Instascavano fondi europei per fare affari con gli asparagi, ma era tutto un bluff: scoperta la maxi-frode nel Foggiano

Attraverso preventivi creati ad arte ed aziende fittizie cinque imprenditori erano riusciti ad intascare fondi per lo sviluppo rurale per quasi un milione di euro. Nei guai cinque professionisti, eseguito sequestro di beni pari alla somma frodata

L'attività della GdF

Avevano intascato fondi europei per lo sviluppo rurale, presentando alla Regione Puglia documenti creati ad arte, attestanti finti preventivi per l’acquisto di macchinari destinati alla trasformazioni di prodotti agricoli destinati ad aziende-fantasma.

E’ quanto scoperto dagli uomini della Guardia di Finanza di Foggia che, all’esito di complesse e articolate indagini coordinate e dirette in ogni loro fase dalla Procura di Foggia, nella mattinata odierna hanno dato esecuzione all’ordinanza cautelare della misura interdittiva del ‘divieto di concludere contratti con pubbliche amministrazioni’ per 12 mesi e di quella patrimoniale del sequestro dei beni, nei confronti di 5 soggetti, tra imprenditori, prestanome e tecnici, quattro residenti a Foggia e uno della provincia di Bari. Per i finanzieri e per l’ufficio europeo per la lotta antifrode ‘Olaf’, i cinque sono responsabili, in concorso tra loro, del reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche in danno del “Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale” (F.E.A.S.R.) a sostegno dello sviluppo rurale dei territori dell’Unione Europea.

Al centro delle indagini una impresa agricola foggiana con sede in agro di Manfredonia (un capannone e null’altro) che nel giugno 2015 ha presentato alla Regione Puglia (Autorità di gestione del “Programma di sviluppo rurale della Puglia 2007 – 2013” - Asse I - misura 123 “Accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agricoli e forestali finanziato dall’Unione Europea”) una domanda di aiuto per l’acquisto di nuovi macchinari ed attrezzature per la valorizzazione dei prodotti agricoli ed il miglioramento dei processi produttivi. Del dettaglio, si trattava di macchinari per la trasformazione degli asparagi che, sulla carta, avrebbero permesso all’azienda richiedente di fare il tanto agognato salto di qualità sul mercato. “La gravità del fatto non riguarda solo l’entità della somma truffata”, puntualizza il procuratore capo Ludovico Vaccaro. “Questo territorio non solo è afflitto dalla piaga della criminalità organizzata, la mafia, ma anche dal crimine organizzato sulla carta, che mina le fondamenta dell’agricoltura che, insieme al turismo, rappresenta uno dei punti per lo sviluppo della Capitanata”.

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A corredo della domanda di aiuto, a firma del titolare dell’impresa agricola e di tecnico abilitato (figura prevista dalla disciplina di settore) sono stati presentati tre preventivi di acquisto di macchinari, in relazione ai quali la Regione Puglia, nell’ottobre 2015, ha concesso un aiuto pari a 872.333,08 euro. Questi tre preventivi, all’esito delle indagini svolte, sono risultati falsi, perché (due dei tre) disconosciuti dai rappresentanti legali delle società che risultavano averli emessi e perché (il terzo) rilasciato da una ‘società cartiera’ amministrata da uno degli indagati. Nel novembre 2015, come previsto dall’iter procedurale di liquidazione del contributo, il titolare dell’impresa beneficiaria ha trasmesso alla Regione Puglia la cosiddetta ‘relazione giustificativa della scelta del fornitore’, documento controfirmato dal tecnico abilitato, sostituendo le linee di lavorazione proposte in precedenza con macchinari diversi.

