Un 'manifesto' trasversale di idee per la Foggia del dopo Landella. Masi rilancia Miranda: "È il profilo giusto"

Intervista a Bellisario Masi, tra i fondatori del progetto culturale "Manifesto per Foggia". "Non siamo e non saremo una lista civica, nasciamo per dare risposte ad una città che non sogna più". La Lega? "Aspetto segnali"

Primo segretario provinciale di Forza Italia sul finire degli anni ’90, fuori dalla politica partitica da circa 15 anni, Bellisario Masi è tra i fondatori ed animatori di Manifesto per Foggia, il contenitore culturale che mira a “intavolare un momento di discussione e di dibattito in una città che non sogna più ed in cui la politica ha perso il primato”. “E’ un pensatoio, un incubatore di proposte di sviluppo – ci dice quando lo incontriamo presso il D-Campus di via Napoli -. Non si tramuterà in una lista civica. Né io e gli amici che lo abbiamo fondato siamo candidabili. Sgomberiamo il campo da qualsivoglia equivoco”. “Oltre la destra ed oltre la sinistra”, Manifesto per Foggia è “assolutamente trasversale” e vede tra i suoi fondatori, oltre a Masi, nomi già noti in città (e alla politica, non solo foggiana) come Enrico Santaniello e Gianni Buccarella, “che, dopo il voto del 4 marzo, hanno inteso promuovere qualcosa di nuovo per una Foggia nuova”. Dopo la presentazione, lo scorso 26 ottobre, il lavoro è stato suddiviso in gruppi di lavoro, quattro per la precisione, ciascuno coordinato da esperti qualificati (come il prof. Pasquale Pazienza o il generale di Brigata Giuseppe Morabito).

Dunque Masi, partiamo da una premessa: non siete un soggetto politico.

No, e non lo saremo mai. Manifesto per Foggia non diventerà mai una lista civica. Siamo un incubatore trasversale. Oggi l’agenda politica è ridotta al mero “Landella sì, Landella no”, “Di Gioia sì, Di Gioia no”, senza tener conto che Foggia ha bisogno, per il degrado in cui versa, di proposte progettuali. Ma questo non interessa a nessuno, né i partiti, a differenza del passato, sono orientati a parlare di problemi e soluzioni. Noi intendiamo fare questo.

Quindi non si esaurirà con le elezioni amministrative?

No, continuerà. Abbiamo costituito quattro gruppi di lavoro: sicurezza, pianificazione e politiche di sviluppo, famiglia povertà e politiche sociali e, l’ultimo, urbanità. Che non è urbanistica.

E cos’è?

E’ ridisegnare le comunità di abitanti, anche sotto il profilo sociale. Qualche proposta verrà fuori già nelle prossime settimane. Scriveremo un programma sostenibile e innovativo, basta con i libri dei sogni.

Come giudicate l’amministrazione uscente?

Il giudizio rischia di non tenere conto delle cause di certe problematiche irrisolte. A noi interessa capire ciò che va ancora fatto e come deve essere fatto. Quale può essere l’idea innovativa di una città che stenta a decollare.

Ma avete fatto un preciso gruppo di lavoro che riguarda le politiche sociali, ad esempio. Un motivo ci sarà.

Sì, perché secondo noi sono state insufficienti. Abbiamo ampi strati di povertà nascosta a cui non si dà risposta. E poi c’è la sicurezza.

Dica.

Cosa si è fatto per una  città in cui c’è la Quarta mafia italiana? Sicurezza è provare a dare garanzie a cittadini ed operatori economici.

Finalmente in un programma si parla anche di mafia. Qual è il problema più grande, la quarta mafia o l’immigrazione?

Vanno a braccetto, entrambi hanno bisogno di analisi e di una coscienza civica molto importante. Manifesto per Foggia nasce perché non c’è mai stato un dibattitto su queste questioni. Non ci sono tavoli di discussione e concertazione sulle tematiche. La politica ha perso il primato. E si arrovella su Landella sì, Landella no.

