La gioia dura poco, donne dei container in alloggi "sgarrupati" (e uno già occupato). Landella: "Sappiate accontentarvi"

Emergenza casa, la guerra tra poveri è servita. Occupato uno dei sette alloggi Arca già assegnati agli abitanti dei container. Parte la controffensiva della Prefettura. Prime case da ristrutturare.

Le donne dei container in Prefettura

Catapecchie non ne vogliono, dopo quasi quindici anni in una casa di latta. Gli abitanti dei container di via San Severo a Foggia non hanno alcuna intenzione di passare da una topaia all'altra. Una delle famiglie assegnatarie dei primi sette alloggi rimediati dall'Arca Capitanata ha riconsegnato le chiavi: "Non sono agibili. Sono case da ristrutturare completamente, senza termosifoni - lamenta una delle battagliere mamme - Non sono a norma. Mi hanno detto che servono trentamila euro di lavori. La casa che mi hanno assegnato ha ottant'anni. Non è abitabile, non posso portarci mia figlia". Descrivono appartamenti "sgarrupati", senza caldaie, fili scoperti e soffitti bucati. 

Michela, chiavi in mano, si è ritrovata una famiglia già in casa, che ha occupato abusivamente uno dei sette appartamenti considerati liberi e disponibili. Le operazioni di sgombero risultano difficili, considerata la presenza di minori. La guerra tra poveri è servita. Dignità è la parola ricorrente, un motto, tra le donne capeggiate da Giulia, paladina dei diritti dei baraccati, una delle prime a lasciare il campo, ma il cuore è rimasto lì: "Non si può chiedere a queste persone di passare da un degrado all'altro. La gente non può aspettare più, dovevano uscire tutti già il 12 febbraio".

E il suo pensiero corre pure ai consimili del Campo degli Ulivi e dell'ex Distretto, nel limbo di una città che cerca case popolari come il pane. Nel prefetto Raffaele Grassi hanno trovato un interlocutore particolarmente disponibile al dialogo e oggi sono tornate all'Ufficio Territoriale del Governo, placcate a vista da polizia e carabinieri, per il timore di sommosse. La Prefettura si è impegnata a scongiurare altre occupazioni abusive. Le loro case saranno "sorvegliate". È stato prospettato - secondo quanto riferito dalle famiglie- anche un vertice con l'Arca e il Comune per accelerare le operazioni di smantellamento del campo.

L'Amministratore Unico dell'Agenzia regionale per la casa Donato Pascarella, che non si sottrae al confronto ormai periodico con le agguerrite donne dei container, ha promesso che le condizioni dei prossimi alloggi saranno verificate preventivamente, e nelle abitazioni già assegnate, a stretto giro, saranno effettuati i necessari lavori: "Dovete vivere dignitosamente, come prevede il decreto del Presidente della Regione Puglia", si sono sentite rispondere dal numero uno dell'ex Iacp, consapevole che il clima stia diventando incandescente. Entreranno in quelle case solo quando saranno pronte. "Stanno lavorando sodo", devono ammetterlo anche i residenti dei container. 

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A fare la voce grossa è il sindaco Franco Landella, stritolato da anni dall'asfissiante ed endemica emergenza abitativa: "È normale che avremmo tutti gradito un'allocazione diversa, in un immobile nuovo. Ma se non sono stati realizzati alloggi in questi anni e c'è una situazione emergenziale con un'ordinanza, emessa in considerazione delle gravi criticità determinate dalle condizioni igieniche, sanitarie e di sicurezza, che li va a ricollocare in case dignitose, penso che ogni protesta sia inopportuna. Chi non è contento forse non si rende conto che alcuni soggetti non erano neanche ai primi posti della graduatoria delle case popolari. Lo stato di emergenza e l'ordinanza hanno consentito che avessero un'abitazione dignitosa prima degli altri. Penso che nella vita ci si debba anche saper accontentare rispetto al quadro generale di un grave stato di crisi abitativa". 

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