Via Bari, insanguinata e sotto choc chiede aiuto tra l’indifferenza generale

Come raccontato dalla collega Alba Subrizio è accaduto mercoledì scorso in via Bari. In molti hanno proseguito per la loro strada. La ragazza è stata soccorsa dopo molti minuti da un motociclista

Potrebbe rialzarsi Foggia. Potrebbe farlo con poco, talvolta collezionando piccoli gesti e storie a lieto fine di periferia. Altre volte vestendo i panni della comunità, dell’utilizzatore corretto e costruttore comune della cosa pubblica.

Il dato incontrovertibile è che questa città non riesce a tirarsi su dalle sabbie mobili in cui è sprofondata, vale a dire laggiù dove gloria, fama e splendore sono state sepolte e nascoste alle nuove generazioni. Virtù e caratteristiche rimpiante persino da coloro che, chi più e chi meno, hanno contribuito in maniera determinante al declino del capoluogo di provincia. Coloro i quali non trovano però la forza per poter reagire o convincere gli altri a farlo.

E’ sulle pagine di Facebook che i foggiani condividono l’esasperazione di luoghi abbandonati al degrado totale. Sui social network si discute, ci si organizza, si cercano soluzioni a questa deriva.

Se ne leggono di tutti i colori. Il racconto di Foggia passa anche e soprattutto da lì. Storie di tutti i giorni. Storie tristi e raccapriccianti, condivisioni, discussioni e commenti fiume agli avvenimenti di giornata.

Fa ribrezzo, ad esempio, leggere il racconto della collega Alba Subrizio, di una sua amica travolta da una grondaia precipitata dall’ultimo piano di un edificio di via Bari che le ha provocato una grossa ferita e la fuoriuscita di sangue, oltre che il ricorso alle cure mediche.

Sono soltanto le 18 di un mercoledì pomeriggio, in una zona centrale di Foggia. La ragazza viene colpita mentre attende l’autobus e comincia a perdere sangue. Per alcuni minuti, nessuno, davvero nessuno, si ferma per prestarle soccorso. Nessuno si preoccupa di chiamare il 118, mentre la ragazza, sporca di sangue, è sotto choc, sta perdendo i sensi ma continua ugualmente a gridare aiuto, ad implorare un gesto che dovrebbe essere spontaneo.

Un gesto che nell’indifferenza generale dei passanti e degli automobilisti, arriva qualche minuto dopo l’accaduto grazie al buonsenso di un motociclista, il quale a sua volta riesce a fermare un’auto che porta la ragazza ferita al Pronto Soccorso.

Ci si indigna di fronte a questi (non)atteggiamenti. Rabbia, sgomento, tristezza e rassegnazione dominano il pensiero unanime di chi, anche soltanto attraverso la semplice condivisione del racconto di un episodio, prova a suscitare nei lettori un scatto d’orgoglio, una reazione all’indignazione, a dare un significato e un valore alle cose di una città fa fatica a rialzarsi.

 

 

 

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