Bus frena per evitare auto, donna cade e muore: due persone a giudizio per omicidio stradale

Carmela Ruscillo, originaria di Bovino, a causa della brusca frenata del bus per evitare l'impatto con l'auto, era caduta sbattendo la testa. Morì tre giorni dopo

Immagine di repertorio

A un anno dalla tragedia, e a conclusione delle indagini preliminari, il pubblico ministero della Procura di Genova, Patrizia Petruzziello, titolare del procedimento penale per omicidio stradale per la morte dell'84enne Carmela Ruscillo, di Bovino, ha chiesto il rinvio a giudizio per i due indagati.

Si tratta dell'autista 44enne dell'autobus su cui viaggiava la vittima, e un 33enne di Serra Riccò, conducente dell'auto coinvolta nell'incidente. In relazione alla richiesta, il gip Cinzia Perroni, con avviso del 4 ottobre, ha fissato per il 15 novembre, alle ore 12.30, nel palazzo di giustizia di piazza Portoria, l'udienza preliminare. La famiglia della vittima, tramite l'Area manager Armando Zamparo, si è affidata a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che ha già ottenuto per i suoi assistiti un equo risarcimento dalla compagnia di assicurazione di Amt. Ma ora i congiunti si attendono anche giustizia in sede penale.

Come riporta GenovaToday.it, Il 18 settembre 2018 Carmela Ruscillo stava tornando, come aveva fatto migliaia di volte, nella sua casa di via Mansueto dal suo negozio: originaria di Bovino, nel Foggiano, ma residente da mezzo secolo nel capoluogo ligure, la signora, nonostante l'età, godeva di ottima salute e lavorava ancora nella storica calzoleria di famiglia avviata dal marito Antonio, scomparso due anni prima, e che gestiva con l'unico figlio, Angelo, e la nuora Giovanna. La donna, che ha lasciato anche una nipote e una sorella, ha preso l'autobus della linea 63 alla fermata di piazza Pontedecimo ma poco dopo, alle 17.40, si è consumato il dramma.

Come ricostruito dalla consulenza tecnica affidata dal pm all'ingegniere Marco Sartini, la 33enne percorreva sulla sua Fiat Panda via Municipio e si apprestava a immettersi in via Anfossi, per poi proseguire verso monte, ma "ha omesso di dare la precedenza ai mezzi che transitavano su quest'ultima strada" scrive il magistrato nella richiesta di rinvio a giudizio: la perizia ha accertato che l'utilitaria aveva superato di un buon metro la linea trasversale tratteggiata di dare la precedenza. Il perito ha anche osservato come, di fronte a via Municipio, sia presente uno "specchio parabolico che permette ai conducenti dei veicoli provenienti dalla stessa via di verificare la presenza di mezzi in transito senza dover invadere via Anfossi".

Per effetto di tale manovra (effettuata in violazione dell’art. 145 commi 2 e 10 del Codice della Strada), l'autista del 63, che transitava in via Anfossi con direzione monte-mare, ha effettuato "una brusca frenata con contestuale manovra di 'scarto' per evitare l'urto con la vettura - prosegue il sostituto procuratore -, in violazione dell'articolo 140 C.d.S. che impone un comportamento che salvaguardi in ogni caso la sicurezza stradale". Con la "decisa azione frenante", infatti, l'impatto con l'auto è stato evitato ma la passeggera, che si trovava in piedi, "è stata sbalzata in avanti, effettuando una piroetta in senso antiorario, mancando l'appiglio ai sostegni presenti all'interno del bus, cadendo all'indietro e andando a urtare il capo con la base di un sedile, procurandosi così gravi lesioni traumatico fratturative cranio-cervicali da cui conseguiva la morte": giunta in codice rosso al pronto soccorso dell'ospedale Galliera, ormai priva di coscienza e già in coma, è spirata dopo tre giorni di agonia, il 21 settembre.

La perizia autoptica affidata dalla Procura al medico legale Camilla Tettamanti, ha "indiscutibilmente evidenziato - chiarisce il magistrato - il nesso di causalità tra la caduta, le lesioni riportate e l'evento morte verificatosi pochi giorni dopo": alle operazioni peritali, come consulente di parte per la famiglia, ha partecipato anche Sara Lo Pinto, medico legale messo a disposizione da Studio3A. Dalla perizia dell'ingegniere Sartini, che ha visionato anche il filmato della telecamera interna al mezzo pubblico, è altresì emerso il comportamento irreprensibile della povera e incolpevole anziana: dei sei utenti trasportati al momento dal bus, cinque erano in piedi e lei era l'unica che si teneva con ambedue le mani agli appositi supporti. Ma mentre gli altri, tutti molto più giovani, sono riusciti o a restare aggrappati o ad afferrare al volo i supporti, lei, per effetto della decelerazione "ha perso l'appiglio della mano destra ed è stata proiettata in avanti, non riuscendo a rimanere attaccata neanche con la mano sinistra".

Il pm Petruzziello ha dunque chiesto il rinvio a giudizio per i due imputati accusati del reato di omicidio stradale per aver causato la morte dell'84enne "per negligenza, imprudenza imperizia e in particolare per violazione delle norme sulla sicurezza stradale. La consulenza tecnica - conclude il pm - ha permesso di ricostruire sia la pacifica violazione da parte dell'imputata dell'obbligo di precedenza, sia l'inopportunità della manovra del conducente dell'autobus, concludendo per la sussistenza del rapporti di causalità tra le manovre compiute dei due utenti della strada e l'evento infortunistico occorso alla passeggera".

Dal processo che inizierà il 15 novembre i familiari della signora Ruscillo non si aspettano solo giustizia ma anche una presa di coscienza degli Enti preposti sulla sicurezza del trasporto pubblico urbano in città, affinché tragedie come questa non si ripetano più. L'autobus è un mezzo sicuro (da recenti dati Istat, meno del 2% dei veicoli coinvolti in sinistri in Italia sono pullman e meno dell'1% dei morti e feriti dal 1980 al 2015 sono dovuti a incidenti che hanno riguardato tali mezzi), ma Genova nel 2017 era la città 'maglia nera' per gli incidenti con interessati mezzi di trasporto pubblico locale: 426, un numero nettamente superiore rispetto a centri pur più popolosi e caotici come Roma e Napoli. Un triste primato che non può essere giustificato solo della particolare conformazione dei territorio genovese, con le sue strade strette e tortuose e i quartieri collinari.

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