Tra l’inferno e il paradiso, il futuro del Foggia nelle mani di Pedemonte

Se il gruppo del costruttore ligure Giovanni Pedemonte non rileverà il 100% della società e Casillo non si accollerà la massa debitoria di circa 5 milioni di euro, il Foggia fallirà e dovrà ripartire da zero

Novantadue anni di storia calcistica rischiano di essere cancellati. L’Unione Sportiva Foggia è a un bivio. Dal paradiso all’inferno in poco meno di 24 ore, i colori rossoneri attendono in purgatorio il loro destino.

Tra debiti, documentazioni, fidejussioni, garanzie, stipendi arretrati, stadio e progetti futuri, il calcio a Foggia sta vivendo una delle pagine più tristi del dopo Zemanlandia.

C’è poco da dire. Se il gruppo Pedemonte di Genova non rileverà il 100% della società e Casillo non si accollerà la massa debitoria di circa 5 milioni di euro, il Foggia fallirà e dovrà ripartire da zero.

In parecchi auspicano addirittura questo amaro destino. Eppure è trascorso appena un ventennio da quando il Pino Zaccheria si colorava di rossonero e sugli spalti non c’era angolo vuoto, nemmeno a pagarlo a peso d’oro.

Per i più calorosi, il Foggia era ed è una religione, motivo d’orgoglio di una città che non riesce a tirarsi su dalle sabbie mobili in cui è sprofondata. Ritaglio di tempo, gioia, passione, armonia, soddisfazione.

Tutto questo rischia di scomparire per un po’. Per evitarlo cosa manca? Le firme. I soldi per coprire gli stipendi arretrati ci sono, per la fidejussione pure. Per i debiti no, e appare difficile che la famiglia Casillo si accolli una massa debitoria che si aggira intorno ai 5 milioni di euro.

Nel frattempo i legali del gruppo del costruttore ligure stanno visionando la documentazione completa. Mongelli, invece, incrocia le dita e spera in un miracolo. Altrimenti si va “tutti a casa”.

Senza ombra di dubbio, quello di oggi è il giorno del dentro o fuori. Poi scorreranno i titoli di coda di una vicenda che da un punto di vista sportivo ha gettato nello sconforto la città, i foggiani e coloro che ricordano l’epopea del Foggia degli anni d’oro, quelli del boemo, del trio Signori-Baiano-Rambaudi e dell’indimenticato Franco Mancini.

 

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