Chioschi abusivi a Foggia, condannato ex dirigente comunale: 1 anno e 4 mesi di reclusione

La faccenda risale agli anni 2015-2016 e riguarda le autorizzazioni del Comune di Foggia all'installazione temporanea di chioschi in città. Oltre ad Stanchi, ondannati anche altri tre soggetti

Un anno e 4 mesi di reclusione. A tanto il giudice dell’Udienza preliminare  del Tribunale di Foggia, Manuela Castellabate, ha condannato in primo grado l’ex dirigente del settore Annona del Comune di Foggia, Antonio Stanchi. E’ quanto si legge nel dispositivo recante data 1 aprile 2019, le cui motivazioni devono ancora essere depositate. La condanna in primo grado (pena sospesa) si è avvalsa dello sconto di pena prevista dal rito abbreviato per cui ha optato l’ex funzionario comunale. La faccenda è quella risalente a tre anni fa delle autorizzazioni “illegittime”, secondo la Procura, all’installazione in città di chioschi per far fronte all’abusivismo commerciale. Assieme a Stanchi, sono stati condannati altri tre soggetti a mesi sei di reclusione per reati afferenti, tra gli altri, alla abusiva occupazione di suolo. Tutti dovranno pagare le spese processuali.

L’indagine, come si ricorderà, fu avviata dalla Procura nell’aprile del 2015, dopo il rilascio da parte del dirigente del Servizio Attività Economiche del Comune di Foggia di sei autorizzazioni temporanee al commercio su aree pubbliche per la durata di mesi sei rinnovabili, in favore di esercenti di attività commerciali spesso non dotati di autorizzazioni al commercio idonee o con autorizzazioni scadute, privi dei requisiti morali perché pregiudicati e comunque privi del certificato antimafia perché mai richiesto alla Prefettura. In tali autorizzazioni si disponeva che si potessero realizzare su aree pubbliche (marciapiedi e parcheggi comunali) strutture in legno lamellare aventi dimensioni e caratteristiche meglio definite nei progetti allegati alla domanda  presentata  dagli interessati e asseverata attraverso la relazione di un tecnico di fiducia (per tutti i richiedenti formulata e firmata dal medesimo architetto).

I manufatti, pur non essendo dotati per caratteristiche strutturali e funzionali della natura di opere precarie, venivano realizzati in assenza delle autorizzazioni edilizie previste da legge. Alla emissione delle autorizzazioni al commercio e all’occupazione del suolo pubblico seguiva, tra la fine del mese di aprile e l’inizio del mese di maggio (in un solo caso l’autorizzazione viene rilasciata in giugno con immediato inizio dei lavori fra fine giugno e luglio), l’immediata edificazione dei chioschi sulle aree indicate.

Gli operatori accertarono che molti dei manufatti erano stati realizzati con cubature persino superiori a quelle assentite con le (illegittime) autorizzazioni al commercio e posizionati in violazione delle norme del Codice della Strada. Gli inquirenti accertarono inoltre che, alla scadenza dei sei mesi di efficacia delle autorizzazioni, i manufatti non erano stati rimossi e continuavano ad occupare il suolo pubblico con la prosecuzione dell’attività commerciale. I titolari delle autorizzazioni furono indagati per i reati di abuso edilizio e di occupazione di suolo pubblico.

La vicenda fu alla base della frattura politica dell’ex assessore Jenny Moffa con l’amministrazione,  che risultò insanabile anche per il rilascio delle autorizzazioni “che contrastavano con ogni branca dell’ordinamento che disciplina il commercio in aree esterne” disse all'epoca, aggiungendo che l'aveva evidenziata in PEC al dirigente, al sindaco ed al segretario generale”. “Dissentii dal sindaco e da quel provvedimento perché si presentavano come una “sanatoria”, ossia degli “abusi regolarmente autorizzati” disse all’epoca dei sequestri Moffa. 

“Rivendico la bontà dell’atto di indirizzo approvato alla unanimità dalla Giunta comunale, e proposto dall’allora assessore alle Attività Economiche, Eugenia Moffa, nell’aprile dello scorso anno, quando si disegnò il primo step del percorso finalizzato ad individuare le nuove aree mercatali e ad eliminare dalle strade della città lo spettacolo di bancarelle e chioschi abusivi dopo dieci anni di completo immobilismo -replicò il sindaco Landella-. È di tutta evidenza che il materiale rilascio delle autorizzazioni non apparteneva e non appartiene alle competenze dell’organo politico”. Landella aggiunse anche di aver sollecitato il dirigente del servizio ‘Attività Economiche’ ed il segretario generale a verificare la coerenza delle autorizzazioni rilasciate con le prescrizioni contenute nell’atto di indirizzo licenziato dall’esecutivo comunale: “Un’attività di verifica che per la sua complessità ha ovviamente comportato una tempistica non breve e che ha portato, nell’ottobre scorso, il segretario generale, alla luce dei profili di illegittimità palesati e recependo anche le indicazioni della Prefettura di Foggia, a sollecitare il dirigente affinché provvedesse a revocare in autotutela le autorizzazioni rilasciate”.

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