"Addio Lucera, vado e basta. Vincerò (altrove) la mia battaglia contro i ladri di futuro"

La lettera di Luigi Montuori, Campione del mondo di Pizza Fritta nel 2018, indirizza idealmente alla sua Lucera, città che si lascia alle spalle in cerca di un futuro migliore. "È arrivato il momento che anch'io diventi almeno un numero. Mi costerà tanta fatica trasformarlo in un'identità, ma ce la farò"

Luigi Montuori

Una lettera amara eppure carica di speranza. È quella che il giovane Luigi Montuori, Campione del mondo di Pizza Fritta nel 2018, indirizza idealmente alla sua Lucera, città che - suo malgrado - si lascia alle spalle in cerca di un futuro migliore.

Luigi, racconta a FoggiaToday, ha lottato tanto per porre le basi della sua vita nella sua terra. Ma non ci è riuscito. "I motivi sono tanti", spiega. Sintetizzando, si va dalla scarsa considerazione del lavoro altrui (lavoratori sottopagati, stipendi perennemente in ritardo, posizioni lavorative inferiori alle competenze acquisite) alla mancanza di opportunità e incentivi per i giovani. "Nei prossimi vent’anni, un giovane meridionale su quattro se ne andrà. Io sto per farlo. Qui vedevo ancora il mio futuro come una carta bianca sulla quale disegnare di tutto, pensavo a fare della mia vita un’opera d’arte. Ora, invece di impostare questo mio domani, imposto il curriculum da mandare in giro". E allora, zaino in spalla in cerca di un futuro migliore, Luigi saluta la sua città.

"E no, non vado a divertirmi. Vado e basta", scrive Luigi. "È la mia battaglia, la prima che vincerò, contro i ladri di futuro. Ho combattuto in questi anni, ci ho provato, ma non ci sono riuscito. E l'elemosina no, non la so chiedere, non la voglio chiedere. Da qui me ne vado, la coppa del mondo del 2018 di pizza fritta l'ho presa qui nella nostra città, e tutti i giorni speravamo, ci illudevamo, che potesse cambiare qualcosa. Si è cambiato. È sempre peggio. Ma ho la testa dura che oggi, forse, non è matura ma sfatta dai troppi no, dall'indifferenza, da quel senso di solitudine di fronte a quella vita che t'aspetta ma che non sai ancora come sarà, come potrebbe essere. Ed allora via. Sono stanco di leggere numeri di cui non faccio parte, quello svuotamento del Sud, quella fuga dei suoi giovani, dei suoi talenti. È arrivato il momento che anch'io diventi almeno un numero. Mi costerà tanta fatica trasformarlo in un'identità, possibilmente non solo produttiva, ma ce la farò. Non è una resa. È il contrario. Non ho colpe. Vado incontro alla vita. Passo di lì, per altre terre, per andare oltre. Grazie di tutto Lucera, il tuo campione".

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