Lunedì, 2 Agosto 2021
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Martina Criscio, dalla Capitanata a Tokyo inseguendo un sogno: "Vorrei portare Foggia sul podio olimpico"

La sciabolatrice foggiana si prepara per l'appuntamento più importante della stagione, le Olimpiadi di Tokyo, nelle quali punterà a essere protagonista: "Abbiamo una squadra forte". Un pensiero alla sua Foggia: "Una medaglia sarebbe il coronamento di un viaggio. Una bella storia che darebbe lustro alla città"

Martina Criscio (Ph. Bizzi)

Il foggiano medio amante dello sport si nutre di due ingredienti abbastanza consolidati: pane e pallone. Eppure, di realtà nelle quali proliferano i talenti con risultati anche piuttosto lusinghieri, ce ne sono, e nemmeno poche. Malgrado tutto, si continua a definirli sport minori, a volte anche con un tono snobistico del tutto inopportuno. Perché non può essere il bacino di utenza o il giro di soldi che c’è dietro a definire uno sport maggiore o minore. O almeno, non dovrebbe essere così. Fortuna che, per quegli sport “minori” c’è un appuntamento grazie al quale è possibile prendersi un pezzo di gloria che, seppur circoscritta al periodo di durata dell’evento, può modificare i destini e la vita dell’atleta. Perché l’emozione che c’è dietro alla partecipazione a una Olimpiade e magari allo stare su un podio con una medaglia al collo, è indescrivibile, quasi ineffabile. In quel “pezzo di metallo” c’è tutto: patriottismo, riscatto, sacrifici di una vita ripagati, ma c’è anche il desiderio di far emergere i connotati nobili del proprio territorio di origine, specie se martoriato dal malaffare, dal degrado. Disvalori che lo proiettano sulle prime pagine dei giornali tante, troppe volte.

“Sarebbe bello sentire il nome di Foggia sui giornali per qualcosa di bello. Avere una bella storia da raccontare che le dia un po’ di lustro”. Chi parla è Martina Criscio, una delle punte di diamante della sciabola femminile, pronta a partire per le Olimpiadi di Tokyo. Un anno dopo. Il Covid, come per gli Europei di calcio, ne ha posticipato l’inizio di un anno, dopo mesi di grandi incertezze. Dal ritiro di Roma, Martina si sta preparando per l’appuntamento fin qui più importante della sua carriera. È vero, c’era anche a Rio, ma come riserva. Adesso il suo status è cresciuto e non di poco.

Come stai?

“Bene, lavoriamo sodo. Ci stiamo facendo il mazzo (ride, ndr). Siamo in ritiro prima della partenza prevista per il 9 luglio. Poi ci alleneremo con la nazionale giapponese per una decina di giorni prima di entrare nel villaggio il 20”.

Si può dire che questa sia la tua vera prima volta?

“Sì, adesso è tutto un altro ruolo. Si sente di più il peso di questa competizione. Sono orgogliosissima anche solo di andare a Tokyo, di portare la mia storia, di rappresentare uno sport di provincia che a volte non viene valorizzato nel modo giusto. Sono fiera di questa “investitura” e sono contenta perché sono partita da una città piccola in cui spesso viene trascurato quello che c’è di buono”.

C’è chi va via, invece tu a Foggia sei nata, cresciuta e ti sei affermata

“Vero. Spesso si dice che per crescere e avere successo sarebbe stato meglio andare via. Ma questa è una piccola vittoria che condivido con il mio maestro Benedetto Buenza. Insieme abbiamo accettato questa sfida e la stiamo vincendo”.

Andare a Tokyo è già una vittoria, ma quali sono gli obiettivi di Martina Criscio?

“La ciliegina sulla torta sarebbe tornare da Tokyo con qualche medaglia al collo. Sarebbe il coronamento di questo viaggio, la possibilità di dire “ce l’ho fatta”, “si può fare e si può fare bene”. E sarebbe bello per una volta sentire il nome di Foggia associato a qualcosa di bello”.

Foggia è da sempre una città con una tradizione di schermidori non indifferente, eppure si parla sempre e solo di calcio. Quanto è frustrante per una atleta di un altro sport vivere questa condizione?

