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Dalla vittoria di Bari al silenzio stampa: cronaca di un inizio di stagione da dimenticare

Per il Foggia Calcio appena cinque punti in altrettante partite. Cosa succede ai rossoneri di mister De Zerbi? "Servono cattiveria agonistica e umiltà"

Sembra passato un secolo da quella notte tra il 9 e il 10 agosto, quando quasi 3mila persone in giubilo si affrettarono a riempire la tribuna dello Zaccheria per acclamare il Foggia di De Zerbi. Si festeggiava la scintillante vittoria in casa dei cugini baresi, negata al pubblico rossonero da un prefetto un po’ troppo zelante.

Due mesi e mezzo dopo sembra di vivere un’altra storia, di un’altra squadra, in un’altra epoca. Di quella squadra che esaltava una città intera, indotta a pensare che finalmente il sogno della serie B potesse essere cullato senza rischio di illusioni, è rimasto poco. Cinque punti nelle prime cinque partite sono un bottino onesto per una squadra che parte con l’ambizione di evitare i playout. Invece si parla del Foggia, di una formazione tra le favorite per la vittoria finale o quanto meno per il raggiungimento dei playoff.

La scelta comunicata dalla società nella giornata di ieri, di adottare il silenzio stampa, è solo l’acme di un periodo nero, che forse è cominciato proprio dopo l’impresa di Bari. Scelta discutibile, forse dettata dalla voglia di tenere lontane le polemiche dei giornali e di quella fetta del tifo piuttosto umorale, che nel post Bari-Foggia era allo stadio a festeggiare, e che dopo la sconfitta di Pagani si lasciava andare a sfoghi piuttosto coloriti.

DA OUTSIDER A FAVORITA – Ma cosa è accaduto al Foggia? Perché non gioca più con la spensieratezza dello scorso anno? E’ solo questione di uomini? Bastano gli infortuni di Floriano, Viola e Quinto a spiegare l'inizio balbettante? Forse De Zerbi ha sbagliato gli acquisti? Davvero come maligna qualcuno, certi giocatori si sentono sazi per i contratti pluriennali appena sottoscritti? Forse tutte queste risposte possono avere un fondamento di verità. Il motivo principale, tuttavia, è più facile trovarlo altrove.

Lo scorso anno il Foggia, orfano di Padalino, decise di scommettere su un allenatore semi-esordiente, senza ancora il patentino, con un’esperienza di qualche mese in serie D. Da giocatore aveva esaltato lo Zaccheria con le sue magie, da allenatore il consenso era tutto da conquistare. Con innesti nuovi (tra i quali le scommesse Sarno e Iemmello), pur mantenendo in rosa il nucleo storico dei foggiani, la squadra pian piano ha cominciato a macinare gioco, segnare gol, guadagnare punti, conquistare la platea. Il Foggia di De Zerbi, da squadra che partiva con l’obiettivo di fare una buona stagione e niente più, si è trovata presto a strizzare l’occhio alla zona playoff, occupata per una fetta di stagione, persa nelle ultime giornate.

L’entusiasmo è rimasto, e con esso è cresciuta la convinzione che con quattro cinque innesti di valore e comprovata esperienza, questa squadra sarebbe riuscita a fare il salto di qualità, ad alzare l’asticella. Detto fatto. Dopo una travagliata trattativa, che ha portato al cambio di proprietà, e alla permanenza di De Zerbi e Di Bari, sono arrivati i famosi innesti pretesi dal tecnico. Da Coletti a Floriano, passando per il ritorno di Iemmello. Le sfide vittoriose di Coppa Italia, ivi inclusa la sconfitta di Verona, hanno corroborato le convinzioni, accresciuto l’entusiasmo. L’inizio di campionato ha raccontato tutt’altro. E allora? Allora succede che lo scorso anno la squadra non aveva l’obbligo di arrivare tra le prime tre, a differenza di quest’anno. Giocare senza aver molto da perdere è più facile. Giocare da favorita, conscio che un fallimento non sarebbe accettabile, ti porta maggiori pressioni, l’arroganza inconscia di chi si sente più forte senza doverlo dimostrare, oppure per converso la paura di non riuscire a vincere.

I PRECEDENTI – Quanto ha raccontato l’ultimo campionato di serie B è la dimostrazione più plastica: la vincitrice del campionato e la seconda classificata, erano tra le meno favorite. Una squadra reduce da una salvezza tranquilla, il Carpi, e una neopromossa dalla Lega Pro, il Frosinone. Invece il ben più attrezzato Bologna, dopo un cambio di allenatore, ha dovuto conquistare la massima serie con dei soffertissimi playoff, superati anche con il forte consenso della buona sorte. Il favorito Bari ai playoff non c’è manco arrivato, il Latina si è salvato all’ultima giornata.

RISCATTO – Spesso accade questo: è più facile salire senza pressioni, partendo da un livello base basso. Se si parte dalla cima di una scala, sopra c’è solo il soffitto, si può restare in cima, ma è più facile perdere l’equilibrio e cadere rovinosamente. E’ quello che sta accadendo al Foggia. La cura qual è? Riconquistare la serenità è l’unico modo per ritrovare se stessi, ma questo dipende dalla società, oltre che dall’allenatore e dai giocatori. La squadra vincente è quella che traduce la consapevolezza della propria forza in cattiveria agonistica e contestuale umiltà.

Chi scrive, è convinto che queste due ultime qualità appartengano alla squadra e soprattutto all’allenatore. E siamo convinti che Roberto De Zerbi sia l’unico allenatore che possa condurre nuovamente il Foggia verso ambienti più consoni alla propria tradizione. Per questo scappa un sorriso di fronte a certe voci lanciate da una stampa fantasiosa (De Zerbi in bilico e Braglia candidato alla sua panchina) così come cresce il dispiacere dinanzi alla decisione della società di adottare il silenzio stampa, una forma di sconfitta soprattutto per gli addetti ai lavori. Se sia la scelta migliore lo diranno i risultati, a partire dall’enigmatico derby di domenica prossima allo Zaccheria contro il Lecce, anch’esso protagonista di una partenza non esaltante. Da parte nostra, si può solo cercare di comprenderlo, auspicando un cambio di rotta. Come l’Italia di Bearzot, che col silenzio stampa ha vinto un Mondiale.

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