Da Fondi a piazza Cavour, un viaggio lungo una B e quel cielo rossonero sopra Foggia

Il racconto della giornata in cui il Foggia è stato promosso in serie B dopo il pareggio per 2 a 2 a Fondi

I tifosi del Foggia

C’è una città che ha festeggiato la sua liberazione con due giorni d’anticipo. Non c’era un regime totalitario da abbattere, ma solo un tabu da sfatare. Una categoria stretta con un vestito da bambino addosso a un gigante. Perché Foggia e i foggiani in Lega Pro ci sono stati per troppo tempo, osservando piazze molto più piccole e assai meno passionali fronteggiare le big nazionali. Diciannove anni ci son voluti per liberare la città, per spezzare catene per molto tempo apparse così grandi.

Chi vi scrive ha faticato molto per seguire la squadra a Fondi. Motivi logistici, organizzativi che non vi starò a raccontare, interessano poco. Ho penato, tanto, per presentarmi al botteghino di un campo sportivo spacciato per stadio, e sentirmi dire “Tosques Alessandro, giusto? Ecco a lei l’accredito”. Le più belle parole che potessi sentire in quel momento. La felicità sul viso per un accredito che valeva quanto un posto in prima fila a un concerto di Paul McCartney. Da quel momento in poi, il ‘Purificato’ di Fondi sembrava più bello di San Siro, di Wembley, del Signal Iduna Park di Dortmund.

Non vi starò neppure a raccontare i disagi nel rendicontarvi quel che succedeva in campo, né i contatti con il resto della squadra di Foggiatoday, rimasta in Capitanata a ‘smazzare’ per raccontarvi minuto per minuto quel che sarebbe accaduto in una domenica storica (LA CRONACA VIDEO DOPO VIDEO).

Alle 14.30 le squadre scendono in campo, e in cuor mio penso già alle 16.30. Sono teso, ma esterno solo tranquillità. Forse perché in cuor mio so già da settimane che è tutto scritto. Anche quando Gambino si presenta a tu per tu con Guarna, concludendo con un destro ‘loffio’. Ci aveva già castigato lo scorso anno con la maglia del Monopoli, basta e avanza. Resto calmo anche quando Coletti spacca la traversa con la sua consueta fajola domenicale.

In altri momenti avrei imprecato tipo Marcozzi in un Giulianova contro Frosinone, “culone” (cercate su Youtube se vi va di farvi due risate), stavolta no. Il gol arriverà. E infatti arriva: lo segna Maza, croce e delizia. Talento singhiozzante, ma decisivo nel giorno giusto. Poi c’è Mazzeo, che vuole il gol: è il simbolo della stagione, non può non timbrarlo quel cartellino. La prima volta lo tradisce il terreno, la seconda è quella buona. È finita. Da Lecce arriva la notizia del vantaggio del Messina. A questo punto il Foggia potrebbe pure perdere. Ma non succederà. Succede invece che il Fondi trovi il pareggio e il contestuale privilegio di essere l’unica squadra a non aver perso con i rossoneri.

Mentre io penso all’ultimo campionato vinto: anche in quel caso con un pareggio, anche quella volta in terra laziale. C’era Marino in panchina, c’era De Zerbi in campo. Penso alla ‘Luce’, e a Padalino. Penso a tutti i protagonisti di una cavalcata cominciata in un agosto di 5 anni fa a Termoli. L’arbitro allora era Camplone di Pescara, lo stesso che al 93’ fischia la fine del match, la fine di quel percorso. Il destino…

Finisce la partita. Selfie con l’amico Luciano, poi si va in zona spogliatoi. Si festeggia come pazzi: E tra un “ce ne andiamo in serie B” e un ‘There Must be love’ mi ritaglio un piccolo spazio per filmare i momenti di giubilo. Sorrido mentre Empereur tende un agguato ‘acquatico’ a Di Bari. Scanso i gavettoni, mentre l’esalazione alcolica raggiunge livelli da pub irlandese di quart’ordine. Il tempo di un’intervista al diesse, l’abbraccio ai colleghi. È tempo di far festa. Prima bisogna tornare a Foggia.

Con Daniele, Davide, Fiorella e Antonello, senza i quali non vi starei proponendo ‘sto ‘pippone’, si fa ritorno in Capitanata. Scendo dall’auto, con un bustone carico di mozzarelle (siano benedetti i caseifici di Venafro) e quattro amici in più. I fumogeni di piazza Cavour invadono tutte le vie circostanti. Via Galliani mi conduce verso la festa: arriva il pullman scoperto: “Serie B, Serie B”: ma quanti saranno? 20-30-40mila?

Mentre io mi pongo questo interrogativo, tutti in coro a chiedersi dove sia finito il pisano. Altro sorriso di compiacimento. Raggiungo l’amico e collega Antonello: la sua afonia era quotata a 1.01. Sembra Antonio Conte al termine di ogni partita. Resto con lui accanto al palco, dopo aver eluso la pressione di steward troppo zelanti e tifosi non autorizzati piuttosto molesti. Mi ritaglio un piccolo spazio per gustarmi un pezzo di festa. I giocatori salgono sul palco. E io per qualche minuto svesto i panni del giornalista, restando un semplice tifoso. “Tanto già lo so che l’anno prossimo gioco di sabato”.

Il capitano alza la coppa al cielo, il cielo è rossonero sopra piazza Cavour parafrasando Marco Civoli. La festa finisce, la gioia resta intatta. La stanchezza non mi impedisce di condividere con Antonello una birra per brindare all’evento. Il tragitto verso una sana Peroni, tocca Piazza Italia, l’occasione per ricordare chi siamo stati e da dove veniamo. Il tasto rewind ci riporta a quel 27 aprile del 2003, quando il Foggia vinse l’ultimo campionato (prima di oggi, si intende), ai tanti campioni e altrettanti bidoni succedutisi in questi anni. Alle delusioni, alle illusioni, ad Avellino, a Gattuso, alle batoste prese, alla nostra resilienza. Un conto troppo salato, che non meritavamo di pagare. Ma ora è giunto il tempo di riscuotere. È tutto vero, Foggia: sei in serie B.

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