"Landella manovra il gioco delle tre carte". Arringa di Iaccarino per bloccare la 'sfiducia facile': "E' un monstrum giuridico"

Il presidente del Consiglio comunale di Foggia presenta una pregiudiziale per stralciare dall'ordine del giorno la proposta di modifica del regolamento e intravede addirittura il reato di abuso d'ufficio

Alla vigilia del Consiglio comunale, il presidente Leonardo Iaccarino ha chiesto di stralciare dall'ordine del giorno la proposta di modifica del Regolamento (ai suoi danni). Lo ho fatto con una pregiudiziale di 5 pagine inviata a tutti i consiglieri. "Piegare le regole della democrazia per 'colpire' il presidente del Consiglio è non solo un comportamento illecito ma, soprattutto, miope, perché crea un vulnus al funzionamento di un importante organo", scrive Iaccarino che parla di "un vero e proprio monstrum giuridico" in riferimento alla distinzione che genererebbe per la revoca "tra un presidente più garantito dalle 'manovre di palazzo' e, quindi, più forte nel'esercizio della sua funzione neutra e di garanzia, e un presidente meno garantito e, quindi, più debole, a seconda se sia stato eletto con una maggioranza qualificata o alla terza votazione di ballottaggio".

L'impressione, leggendo tra le righe, è che ci sia lo zampino di un avvocato, magari un 'mastino', e di un collega di lungo corso, esperto di carte. L'otto maggio scorso, 18 consiglieri hanno presentato richiesta di modifica del regolamento, declinata il 12 maggio in una proposta di deliberazione per abbassare il quorum per sfiduciare il presidente del Consiglio comunale eletto al ballottaggio. Nella seduta odierna si discuterà soltanto dell'emergenza Covid con le relative misure anti-crisi del Comune compendiate nel documento unico redatto da maggioranza e opposizione e dell'interrogazione sui bonus alimentari (i primi due punti), tutti gli altri argomenti saranno rinviati - almeno stando a quanto trapelato poche ore prima - al 3 giugno, compresa l'ormai  famigerata modifica al regolamento. Ma la pregiudiziale è già sul tavolo, rimessa alla volontà dei consiglieri.

Leonardo Iaccarino, nella sua arringa, richiama una sentenza del Consiglio di Stato, ed evidenzia in particolare un rilievo dei giudici amministrativi di secondo grado: "la disciplina della revoca presidenziale deve essere puntuale e predeterminata e non 'creata' di volta in volta a seconda delle evenienze e delle convenienze di parte". Come dire che le regole non si cambiano in corsa.

Nei riferimenti, cita anche l'articolo 39 del Testo Unico sugli Enti Locali, invocando la preminenza dello Statuto, rispetto al regolamento, in materia di revoca del presidente. E se "l'assenza di una normativa all'interno dello Statuto, come nel caso del Comune di Foggia, non può avere come conseguenza l'irrevocabilità, come chiarito dalla giurisprudenza, non vale ad escludere la competenza statutaria, in favore di quella regolamentare". Cavilli, non trascurabili. "Dispiace - scrive Iaccarino - che argomenti così importanti vengano trattati con tanta superficialità e con approssimazione".

Carte, anzi, Tuel alla mano, dimostra come sia non solo "illegittima ma oltremodo illecita" la proposta di "includere il sindaco nel computo del quorum strutturale prevedendo, in seconda convocazione, la validità della seduta con la presenza di almeno 11 consiglieri ricomprendendo in questi il sindaco". A tal proposito richiama l'articolo 38 comma 2 e una circolare ministeriale: "nella seduta di seconda convocazione, secondo la citata norma legislativa, nel caso di consigli comunali composti da 32 consiglieri, come nel caso del Comune di Foggia, la soglia invalicabile, per usare l'espressione del ministero, è costituita da 11 consiglieri, e il sindaco, in tale computo, per espresso e inderogabile disposto normativo, deve essere escluso".

Da qui in poi il discorso si fa pesante e scivoloso perché arriva finanche a ipotizzare risvolti penali. La proposta, secondo Iaccarino, "esporrebbe tutti coloro che a qualsiasi titolo abbiano partecipato alla sua formazione (consiglieri proponenti), alla redazione del parere di regolarità tecnico-amministrativa (segretario generale o chi per esso) e a coloro che la voteranno favorevolmente, a un comportamento antigiuridico sussumibile alla previsione concreta del reato di abuso di ufficio", dovuto - sempre secondo il presidente in carica - al combinato disposto della violazione del Tuel e dell'elemento soggettivo, "in quanto è palese il dolo intenzionale di chi ha realizzato, sotto la spinta concreta del sindaco Landella ed in concorso con lo stesso, la modifica regolamentare ad personam e finalizzata a defenestrare un presidente del Consiglio comunale politicamente non più gradito, al fine di arrecare allo stesso un danno ingiusto per fini meramente personali".

Formula insinuazioni gravi e ne è perfettamente consapevole, tanto da chiedere espressamente che il verbale della seduta consiliare "sia trasmesso alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, unitamente agli atti ad esso collegati".

In un pericoloso climax, che potrebbe tornare indietro come un boomerang, Iaccarino scrive che il sindaco di Foggia, Franco Landella, "con l'ausilio di parte della sua maggioranza, con un gioco delle tre carte che ricorda tanto i tre compari ai tavolini accorsati dinanzi alla Stazione ferroviaria di Piazza Garibaldi a Napoli, pronti a spennare l'allocco di turno, si libera di un presidente scomodo con buona pace della legge di cui egli si fa tanto garante".

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Anticipa, chiaramente, che in ogni caso non voterà le proposte di modifica e chiede, infine, ai consiglieri "un atto di resipiscenza per evitare che il Consiglio comunale diventi un luogo di scontro per vendette personali e non di confronto", con l'auspicio, in ultimo, "che si rifletta e si torni responsabilmente indietro".

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