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Foggia-Virtus Francavilla 1-1: le pagelle dei rossoneri

Rocca valore aggiunto, Fumagalli sempre sul pezzo. Ancora male la difesa e la fase difensiva. Le scelte iniziali di Marchionni non convincono

Certi problemi si risolvono con il lavoro. Vero, ma fino a un certo punto. Perché l'incapacità di portare gente in area, di metterla nelle condizioni di calciare a rete e di capitalizzare le occasioni - laddove si riesca a costruirle - è figlia non di un solo motivo. La messa a punto dei meccanismi offensivi è una spiegazione, non l'unica. Non si può ignorare, per esempio, la mancanza di un attaccante vero che la sappia mettere dentro, ma che sia anche in grado di catalizzare il gioco chiedendo la palla addosso, o di dettare la profondità, o ancora di incentivare lo scambio con i centrocampisti. Il che evidenzia la precarietà delle scelte fatte in sede di mercato. A questo, poi, si aggiungono le scelte del tecnico. Che anche con la Virtus ha puntato su D'Andrea, ottenendo risposte sempre e solo dal punto di vista dell'impegno. Ma l'impegno non sempre si traduce in gol se mancano certe qualità. È innegabile che l'infortunio di Naessens abbia accorciato ulteriormente una coperta già poco estesa di suo. Ma è altrettanto vero che il Foggia ha in panchina due attaccanti. Ignorarli sistematicamente (o quasi) per puntare su un giocatore che non vede la porta o addirittura su un centrocampista adattato è qualcosa che si fa fatica a comprendere, ancor di più ad accettare. Ci sono poi gli immancabili errori in fase difensiva. Contro la Virtus il Foggia ha preso gol in contropiede, ma solo l'imprecisione degli attaccanti avversari e le parate di Fumagalli hanno evitato che la rete si gonfiasse prima. In quel caso, sì, c'è da lavorare. La squadra deve acquisire la capacità di gestire i vari momenti della partita, capire quando è il caso di ricompattarsi e quando di alzare il baricentro per chiuderla. Tra due giorni si torna di nuovo in campo per recuperare il match con la Vibonese, dopo di che si andrà a Viterbo. Due gare alla portata dei rossoneri, sempre che si riesca a porre un freno agli errori e alle incertezze. 

Le pagelle di Foggia-Virtus Francavilla

FOGGIA (3-5-2) Fumagalli 6,5; Germinio 5,5 Gavazzi 5 Del Prete 5; Kalombo 6 Garofalo 5,5 (36’st Raggio Garibaldi s.v.) Salvi 5,5 Rocca 7 Di Jenno 5,5; D’Andrea 5 (19’st Balde 5,5) Curcio 6,5 (36’st Dell’Agnello s.v.). A disposizione: Vitali, Galeotafiore, Anelli, Ndiaye, Morrone, Lucarelli, Aramini, Pompa, Regoli. All. Marchionni 5,5

VIRTUS FRANCAVILLA (3-5-2) Crispino 6,5; Delvino 6 Caporale 6 Pambianchi 5,5 (39’st Sperandeo s.v.); Giannotti 6,5 Di Cosmo 6 Zenuni 5,5 (14’st Franco 6) Castorani 7 (39’st Mastropietro s.v.) Nunzella 5,5; Perez 6,5 Vazquez 6 (34’st Escuban s.v.). A disposizione: Costa, Sarcinella, Celli, Carella, Pino, Buglia, Ekuban, Calcagno, Puntoriere. All. Trocini 6,5

Arbitro: Luciani 6,5; Assistenti: Licari 6 Acanfora 6

Fumagalli 6,5 - Attento sul diagonale di Vazquez in avvio di ripresa. Salvifico alla mezz'ora su Vazquez. Nulla può sulla parabola di Castorani.

Germinio 5,5 - In palese affanno quando la mediana non protegge il terzetto difensivo e viene esposto all'uno contro uno.

Gavazzi 5 - A fine primo tempo una sua disattenzione rischia di costar caro. Guarda il pallone che Giannotti piazza dalla destra, ignorando Perez alle sue spalle. Ed è mal posizionato anche in avvio di ripresa nell'occasione che manda Vazquez a calciare a rete. Si riabilita parzialmente con un intervento prezioso nell'area piccola. Tuttavia, restano evidenti le insicurezze che continua a trasmettere al reparto. 

Del Prete 5 - È senza dubbio l'anello forte della tenera catena difensiva quando c'è da contrastare l'uomo, epperò anche lui spesso sbaglia i tempi dell'uscita. Non è un caso se le più pericolose ripartenze della Virtus si costruiscano proprio sul suo versante. 

Kalombo 6 - Molto più intraprendente rispetto alle ultime uscite, con leggere migliorie anche nella qualità dei cross. Andrebbe sollecitato di più.

Garofalo 5,5 - Sua la prima palla interessante del match, che D'Andrea gira a lato. Ha dei buoni tempi di inserimento, che però troppe volte vanifica sbagliando l'appoggio. Cala alla distanza (36’st Raggio Garibaldi s.v.

Salvi 5,5 - Al Foggia manca totalmente, o quasi, il filtro in mediana. E qualche colpa deve avercela per forza lui che dovrebbe condurre le operazioni.

Rocca 7 - Le incursioni, i dribbling e il gol, evidenziano ancora - ammesso che ci fosse bisogno di ulteriori prove - la scelleratezza della scelta di impiegarlo in attacco contro il Teramo. Riesce a dare un senso alla fase offensiva che altrimenti si reggerebbe solo sulle intuizioni di Curcio. Sul gol degli ospiti forse è lui che dovrebbe accorciare su Castorani, ma le colpe (della squadra) sono a : non bisognava concedere quella ripartenza.

Di Jenno 5,5 - Se Kalombo a destra punzecchia ripetutamente Nunzella, lo stesso non si può dire del collega di fascia opposta. Giannotti produce e inventa, Di Jenno arranca. E pure la qualità della proposta offensiva è piuttosto precaria. È alla sesta gara da titolare consecutiva. Forse dovrebbe rifiatare, ma dalle sue parti manca l'alternativa. 

D’Andrea 5 - Suo il primo tiro della partita, rigorosamente fuori dallo specchio. Davanti si danna l'anima, ma fa tanta, troppa confusione. La fiducia nei suoi confronti sta acquisendo i connotati dell'accanimento terapeutico (19’st Balde 5,5 - Gestisce male una ripartenza potenzialmente letale, sbagliando tempi e scelta del passaggio finale. Ma quando la Virtus concede campo lui dà l'idea di poter essere devastante. Ci sembra in grado di dare riferimenti offensivi con Curcio alle spalle. Attendiamo che questa consapevolezza raggiunga anche chi fa le scelte dalla panchina).

Curcio 6,5 - Ormai fa tutto, non solo i gol. Il gol di Rocca ha la sua genesi nella palla che il dieci ruba poco oltre il centrocampo. Meno fortunato quando prova a concludere (36’st Dell’Agnello s.v.).

All. Marchionni 5,5 - La squadra non ha l'istinto del killer e alla fine paga dazio. Su questo e altro ha la facoltà di intervenire. In attacco le alternative sono poche, ma ci sono. E non potrà ignorarle ancora a lungo. E c'è da porre rimedio anche sulla fragilità difensiva, che non si spiega solo con le incertezze di Gavazzi, ma anche con una fase di filtro che la mediana fa fatica a garantire. 

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