Padalino chiede concretezza: “Le occasioni non si sciupano. Il rigore? Sono più arrabbiato per la palla persa poco prima”

L'analisi della partita da parte del tecnico rossonero: "Sono soddisfatto nel complesso, ma dobbiamo commettere meno errori banali"

Pasquale Padalino (Ph. R. D'Agostino)

Difficile nascondere il rammarico per un pareggio, specie quando si viene raggiunti dopo aver avuto le occasioni per chiuderla. Ma Padalino analizza la prova con lucidità e serenità, sia nell’individuare i problemi non ancora risolti che nell’esaltare gli aspetti positivi: “Siamo partiti un po’ timorosi, sulla falsariga di Palermo. Rispetto ad allora oggi abbiamo impiegato meno tempo per riuscire a entrare nel vivo della partita, ma nel complesso posso ritenermi soddisfatto per ciò che ha prodotto in fase di costruzione. Dobbiamo, però, cercare di sbagliare meno passaggi banalmente”.

Chiede meno frenesia e più praticità alla sua squadra, specie nella gestione dalla palla: “Nell’azione del gol ci siamo fatti male da soli”. Anche oggi si parla di Kragl e Galano: “Con Olli abbiamo provato a cambiare interpretazione. L’idea di alzare Deli è stata pensata per compattare la loro difesa e provare a giocare in ampiezza per favorire il gioco di Olli. Certo, se stai sotto il terzino devi venirne fuori col dribbling, e magari Galano ci riesce, mentre Kragl fa più fatica perché ha bisogno di campo. Loro poi hanno anche modificato assetto decidendo di piazzare Marras sul nostro play, occupando la zona più centrale, e siamo stati costretti a cambiare soluzione in corsaci ha costretti a cambiare soluzioni in corsa. Su Galano possiamo dire che ancora non è quello che conosciamo, ma vedo che ha più consapevolezza, è più padrone della situazione. Lui e Iemmello devono, però, avere maggiore continuità avere maggiore continuità”.

Diplomatica l’interpretazione del rigore: “Billong era piuttosto dispiaciuto e sicuro di non aver commesso fallo. Rivedendo l’azione, sinceramente, a parte invertita se non me lo avessero dato avrei potuto reclamare. In ogni caso non era un rigore clamoroso. Tuttavia non sono arrabbiato per quell’episodio, ma per la gestione della palla qualche secondo prima”.

Insomma, il Foggia è artefice del proprio destino, più della fortuna: “Non credo alla fortuna nel calcio. Fortuna è se compri un biglietto della lotteria e vinci 500mila euro. Se arrivi al tiro è perché crei tu i presupposti per arrivare davanti al portiere, e questo succede solo con il lavoro e le capacità. Poi nella finalizzazione, magari, può entrare in scena la fortuna, come nel caso della zolla sulla conclusione di Galano a Palermo”. Chiosa sullo stato d’animo della squadra: “Il rammarico è un aspetto positivo, purché i ragazzi si convincano anche che non c’è molto tempo e che bisogna essere più pratici”.

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