Il ritorno di Marino a Foggia: “Due anni pazzeschi. E che entusiasmo allo Zaccheria”

Il tecnico dello Spezia tornerà in Capitanata per la prima volta da avversario dopo il biennio da allenatore dei satanelli (dal 2002 al 2004) con i quali vinse il campionato di C2 nel 2003

Non viene a Foggia dal 2004, quando si concluse l’esperienza biennale alla guida del Foggia. Due stagioni gloriose, in particolare la prima, che vide il suo Foggia stravincere il campionato e ottenere l’agognato ritorno in serie C1. Era il Foggia di capitan Carannante, del jolly Mariniello e del motorino Brutto sulla destra, del geometra Catalano affiancato al giovane talento autoctono di Pazienza. Ma era soprattutto il Foggia dello scintillante tridente De Zerbi-Greco-Del Core.

Quel Foggia, che fece il record di vittorie consecutive (nove), battuto solo dal Foggia di Stroppa due stagioni fa, lo ricordano in tanti con grande affetto. Perché la squadra vinceva offrendo un calcio veloce, tecnico, esaltante come piace ai tifosi, che non hanno dimenticato la pacatezza e l’umanità, unite alle grandi capacità tecnico-tattiche, di Pasquale Marino.

Il tecnico siciliano, per la prima volta tornerà a Foggia da avversario, alla guida dello Spezia, squadra in salute e in lotta per un posto nei playoff. Speranze promozione che si scontreranno con la necessità di fare punti da parte dei satanelli, alla ricerca di una difficile, ma ancora possibile salvezza. Ecco perché Marino non sottovaluta la sfida di domani, anche perché il Foggia a Brescia ha dato segnali piuttosto incoraggianti: “Hanno subito gol su rigore peraltro dubbio, ma hanno disputato una grande partita. È una squadra che gioca a calcio, che ha un’identità ben definita. La penalizzazione ha influito sulla classifica, perché in condizioni normali lotterebbe per le posizioni di vertice”.

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Rimarca la qualità dell’organico: “Sono una squadra organizzata, sanno palleggiare e partire bene da dietro, poi davanti c’è l’imbarazzo della scelta, tra Iemmello, Mazzeo, Chiaretti e Galano. Senza dimenticare Kragl. Per me l’attuale posizione è stata causata in gran parte dalla penalizzazione”.

E poi c’è il fattore stadio che conta, perché di ambienti calorosi come lo Zaccheria non ce ne sono poi così tanti: “Hanno un pubblico passionale, il calcio è seguito tantissimo dai tifosi e dalla stampa. La città è sempre vicina alla squadra e si fa sentire soprattutto nei momenti di difficoltà”.

Le logiche della classifica contano più di ogni altra cosa, ma per Marino tenere in soffitta i ricordi non sarà mica così semplice. In un’intervista al Secolo XIX l’ex difensore del Foggia Roberto Carannante, capitano della squadra che vinse il campionato nel 2003, ha esaltato il calcio di Marino, a suo modo pioneristico: “Abbiamo generato un entusiasmo pazzesco. Ricordo quando accettai la proposta del Foggia, perché rimasi colpito dal calore di quell’ambiente già giocandoci da avversario quando allenavo il Paternò, davanti a oltre 15mila spettatori. Quando penso al Foggia mi vengono in mente tante cose, come la sfida col Brindisi quando allo stadio c’erano 22mila spettatori, e parliamo di una partita di C2, oppure quando in C1, dopo un pirotecnico 3-3 col Benevento maturato giocando quasi tutta la partita in dieci, fui accolto in sala stampa dall’applauso di tutti i giornalisti. È un momento che mi è rimasto impresso, fu qualcosa di straordinario”.

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