Mattanza a San Marco in Lamis, Saviano: "I fratelli Luciani vittime innocenti e colpevoli di essere a lavoro"

L'autore di "Gomorra" commenta la strage di San Marco in Lamis e rivolge un pensiero ai due agricoltori rimasti uccisi. Lo scorso novembre a Foggia parlò della potenza e pericolosità della mafia foggiana

Roberto Saviano

L'agguato di mafia di questa mattina, nel quale sono morti il boss Mario Luciano Romito e suo cognato Matteo De Palma ha sconvolto non solo la Capitanata, ma l'intero Paese. E scatenato soprattutto indignazione mista a commozione, perché accanto a quelle di due malavitosi, si sono bruscamente interrotte anche le esistenze di due semplici e onesti lavoratori. La loro "colpa" è stata quella di essere stati involontari testimoni dell'agguato. 

Luigi e Aurelio Luciani sono stati vittime di un'esecuzione efferata, e a loro Roberto Saviano rivolge il primo pensiero di un lungo post apparso sulla propria pagina Facebook: "Li immagino i fratelli Luciani, Luigi e Aurelio, capire in una frazione di secondo che quello che avevano visto li avrebbe condannati a morte. Dopo aver freddato il presunto boss di Manfredonia Mario Luciano Romito e il cognato e guardaspalle Matteo De Palma, i sicari li hanno inseguiti nei campi e li hanno finiti a sangue freddo. Il mio pensiero è subito corso a Rosario Livatino. La colpa dei fratelli Luciani era di essere al lavoro, il 9 agosto. Vittime innocenti, colpevoli di essere meridionali".

Saviano ricorda di quando fu ospite a Foggia, presso l'Aula magna della Facoltà di Economia, per presentare il suo ultimo romanzo "La Paranza dei bambini", e dichiarò che la criminalità foggiana fosse potente e pericolosa quanto quella dei Casalesi. "tanti mi parlavano terrorizzati dell'escalation criminale in atto nella loro provincia. Dopo i primi omicidi di quest'anno, dagli amministratori locali si è alzato forte un grido, era una richiesta di aiuto. Lo Stato adesso agirà con risolutezza sull'onda del clamore e dell'indignazione, ma come sempre, prima di agire, ha atteso che venisse versato altro sangue meridionale". 

L'autore di Gomorra non risparmia critiche al ministro degli Interni Minniti, che domani giungerà in Capitanata per presenziare al vertice in Prefettura in programma nel pomeriggio: "Minniti, meridionale che in questi mesi ha preferito accanirsi contro altri meridionali. Perché c'è sempre un meridionale più meridionale degli altri. Nascosto dietro un'idea autoritaria di legalità, alla ricerca di riflettori e di uno spazio politico nel Governo, Minniti ha tradito la sua funzione di ministro degli Interni e mi sembra assurdo dirlo, ma il dramma dell'Italia è il Sud che sta morendo, non il lavoro meritorio delle ong".

Segue l'affondo finale: "I danni fatti sono irreparabili, ma con uno scatto di dignità il ministro degli Interni potrebbe farsi da parte, dopo aver attraversato tutto l'arco costituzionale, dalla sinistra all'estrema destra. Prima di farlo, però, vada a Foggia e comprenda il vero pericolo che minaccia lo Stato, perché Aurelio e Luigi Luciani sono tutto il Sud, che è vittima innocente delle mafie".

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