E’ un tema anche quello se è vero che la politica e la gestione di una città viaggiano sulle gambe degli uomini.

Ma è una questione stupida perché il futuro non è un nome. A me viene da ridere, un nome non può risolvere i problemi di Foggia. Bisogna prima scrivere un programma concreto, fattibile, comprensibile, e solo dopo capire qual è la persona più idonea a garantirne l’attuazione. Non è Landella la questione principale, così facendo daremmo troppa importanza a chicchessia.

Cosa le fa credere che personaggi politici che hanno fatto già la storia di Foggia possano dare nuovo impulso alla Foggia del futuro?

Vorrei chiarire una cosa: nella nostra prima riunione interna abbiamo subito sgomberato il campo da possibili equivoci. Bellisario Masi  ed Enrico Santaniello, che hanno già dato in politica, non sono candidabili nemmeno per fare gli amministratori di condominio. Vogliamo dare spazio ai giovani e costruire una  nuova classe politica, che latita da tempo. Bisogna dare Foggia a chi la ama. Io credo che non si ami più questa città e che non si sogni più.

Ci sono giovani attorno a voi?

Sì, anche molti talenti. Abbiamo il dovere di dare spazio a loro, ecco perché abbiamo voluto subito chiarire che noi saremo solo i padri nobili del progetto.

Stando ai giovani, si vocifera di un suo particolare interesse per Luigi Miranda, ormai in procinto di passare alla Lega. E’ il suo candidato sindaco ideale?

Da cittadino intravedo in Luigi Mianda il profilo giusto. Dà quelle quelle garanzie che oggi vuole il cittadino: onestà, serietà, attaccamento alla città. Miranda le ha già dimostrate negli anni, non è uno che oggi si improvvisa.

Ma nella Lega sono in tanti, pare, ad ambire. Luigi Miranda o Raimondo Ursitti?

Non so se Ursitti davvero voglia fare il candidato sindaco, ma l’esigenza è quella di un rinnovamento totale della classe dirigente.

Miranda o Antonio Vigiano?

Antonio Vigiano è un nuovo amministratore e credo che abbia anche lui le caratteristiche di serietà, trasparenza ed innovazione necessarie a questa città.

Di recente ci sono stati “botta e risposta” con Giuseppe Mainiero. Perché non anche lui?

Io diffido sempre di chi urla soltanto, minaccia o passa il suo tempo a denigrare. Amo chi si presenta in maniera umile, per essere propositivo e aggregare. Però devo fare un plauso alla sua iniziativa (Foggia in testa, ndr). Non lo conosco personalmente e questo mi dispiace, mi auguro un giorno di poterlo conoscere e di poterci parlare. Ha avuto coraggio a dire alcune cose, forse gli manca quel salto di qualità necessario in politica per raccordarsi con altre realtà sane di questa città. Oggi la sfida è questa: da una parte le forze sane, dall’altra quelle classiche che non hanno inteso negli anni favorire un cambiamento.

Manifesto per Foggia è forza sana?

Sì. Per adesioni e qualità delle persone che si stanno interessando alla proposta. E soprattutto per la sua trasversalità. Diceva Pinuccio Tatarella: “oltre il polo”, noi diciamo oltre la destra e la sinistra.

Quante persone si muovono intorno a questa iniziativa?

Ad oggi circa duecento in maniera attiva

Però, trasversalità a parte, lei la tessera della Lega sappiamo che l’ha fatta.

No, non l’ho fatta ma guardo con molta attenzione la Lega, auspico che sia una forza realmente rinnovatrice. Sono ancora in attesa di segnali in questo senso.  Così come mi auguro che i cinquestelle sappiano fare proposte di rinnovamento concrete, perché abbiamo bisogno di pulizia e di far crescere questa città. Al di là delle magliette che si indossano.

Chi vincerà le elezioni?

Chi avrà buonsenso.

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