Si ribella all'assenteismo e manda a processo 10 colleghi: è bufera nel Consorzio di Bonifica della Capitanata

Dovranno comparire davanti al gup il prossimo 5 dicembre. Truffa il capo di imputazione. Tutto è partito dalla denuncia di un dipendente dell'ente, stanco di dover sostituirsi ai colleghi assenteisti

Dieci dipendenti del Consorzio di Bonifica di Capitanata dovranno comparire davanti al gup del Tribunale di Foggia il prossimo 5 dicembre. Truffa è il capo di imputazione per cui sono stati rinviati a giudizio. Circa trenta gli episodi di assenteismo che vengono contestati agli stessi. Una notizia fino a qualche tempo fa secretata ma che oggi, con il rinvio davanti al giudice Protano, esplode in tutta la sua gravità, coinvolgendo l’ente foggiano.

A chiarire i termini della vicenda giudiziaria a Foggiatoday è l’avvocato Luca Castello, legale di Matteo Pio Ciavarella, autore degli esposti alla Procura di Foggia che hanno dato il via all’indagine investigativa che ha poi portato sul banco degli imputati per assenteismo ben dieci persone.

La prima denuncia formale alla magistratura il signor Ciavarella la fa a fine 2015, una seconda ad inizi 2016. Adibito a mansioni di custode, il dipendente in questione era stato dislocato presso gli impianti di “Palude grande” e “Palude Lauro” con le funzioni di idrovorista. “Ed il suo lavoro, racconta l’avv. Castello, si protraeva praticamente h24 perché nessuno mai degli operatori adibiti a stesse mansioni si recava sul posto di lavoro per la turnazione. Il mio assistito lavorava in solitudine, scontrandosi con un assenteismo dilagante”. Diverse le segnalazioni che Ciavarella avrebbe fatto al Consorzio fino a che, esausto, si sarebbe rivolto alla magistratura. “E’ stato in quel momento che, tramite l’installazione di videocamere ed appostamenti, la Guardia di Finanza, attraverso una certosina attività ispettiva durata qualche mese, ha ritenuto verificata la sussistenza dei presupposti dell’assenteismo da parte di una decina di dipendenti dell’ente”.

“La cosa grottesca – continua Castello- è che quando il Consorzio, più volte sollecitato ad intervenire presso i dipendenti, nota le telecamere in zona Palude Grande, ne addebita la responsabilità dell’installazione al signor Ciavarella, licenziandolo in tronco. Solo a seguito di comunicazione della Procura a restituire i congegni, comprende che era in corso una attività di indagine. Pertanto abbiamo avuto buon gioco a chiedere ed ottenere il reintegro sul lavoro di Ciavarella. Spiace dire che da quel momento è partita una fastidiosa campagna mobbizzante nei suoi confronti, tant’è che pende un procedimento dinanzi al Tribunale del Lavoro”.

La cosa che più fa specie, secondo Castello, è il fatto che nei confronti dei dipendenti assenteisti non sia mai stato elevato alcun provvedimento disciplinare, neanche quando ,durante l’attività di indagine, ai dieci dipendenti sono stati sequestrati in via cautelare i conti correnti (ipotizzandosi il danno erariale a carico della P.A.).

Per il momento, tuttavia, val la pena sottolinearlo, sul banco degli imputati salgono solo i dieci dipendenti del Consorzio di Bonifica. Dovranno rispondere di truffa, art. 640 cp.

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