Minacce e incalzanti richieste di interessi, vedova sporge denuncia: condannata 'strozzina'

Uno dei casi più inquietanti che si è trovata ad affrontare la fondazione Buon Samaritano presieduta dall’ing. Pippo Cavaliere. Sei anni e mezzo all’imputata

Immagine d'archivio

Si è concluso in tempi brevissimi, a distanza di poco più di un anno dalla denuncia, il processo a carico di un’imputata per il reato di usura. La prima sezione penale del Tribunale di Foggia, presieduta dal giudice Maria Mancini, ha emesso una dura condanna per il reato di usura, accogliendo così le richieste della procura della repubblica, della fondazione antiusura Buon Samaritano, rappresentata dall’avvocato Maria Laura Trisciuoglio, e della parte offesa rappresentata dagli avvocati Enrico Rando ed Andrea D’Amelio.

Per il presidente Giuseppe Cavaliere, “una tempistica così breve rappresenta l'ennesima dimostrazione dell'efficienza del sistema giudiziario quando le vittime dei reati di usura ed estorsione collaborano, creando così i presupposti per una più efficace forma di contrasto al dilagante fenomeno criminale”. Aggiunge l’ingegnere: “In relazione a quanto sopra, la Fondazione esprime il suo più vivo apprezzamento all'autorità giudiziaria ed alle forze dell'ordine per il prezioso servizio reso alla collettività”.

Anche in questa circostanza la Fondazione non ha esitato a costituirsi parte civile al fine di tutelare chi è vittima del grave fenomeno usurario, di violenze ed intimidazioni, ed al fine di sancire il primato di un diritto costituzionale, la salvaguardia della dignità dell'essere umano nella sua dimensione sociale.

Nel caso in questione, tra i più inquietanti che la Fondazione si è trovata finora ad affrontare, la vittima, una vedova sola ed indifesa, non potendo più fronteggiare le sempre più  incalzanti richieste di interessi, ripetutamente minacciata, persa ogni forma di dignità per le continue umiliazioni subite, si è ribellata ed ha sporto denuncia, una decisione che le ha consentito di riacquistare fiducia in se stessa e la dignità perduta e di guardare al futuro con la dovuta serenità.

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