Mafia in Comune, spunta la relazione su Cerignola: tra affidamenti oscuri e frequentazioni ambigue, i perchè dello scioglimento

I contenuti non ufficiali della relazione che il Ministero dell'Interno si appresta ad inviare al presidente della Repubblica per richiedere la firma al decreto di scioglimento del consiglio comunale

“Sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti e indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi”. Motivo per cui, “si riscontrano i presupposti per l’applicazione delle misure di cui all’art.143 del decreto legislativo 18 agosto 2000 n.267”. Sarebbero questi i contenuti della relazione che il Ministero dell’Interno si appresta a trasmettere al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per richiedere la firma al decreto di scioglimento del Comune di Cerignola per infiltrazioni mafiose.

Come già annunciato su queste colonne, i due comuni subjudice, Manfredonia e Cerignola, sono in queste ore all’esame del Cdm che, ove riuscisse a smaltire entro oggi il corposo ordine del giorno, potrebbe esprimersi ad horas sulle relazioni prefettizie dell’attività investigativa svolta dal 9 gennaio 2019 nei due enti locali con le commissioni di accesso.

Stando a quanto filtra in maniera riservatissima, per ambedue si dovrebbe andare a scioglimento per condizionamento della P.A. Per ciò che concerne la relazione del Ministero, sembrerebbe che a Cerignola le indagini abbiano “evidenziato come l’uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato, nel tempo, in favore di soggetti o imprese collegati direttamente od indirettamente ad ambienti malavitosi”.

Parliamo di informazioni che circolano, non aventi il crisma dell’ufficialità. Nella relazione si inquadrerebbe anzitutto il contesto criminale di Cerignola, quello fotografato dal cd processo “Cartagine” e dalle relazioni della direzione investigativa antimafia. Quindi le indagini della commissione di accesso agli atti che avrebbero cristallizzato l’esistenza di una complessa rete di amicizie, frequentazioni e cointeressenze tra amministratori comunali, dipendenti dell’ente locale e soggetti appartenenti o contigui a famiglie malavitose, evidenziando come queste ultime abbiano beneficiato di “favor” nell’acquisizione di pubbliche commesse, negli affidamenti del patrimonio comunale o nell’esercizio di attività commerciali.

Il sindaco Metta. La relazione ruoterebbe prevalentemente attorno alla figura del sindaco, Franco Metta, ponendo in rilievo “gli assidui rapporti che legano il primo cittadino ad esponenti di rilievo della locale criminalità”. A partire dalle nozze di un pluripregiudicato, celebrate dal sindaco il quale avrebbe anche partecipato al ricevimento nuziale al quale prendevano parte numerosi elementi criminali. E tutta una serie di comportamenti che non avrebbero marcato una effettiva pubblica presa di distanza del primo cittadino dalla malavita locale.

Lavori pubblici. Le indagini ispettive avrebbero poi messo in evidenza una ingerenza indebita degli organi politici sull’operato della struttura amministrativa, il ricorso ripetuto al modello dell’offerta unica, attraverso procedure caratterizzate da anomalie e irregolarità con aggiudicazioni in favore di imprese riconducibili alla criminalità organizzata. Focus in particolare sull’affidamento del servizio per la manutenzione del verde, di fatti andato ad una impresa colpita da interdittiva antimafia, provvedimento contro cui Metta avrebbe tra l’altro espresso parole di condanna nei confronti della Prefettura. Altro focus che farebbe emergerebbe cointeressenze sarebbe quello dell’affidamento del servizio di custodia e manutenzione della villa comunale, andato ad una società anch’essa colpita da interdittiva antimafia (soci e amministratori apparterrebbero ad una locale famiglia mafiosa e sarebbero anche parenti stretti di un amministratore comunale). Quindi i lavori di ampliamento del cimitero comunale da oltre 15 milioni di euro, assegnati nel 2015, anche questi ultimi gestiti di fatto da soggetti penalmente attenzionati.

SUAP. La relazione presenterebbe poi un focus sul lavoro dello Sportello Unico Attività Produttive, soffermandosi in particolare sulla gestione amministrativa degli esercizi pubblici, riscontrando omissioni e irregolarità. Ad alcuni esponenti della malavita locale sarebbero state rilasciate autorizzazioni permanenti di occupazione di suolo pubblico in contrasto con le norme, e sindaco con un assessore avrebbero anche partecipato all’inaugurazione di uno di questi esercizi gestito da componenti della famiglia criminale egemone.

Edilizia popolare. Sarebbe emerso che molti degli alloggi sono occupati da soggetti appartenenti o riconducibili a compagini mafiose, né l’amministrazione avrebbe posto in essere attività per riscuotere il canone costantemente lasciato inevaso.

Il tutto renderebbe necessario l’intervento dello Stato per assicurare la riconduzione dell’ente alla legalità.

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