Dalla Pac alla filiera corta: sui Monti Dauni si parla del futuro del settore cerealicolo

La prima tappa si è tenuta nel Cuore dei Monti Dauni, a Pietramontecorvino, dove ne è scaturito un dibattito abbastanza effervescente dopo gli interventi dei funzionari Coldiretti, guidati dal direttore Errico

Proseguono gli incontri territoriali organizzati da Coldiretti Foggia. La prima tappa si è tenuta nel Cuore dei Monti Dauni, a Pietramontecorvino, dove ne è scaturito un dibattito abbastanza effervescente dopo gli interventi dei funzionari Coldiretti, guidati dal direttore Errico.

Fiscale, Pac, Quaderno di Campagna, Bando Isi Agricoltura, Oscar Green, Campagna Amica, filiera corta, autorizzazioni per patentini macchine agricole, fitosanitarie ed anche assistenza alla persona con il Patronato Epaca. Il momento non poteva non aprirsi agli inquietanti scenari sul fronte cerealicolo. Infatti il direttore Errico ha rappresentato nel dettaglio l’accordo CETA approvato dal Parlamento Europeo in data 15 febbraio ed ora alla ratifica dei Parlamentari Nazionali. È evidente che questo accordo ruota solo ed esclusivamente attorno alla questione grano duro, considerato che il Canada puntualmente invade i nostri mercati con prodotto quasi sempre discutibile per i residui tossici che palesa.

Naturalmente l’argomento è stato toccato anche nell’assemblea di Ascoli Satriano, cuore della cerealicoltura di Foggia, a dimostrazione di quanto la questione sia fortemente sentita nei nostri territori che anche quest’anno stanno vivendo la più grave mortificazione degli ultimi anni in senso economico. Per quanto l’osservatorio sui prezzi in Camera di Commercio di Foggia orienti il mercato verso i 22,50 €, ai produttori di fatto non vengono offerti più di 18,00 €. Da scongiurare il CETA, ma un cambio di cultura viene invocato dai dirigenti Coldiretti con in testa i Presidenti Sezionali, sostenuti dal direttore Errico e dallo stesso Presidente De Filippo, che a più riprese, e anche su altri momenti produttivi propone l’aggregazione come utile ed unico strumento per esaltare il potere contrattuale. E per aggregazione non si deve volare verso strumenti societari, cooperativistici o associazionistici, basta predisporsi verso i contratti di filiera che danno certezza in quanto strumento di garanzia per gli attori dell’intera filiera. A sostenere tali tesi diversi soci hanno testimoniato la gratificazione ricevuta in quest’annata triste per la gran parte di imprenditori. Infatti l’accordo di filiera sottoscritto con pastifici o con il consorzio agrario del Centro Sud, ha garantito anche 34,00 €/q.le.

In un territorio come quello della Capitanata, che conta 550.000 Ha di sau circa, di cui oltre il 50% a cereali ed almeno 250.000 a grano duro, non si può non pensare di andare in maniera più spedita verso i contratti di filiera, gli stessi, se rispettosi dei parametri necessari all’industria di trasformazione, diventano il primo muro verso eventuali accordi che possono passare sulle nostre teste, afferma il direttore Errico. Né il CETA né altri strumenti distorsivi possono impedire l’affermazione del Made in Italy attraverso l’unico elemento certo: grano duro italiano.

È un problema tutto legato ad un cambio di cultura imprenditoriale in agricoltura, basta produrre per aspettare il mercato cosa fa!! Nel mercato gli imprenditori possono e devono giocare un ruolo primario. E quindi ci si è dato l’appuntamento al confronto con gli altri attori della filiera per andare in quella direzione. E l’organizzazione ci sarà, non farà mancare il proprio supporto, nella fase preparatoria dei contratti come in quella di governo del processo operativo.

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