Riccardi si è dimesso, è definitivo: "Buona vita alla mia amata Manfredonia"

Ieri "l'ultimo atto di un film che avrebbe meritato un epilogo diverso". Pesano le rotture politiche col Pd. "Farò analisi puntuale di ciò che è accaduto"

Angelo Riccardi conferma le sue dimissioni. L’ormai ex sindaco di Manfredonia si affida a Facebook per annunciare la sua decisione definitiva: “Gli ultimi avvenimenti non hanno potuto che farmi prendere atto dell’assenza delle condizioni politiche atte a consentirmi di continuare a svolgere con serenità un compito che avrebbe richiesto in una fase quanto mai delicata il massimo dell’impegno da parte di tutti.
L'altro giorno, poi, si è consumato qualcosa di già visto e su cui politicamente non sono più disposto a soprassedere. E non poteva esserci giorno più indicato, visto che siamo nel periodo pasquale. L’ultimo Consiglio comunale ha infatti ricalcato quell’ultima cena ben nota a tutti, dove Giuda Iscariota è finalmente venuto allo scoperto.

Pertanto, essendo rimasto ben fermo sulla mia decisione, respingo al mittente ogni possibile tentativo di strumentalizzazione della mia persona e rifuggo da qualsiasi forma di vittimismo.
Le mie dimissioni sono state il frutto di un meditato ed approfondito ragionamento personale e politico. Ho sempre pensato che avrei fatto un passo indietro nel momento in cui mi fossi reso conto che la mia visione politica non fosse stata più coerente con il resto della compagine amministrativa.

Il quadro politico che si è determinato ha annullato ogni mio possibile ulteriore sforzo finalizzato ad avviare un’azione corale e determinata che potesse affrontare, con i necessari tempi rapidi, il piano di riequilibrio pluriennale approvato in Consiglio per evitare il dissesto del Comune di Manfredonia. Il mio intento era restituire certezze alla città, garantendo i creditori dell'Ente, evitando ricadute penalizzanti sui servizi ai cittadini, puntando a limitare per il futuro la pressione tributaria che la dichiarazione di dissesto rende inevitabile nella sua portata massima, come dimostrato dalle drammatiche esperienze dei molteplici Comuni che in tutto il territorio nazionale sono incorsi in tale nefasto epilogo amministrativo. È noto infatti come dalla data della deliberazione di dissesto e sino all’approvazione del rendiconto i debiti insoluti a tale data e le somme dovute per anticipazioni di cassa già erogate non producono più interessi né sono soggetti a rivalutazione monetaria. Uguale disciplina si applica ai crediti nei confronti dell’Ente, mentre sono congelate procedure esecutive e pignoramenti ai danni dell'Ente con grave danno per chi abbia offerto in suo favore prestazioni d'opera, forniture o servizi.

Il Comune che va in dissesto non può contrarre mutui e non può impegnare per ciascun intervento somme complessivamente superiori a quelle definitivamente previste nell’ultimo bilancio approvato. Per le imposte e le tasse locali, diverse dalla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, le aliquote e le tariffe di base vengono innalzate nella misura massima consentita per cinque anni.

Oltre alle responsabilità degli amministratori, quelle ricordate sono solo alcune delle conseguenze della dichiarazione di dissesto che non possono essere sottaciute e di cui la collettività si dovrà fare carico, unitamente ad una opposizione più preoccupata della demolizione dell'avversario politico che delle ricadute delle proprie scelte sui cittadini. Per quanto mi riguarda, non intendo partecipare oltre alla corsa per evidenziare e sottolineare responsabilità altrui. Ho speso ogni giorno di questa esperienza operando nel pieno e rigoroso rispetto delle prerogative che le norme di legge attribuiscono al ruolo politico e istituzionale dell’amministratore pubblico, mettendomi a totale disposizione della città.

Questa esperienza amministrativa va chiusa con un’analisi puntuale e dettagliata su come è partita e cosa ha prodotto in termini di risultati per la città. Analisi che mi riserverò di fare nel momento in cui saranno definite le mie vicende personali e all’esito della relazione della commissione di accesso.
Ringrazio i tanti che hanno creduto in questa esperienza di governo e la partecipazione sentita ed emotiva alla mia vicenda personale e, come diceva Euripide, “è nei momenti difficili che gli amici devono essere utili ai loro amici; quando la sorte è favorevole, che bisogno c'è di amici?”. Fino al ventesimo giorno dopo le mie dimissioni, così come previsto dalla legge, non mi sono sottratto alla vita politica della città e ho continuato a svolgere il mio ruolo di sindaco con l’impegno di sempre e la determinazione necessaria. Ora sono all’ultimo atto di un film che avrebbe meritato un epilogo diverso, ma va bene così. Buona vita a tutti: ai cittadini, ai dirigenti, agli assessori e ai consiglieri comunali che mi hanno accompagnato in questa avventura, a tutti gli impiegati comunali che hanno lavorato sodo, agli amici veri e anche a quelli falsi (peggio per loro, tanto la ruota gira), alla mia famiglia che mi ha supportato e soprattutto ‘sopportato’ e ha subito con amore le mie assenze e le mie mancanze, agli estimatori, ai detrattori. A tutti, ma proprio a tutti.
E buona vita soprattutto alla mia amata Manfredonia. Nel mio cuore per sempre”.

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