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Il Foggia Calcio

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Caro Criscitiello ‘Fuggi a Foggia’, vieni a vedere perché...

La lettera di Alessandro Tosques a Michele Criscitiello, che nel post partita tra Foggia e Pisa si era lasciato andare a delle infelici dichiarazioni contro il capoluogo dauno e i tifosi rossoneri

Caro Michele, ti do del tu, visto che siamo colleghi e anche quasi coetanei. Non è la prima volta che mi capita di leggere un tuo editoriale. Sai com’è, sono sempre stato un tipo curioso, e lo sono ancor più quando si tratta di conoscere il parere degli altri su un argomento che calamita il mio interesse.  Dei tuoi  ne ho letti tanti, di quando pontificavi su Tizio e perdonavi lo stesso peccato a Caio. Ma si sa, nel mondo del calcio l’esercizio dell’equilibrio o dell’imparzialità, è davvero un’impresa ardua, anche per chi dovrebbe essere superpartes.

Ho letto anche l’ultimo, quello che apre con un panegirico sull’uomo Gattuso, il campione del Mondo, il pluricampione d’Europa con il Milan, che ha conquistato il suo primo grande traguardo da allenatore. E prosegue con un’invettiva contro Foggia, i foggiani e il tecnico De Zerbi. Quelli che avrebbero fatto capire come mai dal 1998 non ci si schioda dalle serie minori.  Quelli incivili, trascinati “dal capopopolo De Zerbi”, creatore di mostri come il randellacaviglie Agnelli. “A Foggia non è calcio” hai sentenziato con un tweet, chiosando con un perentorio “indecenti”.

Non starò qui a elencarti gli episodi di inciviltà che coinvolgono altre realtà, né ti parlerò della “simpatica” accoglienza che la città di Pisa ha riservato ai Foggiani. E non ti parlerò neppure della finale di Avellino, tanto le immagini parlano da sé. Ma ormai sono passati nove anni. E poi se ti parlassi di questo, cadrei nella trappola del giustificazionismo. No, non voglio giustificare le bottigliette, né l’invasione di campo, né il forte clima di nervosismo a cui tutti, non De Zerbi, hanno contribuito, sin dalla sfida all’Arena Garibaldi. 
Amedeo Grieco non se l’è tenute, e ti ha risposto. E dovresti ponderare su alcune cose che ha detto.

Perché, vedi, tu che fai televisione, che ti occupi del calcio che non ci appartiene dal 1998 per l’inciviltà di cui ci tacci, del “sai che” con l’amico Pedullà, non puoi conoscere la realtà di Foggia. Tu Foggia la conosci solo marginalmente, nonostante annoveri tra gli amici dei miei concittadini come mister Padalino, che spesso ospiti in trasmissione. Ma del resto? Cosa ne sai? Nulla, perché altrimenti non te ne saresti uscito con una frase tanto inesatta quanto superficiale. Sai, sono editoriali e tweet come i tuoi che rinforzano le barriere che ci separano da quelli del nord, piuttosto che allentarle. È così che si alimenta l’astio verso i terroni, quelli incivili, quelli mafiosi, quelli mangiapane a tradimento. Eppure tu sei del sud come noi, dovresti saperlo. Invece spari sentenze su una città, su una piazza, ne disprezzi la storia, che peraltro conosci solo marginalmente.

Perché se per te i foggiani sono solo dei lanciabottigliette, è evidente che non sai molte cose di noi. Non sai di quelli che in una desolante sera di metà agosto seguirono una gara di Coppa Italia di Serie D, piuttosto che andarsene a ballare in una discoteca di Riccione; non puoi sapere cosa voglia dire accogliere una squadra e festeggiarla nonostante una finale playoff di serie D perduta. Non puoi sapere cosa voglia dire riempire un settore dello stadio per una semplice rifinitura. Non puoi sapere, o forse non vuoi vedere, quelle quindicimila, o forse ventimila, o chi lo sa, anime che hanno riempito lo Zaccheria già a due ore dall’inizio della partita, e che non hanno smesso un attimo di sostenere la squadra, anche quando il cronometro suggeriva l’impossibilità dell’impresa. Non puoi sapere di quanti hanno condiviso le lacrime con i propri giocatori, mentre magari altrove sarebbero volati schiaffi e pugni. Foggia non è quella che hai visto tu, non è quella che ti è piaciuto diffondere. Non è l’ignoranza di cento soggetti a far passare in secondo piano la passione e l’entusiasmo di ventimila tifosi, e degli altri cinquantamila in cerca di un biglietto, che hanno condiviso la delusione di un “mi spiace, biglietti esauriti”.

Da anni siamo abituati a certi commenti, agli epiteti spiacevoli, alle etichette scontate. Lo conosci il detto “fuggi da Foggia”, sdoganato in tutta Italia, manifesto spregiativo che ormai è incollato sulla nostra pelle. Ecco, io non ti dico di fuggire, Anzi, ti invito a venire a Foggia. Ti faresti un’idea di come siamo realmente. Ti renderesti conto che non siamo poi così indecenti, e che di assurdo, c’è solo la passione per una squadra, quella che persino in Serie A, in molti si sognano. Ti aspettiamo.

Con amicizia.

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