A detta relazione sono stati pertanto allegati nuovi preventivi per ogni linea di lavorazione prevista nel progetto finanziato. All’esito della comparazione (di natura economica e tecnica) dei nuovi preventivi, l’impresa agricola ha aggiudicato la fornitura dei macchinari nuovi a due aziende di diritto bulgaro perché avevano presentato il prezzo di vendita più basso e per il fatto di essere, in relazione a non meglio definite o qualificate risultanze, le più affidabili ‘nella zona’ per ciò che riguardava l’assistenza tecnica e la manutenzione dei macchinari da acquistare. Alla fase di aggiudicazione faceva seguito tra le parti la stipula dei contratti di fornitura e l’emissione delle relative fatture. I preventivi oggetto di comparazione, anche in questo caso, sono risultati emessi da imprese ignare o da ‘società di comodo’ riferibili agli indagati, così come le due imprese aggiudicatarie di diritto bulgaro sono risultate riferibili ad uno degli indagati. Oltre a ciò, nel marzo del 2018, gli investigatori dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode, nel corso di un’ispezione presso l’azienda beneficiaria del contributo, grazie ad un accurato esame fisico dei macchinari (che ha evidenziato abrasioni e tagli meccanici praticati sul telaio dei macchinari per impedire l’identificazione del reale produttore) hanno appurato che gli stessi erano stati prodotti diversi anni prima da aziende diverse dalle apparenti fornitrici, circostanza peraltro emersa anche da mirati accertamenti documentali.

Nel corso del controllo sono state inoltre rinvenute ed acquisite copia delle ‘offerte di fornitura’ dei macchinari nelle quali risultavano gli autentici dati identificativi dei macchinari (marca, modello, sigla). Di contro, nella copia delle medesime offerte di fornitura presentate dall’azienda beneficiaria del contributo alla Regione Puglia, a corredo della richiesta di finanziamento, le diciture sopra indicate sono state omesse, così da trarre in inganno il “soggetto attuatore” ed indurlo a liquidare il contributo. Ad analoghe conclusioni hanno condotto i “controlli incrociati” svolti dagli investigatori dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) presso la sede operativa delle società bulgare apparenti fornitrici dei macchinari. In tale occasione è stato difatti accertato che dette società erano prive delle strutture amministrative ed operative idonee alla realizzazione e vendita di macchinari agricoli. Oltre a parte dei costi apparentemente sostenuti per l’acquisto dei macchinari e delle attrezzature, la Regione Puglia ha riconosciuto all’impresa agricola foggiana anche “Spese generali” (consulenza su installazione di macchinari ed attrezzature) per un importo di euro 186.511,15, documentate da una serie di fatture emesse sempre dalle società fittizie di diritto bulgaro che avevano fornito i macchinari “sulla carta”.

La Regione Puglia, indotta in errore dagli artifici e raggiri attuati dagli indagati (presentazione di preventivi di comodo, di offerte di fornitura, di contratti e di fatture ideologicamente falsi) ha quindi liquidato alla impresa agricola foggiana (e quindi al suo titolare), tra il novembre 2015 ed il febbraio 2017, un aiuto economico invero non spettante pari ad euro 872.333,08. Le ulteriori e complementari attività investigative svolte del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Foggia, su delega della locale Procura della Repubblica (acquisizioni ed analisi documentali, indagini patrimoniali e finanziarie), hanno consolidato il quadro di indagine, contribuendo a definire precisi profili di responsabilità nei confronti dei cinque indagati. Il solido quadro indiziario così raccolto è stato condiviso dal Tribunale di Foggia, Ufficio del G.I.P. che, con provvedimento del 13.9.2019, ha disposto in pregiudizio del titolare dell’impresa agricola, del tecnico abilitato, dell’amministratore di fatto delle società bulgare che hanno fornito (in apparenza) i nuovi macchinari e dei rappresentati legali delle due aziende foggiane (che nel corso della procedura di selezione del contraente hanno prodotto “preventivi di cortesia” funzionali a turbare la procedura di aggiudicazione) la misura interdittiva del divieto di concludere contratti con pubbliche amministrazioni, per mesi dodici, e quella patrimoniale del sequestro di beni per un valore equivalente di euro 872.333,08, pari al contributo pubblico illecitamente percepito.

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