niente teli, non esiste un campo operatorio su cui focalizzare l'attenzione e non ci sono strumenti.

Hanno somministrato al paziente cortisone e antidolorifico per alleviare le sofferenze causate dalle ferite profonde. Quel giorno, in zona, non c'erano ambulanze medicalizzate, ed è arrivato il 118 con una infermiera e soccorritori a bordo. È stato proprio il dottor Centola, vista la gravità della situazione, a richiedere l'intervento dell'elisoccorso. Quando è arrivato l'elicottero, un medico è stato verricellato a Punta Pietre Nere, calato dall'alto sulla spiaggia. L'elicottero è atterrato all'ingresso della località balneare, in zona AcquaFantasy. Anche i carabinieri della locale Stazione hanno contribuito alle operazioni di salvataggio, facendo strada all'ambulanza e alla barella. Lo sfortunato diportista ricorda perfettamente di aver detto sotto l'elicottero che no, non voleva salire.

In quegli stessi frangenti, il presidente del Circolo Velico Nautico Celestino Galli e la Guardia Costiera hanno scongiurato ulteriori conseguenze in mare: mentre il gommone, fuori controllo e senza nessuno a bordo, girava a cerchio, con due gommoni e una cima tesa hanno incastrato l'elica e fermato la sua corsa.

Trasportato a San Giovanni Rotondo, l'uomo è stato operato d'urgenza. L'ultima immagine che ricorda prima di entrare in sala è quella della figlia, che insisteva perché potesse almeno bagnarsi le labbra, e la prima è sempre lei accanto al letto.

L'infermiere all'indomani è tornato al Circolo Velico Nautico per sincerarsi delle sue condizioni. Ha fatto stare in pensiero tutti, per giorni.

L'ultima tac di controllo alla testa ha confermato che è tutto a posto, nonostante la lesione fosse profonda. Il suo medico di famiglia l'ha esaminata in silenzio, lo ha guardato in faccia e gli ha detto: "Tu sei stato fortunato".

Gli manca il lavoro ("questo incidente non ci voleva"), e servirà ancora qualche seduta di riabilitazione per recuperare appieno le funzioni del braccio. Ma la prossima estate risalirà a bordo del suo gommone: "Ci devo tornare perché è la mia passione".

Dopo due mesi da quel terribile incidente, il medico e l'infermiere hanno ricevuto la telefonata che non ti aspetti. Un grazie che riempie di gioia. "Mi sono emozionato", ammette il cardiologo al limite della commozione ripensando alla conversazione. Come vecchi amici, si sono dati appuntamento alla prossima estate. "È un esperienza che umanamente ti prova tanto - confessa il chirurgo - ti lascia il segno e non la dimenticherai mai".

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