Vitale non basta, il Foggia cade ancora allo 'Zac': D'Angelo e Santaniello trascinano l'Avellino

La squadra di Braglia si impone 2-1 nel posticipo del turno infrasettimanale. Brutta partita della formazione rossonera ridestatasi solo nei minuti finali dopo il gol di Vitale

Troppo pochi gli ultimi 5 minuti di confuso assalto per raddrizzare una serata storta. Troppo poco per riabilitare un'ora e mezza di nulla, o poco più. Il Foggia becca il terzo insuccesso consecutivo, arrivato ancora con il punteggio di 1-2. E se con Bisceglie e Catanzaro si poteva recriminare sugli episodi, stavolta è difficile appigliarsi a qualcosa. Meglio, molto meglio l'Avellino, che pure non ha sciorinato il proverbiale calcio champagne e si è permesso il lusso di rinunciare per oltre un'ora a Fella e Maniero senza che la squadra ne risentisse. Tanto, troppo da lavorare per Marchionni, che dovrà capire e spiegare la preoccupante involuzione della squadra oltre ad alcune scelte negli uomini.

Di 'sti tempi giocare a porte chiuse o con poco più di 300 persone (come stasera) può avere i suoi lati positivi. Perché vien difficile pensare che con uno Zaccheria pieno, alla fine della prima frazione i calciatori rossoneri sarebbero usciti dal campo accompagnati dagli applausi. E sarebbe stato ancora più difficile provare a biasimare le loro rimostranze. Dopo 8 mesi di chiusure causa Covid, i tifosi tornati allo ‘Zac’ avrebbero meritato uno spettacolo diverso. Il Foggia che si presenta di fronte all'Avellino è senza fuor di dubbio il più brutto della stagione. Squadra senza capo né coda, non tanto per la scelta degli uomini (peraltro quasi obbligata anche a causa della defezione dell'ultim'ora di Rocca), ma per la scarsissima qualità delle proposte. Il 3-5-1-1 con Curcio alle spalle di D’Andrea, di manovriero non ha nulla e di insulso ha tutto. La mancanza delle idee anche più banali è certificata dalla ricerca smodata ai limiti del parossismo del lancio lungo, anche quando ci sarebbe la possibilità di partire dal basso e imbastire l'azione. È brutto da dire, ma più passa il tempo e più il Foggia di Marchionni assomiglia al Foggia di Corda. Solo che adesso si gioca in serie C. Se poi anche Curcio appare in giornata no, allora diventa davvero dura impensierire l'Avellino di Braglia. Eppure, l'ex tecnico rossonero si era rivelato benevolo nei confronti della sua ex squadra lasciando in panca sia Fella (oggetto dei desideri rossoneri di fine estate) che Maniero. Tuttavia, la squadra irpina ha molto più senso. Ben orchestrata da De Francesco, che fa girare bene la palla e velocemente, e con le due punte Bernardotto e Santaniello in costante movimento a incrociarsi e scambiarsi posizione. Braglia è anche lesto a stanare le primi criticità palesate dalla squadra, quando Burgio si fa incenerire da un affondo di Kalombo e dopo qualche minuto va a farsi ammonire. Dentro un altro ex, Adamo, che si rivelerà decisivo. L'esterno sarà autore del tiro-cross da sinistra corretto sotto porta da D'Angelo. Ma è evidente la topica di Kalombo che fallisce un banale controllo in area, spianando la strada all'avversario. L’errore esiziale cancella ogni tipo di certezza nell’esterno, che va completamente in bambola inanellando errori da primi giorni di scuola calcio. Persa la bussola, persa la titolarità nella ripresa.

SECONDO TEMPO – C’è Ndiaye a sinistra, con Di Masi che viene dirottato sul versante opposto, mentre Marchionni si rigioca la carta dei tre attaccanti rinunciando a Raggio Garibaldi per Dell’Agnello. Ma, come già detto, non è un problema di uomini, quanto di idee. Oltretutto, la cronica allergia al fraseggio rende assai inutile l’impiego del tridente. L’Avellino da par sua gioca sul velluto e appare fin troppo lezioso negli ultimi venti metri, malgrado le incertezze sempre più imbarazzanti della difesa. Alla fine, deve pensarci Gavazzi a ‘risolvere la questione’, con un fallo di una inutilità imbarazzante, che costa il penalty (secondo consecutivo allo ‘Zac’) trasformato da Santaniello. La partita diventa una lunga ed estenuante corsa verso il novantesimo. Serpeggia la preoccupazione di un tracollo totale quando Braglia decide di schierare Fella e Maniero, e l’ex Bari va a un nonnulla dal tris. Marchionni scopre Balde (per l’impalpabile Curcio) e ripropone Vitale per Garofalo. Il fratellino d’arte tarda a farsi vedere, come chiunque in una squadra povera di idee. A dar brio al finale ci pensa però Ndiaye, che traduce in assist al bacio una verticalizzazione un po’ troppo lunga di Agostinone. Al centro Vitale pesca l’attimo giusto per inserirsi e trafiggere un Forte fino a quel punto del tutto inoperoso. Troppo tardi per tentare di ristabilire una insperata parità. L’Avellino trema, ma per fortuna il tempo è poco anche per il braccino corto del direttore di gara nella concessione del recupero. Ma, a voler essere onesti, sarebbe stato uno dei pareggi più ingiusti degli ultimi anni.   

Foggia-Avellino 1-2

FOGGIA (3-5-2) Fumagalli; Germinio, Gavazzi, Agostinone; Kalombo (1'st Dell'Agnello), Garofalo (36'st Vitale), R. Garibaldi (1'st Ndiaye), Gentile, Di Masi; Curcio (32'st Balde), D'Andrea (45'st Tascini). A disposizione: Di Stasio, Vitale, Ndiaye, Dell'Agnello, Tascini, Moreschini, Morrone, Lucarelli, Aramini, Pompa, Balde. All. Marchionni

AVELLINO (3-5-2) Forte; Ciancio, Miceli, Dossena (32'st Rocchi); Rizzo, Aloi, De Francesco, D'Angelo (26'st Silvestri), Burgio (26'pt Adamo); Santaniello (27'st Maniero), Bernardotto (27'st Fella). A disposizione: Pane, Pizzella, Tito, Silvestri, Fella, Errico, Rocchi, Adamo, Mariconda, Maniero, Bruzzo, Nicolic. All. Braglia

Arbitro: Bitonti; Assistenti: De Pasquale – Fraggetta

Marcatori: 35'pt D'Angelo (A), 18'st rig. Santaniello (A), 41'st Vitale (F)

Ammoniti: Burgio (A), Aloi (A), Curcio (F), Germinio (F), Ndiaye (F), Dossena (A), Vitale (F)

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