Infermiere arrestato, verità o calunnia? Per Mangiacotti qualcosa non quadra: "Siamo con te"

Duro post su Facebook sul caso dell'infermiere in servizio da 35 anni a Casa Sollievo della Sofferenza, arrestato con l'accusa di violenza sessuale

Foto ANSA/ FRANCO CAUTILLO

Verità o calunnia? Questa la domanda che Giuseppe Mangiacotti, consigliere provinciale delegato Politiche del Lavoro e Formazione Professionale che per 27 anni ha prestato servizio a Casa Sollievo della Sofferenza come infermiere, pone rispetto all'arresto dell'infermiere in servizio da 35 anni compiuto dai carabinieri con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di una paziente.

Le accuse al CDA di Casa Sollievo

In circa 11 anni dell’attuale CDA di Casa Sollievo della Sofferenza, ci sono stati più di 100 provvedimenti disciplinari, quasi una dozzina di licenziamenti. In nessuno dei casi sopra menzionati è valso il principio del contradditorio dipendenti per la maggior parte infermieri condannati, prima ancora di essere ascoltati. Ma è mai possibile accettare che chiunque, possa dire qualunque cosa e dico nessuno dalla direzione sanitaria e amministrativa possa prima di comminare qualunque sanzione ascoltare i dipendenti? O meglio se ascoltati vengono ignorati? Ma poi perché vale la verità degli altri e mai quella dei lavoratori?

La maggior parte dei provvedimenti disciplinari per fortuna hanno avuto esito positivo per i lavoratori, i lavoratori licenziati tutti reintegrati. Orbene, vi chiederete, come mai se ci fosse stato un motivo reale, i lavoratori sono stati tutti reintegrati? In più circostanze i nostri colleghi hanno dovuto subire anche aggressioni da parte dei familiari di utenti, sapete cosa gli hanno detto dalle direzioni “vi chiediamo di non sporgere denuncia“, come per dire al danno la beffa. I professionisti sanitari lavorano in un clima di terrorismo psicologico. L’infermiere in particolare, ma tutti i professionisti sanitari di Casa Sollievo, lavorano con spirito di abnegazione professionalità e tanta umanità, sanno di lavorare nell’Ospedale di un Santo"

L'infermiere arrestato

"Ma veniamo all’episodio di questi ultimi giorni che ha interessato un collega infermiere che da 35 anni lavora nell’Ospedale di San Pio, persona professionale, integerrima, padre e marito esemplare, collega che ha rappresentato per diversi anni la professione presso il Collegio IPASVI, dirigente sindacale, sempre dedito all’aggiornamento professionale e al confronto. Per aver eseguito una manovra, tra l’altro anche infermieristica, gli viene affibbiato una “violenza sessuale”? Mi domando e dico una persona che avesse voluto compiere un simile atto, secondo voi, lo faceva alla presenza di altri pazienti o avrebbe approfittato per appartarsi in medicheria o in un bagno? E ancora, una paziente tra l’altro anch’essa professionista sanitaria, perché sapendo che tale manovra non era di competenza infermieristica non si è ribellata? Poteva semplicemente dire mi chiami il medico!

Poiché è stata, lei ha sollecitare l’intervento dell’infermiere che trovandosi in camera a effettuare la terapia, non ha esitato a rispondere alla chiamata di aiuto. Invece ha atteso che l’iter terminasse, poi ha esposto prima in direzione sanitaria e poi in caserma denuncia per violenza sessuale. Orbene secondo voi non vi è qualcosa che in tutto questo non quadra?

Dopo poco tempo dall’accaduto addirittura si passa dal essere in servizio dell’infermiere, alla sospensione cautelare immediata! A ciò dopo qualche giorno si aggiunge il licenziamento e non ultimo il tracollo con gli arresti domiciliari".

"Crediamo nella sua innocenza"

"Noi crediamo fermamente nell’innocenza del collega, avremmo gradito da parte dei rappresentanti del nostro ospedale e in particolar modo dell’Ufficio SAD, che ben conoscono il nostro collega, un po’ di fiducia, ma come al solito la nostra parola non vale nulla a cospetto di chi va a proferire qualunque cosa in direzione. Dove sono le parti sociali cosa fanno per tutelare i diritti dei lavoratori?

E ancora, mi rivolgo a tutti i colleghi omertosi, parlate, difendete il vostro collega, perché vedete oggi è toccato a lui inciampare in una accusa ingiusta “domani potrebbe toccare a voi”.

Non da ultimo mi rivolgo a coloro che hanno approfittato dell’episodio per screditare in primis la persona, il professionista, il marito il padre, la professione e l’ospedale di San Pio nel quale si rivolgono migliaia di utenti giornalmente, proprio perché sanno di essere in mani di professionisti eccellenti, prima di condannare qualcuno aspettate che sia accertato un eventuale reato, altrimenti non fate informazione ma solo sciacallaggio.

Carissimo noi tutti colleghi, amici siamo con te e convinti della tua buona fede e innocenza e non ti abbandoneremo"

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