Scacco al mercato "libero" dello spaccio, smantellati quattro gruppi che "non si pestavano i piedi": sette arresti

Emerso un quadro di “libero mercato”: i gruppi di spaccio, benché rivali tra loro, riuscivano a convivere pacificamente, tanto ampio era il mercato e vasta la platea dei clienti: dall’operaio al professionista, passando per la prostituta che offriva sesso e droga

La conferenza stampa

Quattro gruppi, indipendenti tra loro, e attivi nel mercato dello spaccio di San Severo. Sono stati tutti smantellati, all’alba di oggi, nell’ambito dell’operazione antidroga ‘Udor’, messa a segno dagli agenti del Commissariato cittadino e della squadra mobile di Foggia, a conclusione di una attività investigativa coordinata dalla Procura di Foggia, che ha portato all’esecuzione di 7 misure cautelari (6 in carcere e una ai domiciliari), nei confronti di altrettanti soggetti accusati di accusati di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti.

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Quello emerso in appena tre mesi di indagini - da febbraio a maggio del 2018 - è un quadro di “libero mercato”, in cui i gruppi di spaccio attivi in città, benché rivali tra loro, riuscivano a convivere pacificamente. Tanto ampio era il mercato e vasta la platea dei clienti che era impossibile “pestarsi i piedi”: dall’operaio al professionista, passando per la prostituta che, su richiesta, accanto alla prestazione sessuale offriva anche la consumazione di stupefacente. Hashish, marijuana, cocaina ed eroina le sostanze trattate, delle quali sono state sequestrati ingenti quantitativi.

Le indagini hanno quindi permesso di ricostruire i traffici delittuosi posti in essere dagli indagati, che avevano creato su San Severo un vero e proprio mercato della droga. Le attività sono iniziate a seguito di un semplice controllo su strada operato nel gennaio 2018 nei confronti di Daniele Gemma, classe 1989, trovato in possesso di circa mezzo chilo di eroina, oltre a una discreta quantità di denaro. D’intesa con la Procura della Repubblica di Foggia, la polizia ha raccolto ulteriori elementi e sono state quindi individuate persone dedite alle attività di compravendita di sostanze stupefacenti, accertato il loro modus operandi, i luoghi di spaccio, i clienti e le fitte relazioni con gli stessi indagati: gli assuntori  spesso provenivano da fuori città, le ordinazioni di droga avvenivano spesso per telefono (“un catalogo” o “un litro di latte” in base al tipo di stupefacente desiderato). Sono stati identificati anche una trentina di acquirenti e 25 persone sono state denunciate o segnalate al Prefetto per illecito amministrativo.

Le attività si sono basate soprattutto sulle intercettazioni telefoniche, corroborate da numerosi riscontri, che hanno permesso di sequestrare anche diverse quantità di stupefacente (50 gr. cocaina, 18 kg hashish, 500 gr. eroina, 14 kg marijuana). Il riscontro più importante è stato il sequestro di droga operato nel maggio dello scorso anno, ai danni di tale Vincenzo Bevilacqua, a cui sono stati sequestrati 30 chili di marjuana e hashish presso un locale in uso al predetto, ritenuto luogo di deposito dal quale gli indagati prelevavano la droga.  L’indagine si è concentrata su quattro gruppi di persone tutte dedite allo spaccio di stupefacenti. Un primo gruppo riguardava Forte Nicola – Florio Raffaella – Santarelli Giuseppe: il primo svolgeva il ruolo di “capo”, mentre la moglie Raffaella e il “fido” Giuseppe Santarelli erano i suoi più stretti collaboratori e lo aiutavano nella gestione della vendita dello stupefacente.

Dalle attività di indagine sono emerse altresì delle responsabilità penali a carico di La Pietra Matteo, che agiva in un altro gruppo, dove svolgeva la mansione di pusher, nel senso che portava la droga agli acquirenti per conto di terze persone. Ad un terzo gruppo appartenevano invece Bocola Juri e Russo Matteo, anche questi con ruoli di intermediazione e consegna dello stupefacente, anche direttamente a casa dell’acquirente. Altro indagato e sottoposto agli arresti domiciliari è tale Florio Leonardo, soggetto avulso ai predetti gruppi, che svolgeva le attività di spaccio in proprio. In merito ai tratti caratteristici dei gruppi, è possibile stabilire che al loro interno vi erano persone legate fra di loro, a volte secondo un vincolo familiare, a volte solo amicale, il cui fine era quello di porre in essere attività delittuose in materia di cessione di sostanze stupefacenti.

Il rodato modus operandi prevedeva per tutti i gruppi che il cliente facesse l’ordine al telefono; ovviamente si parlava in modo criptico, tipico degli ambienti malavitosi; poi la dose veniva ceduta o direttamente presso l’abitazione degli indagato o talvolta veniva portata a domicilio. Dall’indagine è emerso che le attività di spaccio e di approvvigionamento avvenivano in modo “liberalizzato”: non sono emerse, quindi, spartizioni territoriali fra i vari gruppi, che potevano agire senza vincoli di sorta. Gli appartenenti al gruppo non erano soggetti a imposizioni e/o affiliazioni: ogni spacciatore non risultava legato in modo indissolubile ad un sodalizio criminoso. Non vi erano restrizioni neanche per le tipologia di droga che si doveva mettere sul mercato. Dall’attività investigativa è emersa una coppia di clienti, un uomo e una donna, che compravano droga da tutti i gruppi. La donna esercitava la professione di prostituta presso la sua abitazione, che condivideva col compagno e due figli minori. Dalle attività di monitoraggio è emerso che la donna, oltre che a prostituirsi, offriva anche un servizio completo, nel senso che alla prestazione sessuale si aggiungeva la cessione di droga ai numerosi clienti in occasione delle prestazioni sessuali della donna.

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