1200 km in 40 giorni, lungo la linea dei templi buddisti: il viaggio del foggiano Alessio Romito

E' l'avventura che il giovane dottore in Fisica dall'animo scout, trapiantato a Berlino per lavoro, si è regalato dopo aver risparmiato forze e denaro per tre anni. E così - mappe, scarponi e zaino in spalla - si è misurato con la Strada

Alessio Romito in cammino (ph. A. Romito)

In viaggio, da solo, per più di 40 giorni; oltre 1200 i km 'macinati' lungo la linea che collega gli 88 templi buddisti dell’isola di Shikoku, in Giappone. E’ l’avventura che il foggiano Alessio Romito - giovane dottore in Fisica dall’animo scout, trapiantato a Berlino per lavoro - si è voluto regalare, dopo aver risparmiato forze e denaro per tre anni. E così - mappe, scarponi e zaino in spalla - Alessio si è misurato con la Strada, quella vera: un’avventura, raccontata giorno dopo giorno attraverso dirette Facebook (quando aveva a disposizione una connessione stabile) e tramite il suo diario di bordo: http://rovering.life.

Cos’è il cammino Shikoku Henro, abbreviato 'o-henro', è presto detto: è un pellegrinaggio che si snoda attorno all'isola di Shikoku e collega 88 templi tra loro. Ha più di mille anni di storia e può essere paragonato per molti versi al Cammino di Santiago (che Romito ha vissuto nel 2013); in questo caso, però, non conta in che modo si completi il percorso: ciò che importa è raggiungere un tempio, rispettare il luogo, pregare (se si è credenti), farsi timbrare un piccolo libro e rimettersi in marcia.

Alessio, come è nata l’avventura del cammino in Giappone?

Ho sentito parlare dello Shikoku Henro quando ero in Spagna, sul Cammino di Santiago. Da subito l'idea mi ha appassionato ed è rimasta nella mia mente, affamata da tempo dall'idea della Strada con la "S" maiuscola. Una fame che nasce parecchi anni fa, quando ho iniziato le mie attività scout con il gruppo Foggia 1° FSE. Per tre anni ho lavorato in Germania, risparmiato, e infine aspettato l'occasione giusta per lasciare il mio lavoro e partire. È la prima volta che viaggio fuori dall'Europa e desideravo qualcosa di speciale, un'avventura in piena regola. Questo pellegrinaggio mi è sembrata la scelta migliore.

Come erano scandite le tue giornate da ‘camminatore’?

La mattina sveglia molto presto, intorno alle sei e mezza. Poi zaino, colazione ed ero subito in cammino. Durante le ore di marcia, in media, camminavo per un'ora abbondante prima di fermarmi per una pausa di 15 minuti circa. Ovviamente le cose cambiano quando ci sono ripide salite o punti d'interesse come templi o paesaggi. Ho affrontato questo viaggio da solo: l'unico modo che avevo per condividere la mia esperienza è attraverso internet, con il mio blog e i vari social media. Nel tardo pomeriggio arrivavo a destinazione, presso un ostello o hotel, ed entravo in fase di "manutenzione", per così dire: doccia, bucato, scrittura dell'articolo giornaliero ed infine l'agognata cena, prima di andare a dormire verso le nove e mezza di sera. Una routine completamente diversa rispetto a quella in città.

C’è stato un momento particolare di sconforto/paura?

Ci sono stati alcuni momenti difficili, indubbiamente. Ogni volta che dovevo interagire con un abitante del posto, mi frustrava il non poter parlare giapponese e capire cosa mi stesse dicendo. Un giorno, per sfortuna, ho perso il libro guida con tutte le mappe, indirizzi di hotel e altre informazioni fondamentali per la pianificazione delle tappe. Dopo essere arrivato in qualche modo a destinazione, ero abbastanza nervoso e incerto sul da farsi. Questo libro è abbastanza raro nella sua edizione in inglese e non si trova quasi mai in vendita. L'unico ragazzo occidentale che alloggiava nella mia stessa struttura mi ha salvato: mi ha lasciato il suo libro guida senza pensarci due volte. Altre volte mi sono dovuto inventare qualcosa da solo, per uscire da un momento difficile. In un modo o nell'altro sai bene che devi trovare una soluzione. Non hai alternative.

E qualcosa di cui hai sentito davvero la mancanza?

Non ho mangiato un piatto di pasta per più di un mese! Per non parlare della pizza... Mi sono consolato con abbondanti dosi di sushi e sashimi, ma quella voglia di troccoli al sugo non se ne va via facilmente…

Cosa ti ha ‘regalato’ questa esperienza? E con quale bagaglio di consapevolezze tornerai a casa?

Mi ha regalando tranquillità e serenità, a mio avviso due beni di prima necessità che sono abbastanza difficili da ottenere in un contesto borghese, dove personalmente mi sento continuamente o in tensione o in completa apatia. Dopo un po', il ciclo casa-lavoro diventa alienante e drena tutta l’energia, la creatività e l’intraprendenza. Finito questo cammino, voglio tornare a Berlino consapevole di aver dimostrato a me stesso che obiettivi a prima vista ambiziosi sono sempre alla portata, se si è disposti a sacrificarsi per raggiungerli; allo stesso modo che la maggior soddisfazione non viene solo dal raggiungimento di questi obiettivi, ma anche e soprattutto dalla strada che si intraprende per raggiungerli.

Alessio, qual è il tuo progetto di vita?

Essere felice delle mie scelte e non avere rimpianti. Essere indipendente. Diventare un cittadino del mondo, senza dimenticare le mie origini, ma facendone un punto di forza e una ricchezza culturale da sfruttare e pubblicizzare agli occhi del mondo. Quando sei all'estero ogni cosa che fai diventa agli occhi di tutti "quello che fanno gli italiani". È una grande responsabilità ma anche una grande opportunità per far crescere, nel mio piccolo, l'immagine del Sud Italia agli occhi del mondo.

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Commenti (1)

  • Che meraviglia... ricordo anche io i bei tempi di quando ero giovane e come Alessio nn tenevo nucazz da fa e pur a c'pa fresh'c. Poi purtroppo tutto è cambiato perché sono diventato adulto

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