“Da un lato mi dispiace, però comprendo che il calcio sia uno sport molto popolare, più sentito. Non credo ci debba essere una competizione tra gli sport. Tuttavia, sarebbe bello se si cercasse di valorizzare quelle realtà in cui si affermano tanti atleti, penso a sport come il taekwondo dove c’è Maristella Smiraglia, ma anche altre palestre che si conoscono poco, ma in cui ci sono atleti di grande talento. Bisognerebbe trovare il modo per favorire una cooperazione tra questi sport, per trasmettere il messaggio che Foggia è una città di sport con atleti di alto livello. A Foggia la scherma, come fama è seconda solo al calcio, un po’ di risonanza ce l’abbiamo, ma mi piacerebbe che tutta la cittadinanza prendesse a cuore anche gli altri sport che danno lustro alla città”.

Tornando a Tokyo, quali sono gli avversari da temere?

“Ci sono grandi individualità, nella top four ci sono una francese, una ucraina e una atleta russa. A livello di squadre, invece, noi siamo competitive, siamo numero 2 del ranking e abbiamo già vinto l’oro ai Mondiali e agli Europei. A differenza di altre squadre che dipendono quasi esclusivamente da un’atleta di punta, che se non gira pregiudica il risultato del suo team, noi siamo tutte dello stesso livello. Questa è la nostra forza”.

Che anno è stato per te quello della pandemia?

“È stato molto difficile, come per tutti gli sportivi. La scorsa estate ci fu un barlume di speranza con le prime riaperture che mi hanno consentito di tornare ad allenarmi, poi a settembre ho contratto l’infezione da Covid che è durata più di un mese. Non è stato facile riprendermi sia psicologicamente che fisicamente, infatti ho perso un po’ la forma e ho rimediato un infortunio di cui mi porto ancora qualche strascico. Sto gestendo i carichi, ma la fiamma agonistica è sempre accesa. L’obiettivo mio e delle compagne è sempre lì chiaro e definito”.

È un bel momento per la scherma foggiana. Ci sono tanti giovani di talento

“C’è una piccola fabbrica di talenti sia provenienti dalla scuola di San Severo come Nardella (campione d’Europa Cadetti a Foggia, ndr) o Minischetti (campione mondiale under 20) che da quella di Foggia, e altri ancora stanno crescendo. Siamo in un ambiente di alto livello e chi c’è dietro emerge con più facilità avendo tanti esempi a cui ispirarsi”.

A Tokyo non sarai l’unica del Circolo Schermistico Dauno, ci sarà anche Michela Battiston

“Saremo in due all’Olimpiade. Situazioni del genere avvengono in realtà come Roma, Napoli o Frascati. È molto raro che una palestra come quella foggiana porti addirittura due atlete nella stessa squadra”.

A proposito di palestre, c’è una neonata Fondazione che ha posto l’obiettivo di riqualificare le strutture sportive della provincia. Quali sono i disagi che si affrontano in un territorio, con poche strutture e neppure messe bene?

“Noi abbiamo avuto la fortuna di avere una palestra al Circolo Schermistico Dauno costruita apposta per la scherma. Ovviamente, strutture migliori e all’avanguardia ci consentirebbero di allenarci in inverno o in estate senza morire di freddo o di caldo. Diciamo che quando ti trovi in certe situazioni fai crescere lo spirito di adattamento che viene fuori quando vai fuori in paesi con la stessa carenza di strutture”.

Non solo lo spirito di adattamento.

“No infatti. Alla fine, la mancanza di strumenti adeguati non ti impedisce di arrivare se hai voglia, capacità e spirito di sacrificio. Valori che ti tornano utili quando cresci ed entri nel professionismo. Certo, se da un lato si alimenta la fame agonistica, dall’altra paghi un gap rispetto ad atleti con strumenti e strutture che li rendono professionisti già in tenera età”.

Chissà, magari le Olimpiadi potrebbero essere determinanti in tal senso.

“Purtroppo, Foggia è una realtà in cui lo sport è stato messo un po’ da parte. Però credo che partecipare alle Olimpiadi, magari fare un buon risultato, potrebbe rappresentare l’abbrivio per una svolta a livello strutturale”.

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