La follia a Foggia, uomo gambizzato al Candelaro per futili motivi: arrestati il mandante e gli esecutori

Tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Michele Morelli e Massimo Perdonò, rispettivamente classe 1989 e 1977. Il mandante è l’incensurato Vincenzo La Grasta, preso a schiaffi giorni prima dalla vittima dell’agguato di via Ruffo

L'agguato in via Ruffo

Individuati e arrestati dai carabinieri la 'mente' e le 'braccia' dell'agguato messo a segno lo scorso 18 marzo in via Ruffo, dove un uomo è rimasto ferito da due colpi di pistola alle gambe. Ricostruite, con non poche difficoltà, la dinamica dell'accaduto e soprattutto le motivazioni e gli intrecci familiari celati dietro le pistolettate

L'agguato di via Albanese Ruffo

Erano da poco passate le 11.30 quando in via Albanese Ruffo, nel cuore del quartiere Candelaro, un 55enne del posto era stato affrontato da due soggetti a volto scoperto, uno dei quali, dopo averlo fatto cadere a terra con un violento pugno al volto, aveva estratto una pistola esplodendogli contro due colpi che gli avevano trapassato entrambi i polpacci.

La spedizione punitiva e le indagini

Un'autentica spedizione punitiva, come è da subito apparso chiaro ai carabinieri. A causa  dell’assenza di chiamate ai numeri di emergenza e della totale mancanza di testimoni, gli investigatori dell’Arma hanno potuto raggiungere il ferito solo in ospedale, dove nel frattempo era stato trasportato. Il ritardo nell'individuazione del teatro dell'aggressione e del conseguente sopralluogo, non ha comunque impedito ai carabinieri della Compagnia di Foggia, coadiuvati da quelli della Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale, di rinvenire e repertare i due bossoli esplosi, calibro 9x21, e mettersi subito alla ricerca dei sospetti responsabili della gambizzazione, che erano entrambi stati riconosciuti sia dalla vittima che da alcuni suoi familiari che avevano assistito al fatto.

I due, infatti, non solo si sono presentati a volto scoperto, ma hanno addirittura sfrontatamente tenuto a far capire da dove arrivasse la "punizione". Un atteggiamento  proprio degli ambienti più vicini a quelli della criminalità organizzata, ma anche ad un tanto dilagante quanto preoccupante senso di impunità, sicuramente rafforzato da consensi e complici protezioni. Le immediate ricerche dei soggetti ormai individuati hanno dato esito negativo, scontratesi con un'assoluta mancanza di collaborazione di tutte le persone sentite, permettendo comunque di recuperare dapprima l'auto utilizzata nell'azione criminale, e, subito dopo, le registrazioni delle immagini riprese proprio dalle telecamere dell'abitazione di uno di questi, che si sarebbero poi rivelate preziose per le indagini.

L'arresto del mandante e degli esecutori

Le indagini, coordinate e guidate dalla Procura della Repubblica di Foggia, sono poi effettivamente proseguite in modo fruttuoso, individuando anche il "mandante", tanto che il Magistrato inquirente, sulla base delle risultanze ottenute dai carabinieri, in pochi giorni ha richiesto e ottenuto dal G.I.P. tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Michele Morelli, di 29 anni, censurato, Massimo Perdonò, censurato di 40 anni e Vincenzo La Grasta, incensurato di 39 anni. Il primo è destinatario del provvedimento in carcere, gli altri due ai domiciliari.

Il movente dell'agguato

La cosa davvero sconcertante di tutta la vicenda risiede però nelle motivazioni che hanno scatenato quest'ennesimo episodio di violenza, ancora una volta portato a termine con l'utilizzo di un'arma da fuoco. Una lite innescata da futili motivi, tra La Grasta e il fratello della vittima, che aveva portato quest'ultima a prendere le parti del congiunto, fino ad aggredire, alcuni giorni prima del ferimento, La Grasta che, umiliato da alcuni schiaffi ricevuti sul proprio posto di lavoro davanti a testimoni, non ha saputo fare di meglio che chiedere a Morelli, fratello della propria moglie, e a Perdonò, a sua volta zio della stessa, di lavare al suo posto l'onta ricevuta. Morelli, peraltro, si è già reso responsabile di un episodio analogo qualche anno fà, riportando una condanna per lesioni, avendo ferito un'ex guardia giurata sempre a colpi di pistola, sempre in pieno giorno, sempre a volto scoperto e, sempre, avendo avuto come unico testimone a carico solamente una telecamera.

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