O io o Felleca, la Pintus e il "progetto a medio-lungo termine" per il Foggia: "Ci credo, punto ai migliori professionisti"

La replica a Roberto Felleca di Maria Assunta Pintus, socia al 50% della Corporate Investments Group, la società che detiene l’80% delle quote del Calcio Foggia 1920. "Quando ci sono divergenze tra due soci uno dei due deve uscire"

Foto dalla pagina Facebook Calcio Foggia 1920 Giovanile e Femminile

È un problema di divergenze. Non c’è una crisi, neppure una fase di stallo. Così sostiene Maria Assunta Pintus, socia al 50% della Corporate Investments Group, la società che detiene l’80% delle quote del Calcio Foggia 1920. La vicenda è nota ai più e riguarda le frizioni tra la stessa Pintus e il presidente Roberto Felleca, detentore dell’altro 50% della Corporate. Felleca che, come ha dichiarato lunedì scorso a FoggiaToday, è in trattativa con una holding straniera (rumours delle ultime ore parlano nuovamente di Follieri), per puntare a far crescere il progetto che – a suo dire – la socia “sta bloccando”.

Il punto di vista della Pintus è ben diverso. All’origine della frattura c’è una progettualità diversa: “Lui a brevissimo termine, io a medio-lungo. Tuttavia, avrei preferito che queste diversità di vedute venissero gestite all’interno del Cda e della compagine societaria come accade in generale. Felleca ha preferito parlarne sui social, si preoccupa per l’agitazione della piazza. Ma io ho avuto modo di parlare con i tifosi per rassicurarli. Si tratta di un problema ordinario. A oggi, l’unico vero problema serio è il blocco causato dal Coronavirus”, spiega l’imprenditrice sarda.

La Pintus ricostruisce la situazione, a partire dal famoso aumento capitale che rifiutò di approvare: “Non era uno strumento adeguato per una banale esigenza di cassa alla quale ho comunque provveduto come al solito. Queste esigenze, spero rientrino nell’alveo giusto e che si vada avanti confidando che la Federazione prenda decisioni a noi consone”.

Poi, c’è stata la famosa pec nella quale il presidente del Foggia proponeva di esercitare il diritto di prelazione sulle sue quote a seguito di un’offerta ricevuta da un gruppo imprenditoriale: “Un gruppo del quale mi ha detto solo la ragione sociale – spiega la Pintus –. Un po’ stupita, ho comunque subito esercitato il mio diritto. D’altronde, quando ci sono divergenze tra due soci uno dei due deve uscire. Data l’esistenza di una frattura sul progetto, nel momento in cui ricevo la proposta di esercitare il diritto di prelazione io lo faccio senza remore, per questo ho risposto immediatamente con un’altra pec”. La socia spiega anche che la sua offerta non riguardava il 20% in mano a Davide Pelusi: “Non mi crea alcun problema il fatto che rimanga all’interno della compagine, perché ritengo che l’unione faccia la forza. Acquisterei solo il 50% di Felleca. Non è nata da me l’idea di restare sola o di cercare altri soci”.

Smentisce anche categoricamente le voci di una supervalutazione delle proprie quote, ragione che avrebbe portato Felleca a mettere a disposizione le sue alla holding: “Il prezzo è quello proposto a Felleca e Pelusi, non è assolutamente vero che abbia chiesto cifre stratosferiche, è pura fantascienza. Ho letto che avrei chiesto 3 milioni, non siamo mica la Juve. Questi discorsi annoiano chi ci ascolta, spero che certe sparate passino inosservate perché così offendiamo l’intelligenza di tutti noi”.

Insomma, le alternative sono due: o Felleca acquista le quote della Pintus, o accetta che la Pintus – dopo aver esercitato il diritto di prelazione – acquisisca le sue. Una terza opzione sarebbe quella di continuare così, anche se appare la meno probabile allo stato attuale delle cose: “Se Felleca ne ha la forza compra le mie quote, altrimenti resto dentro continuando a operare seriamente come ho sempre fatto. Tutti gli altri discorsi che sento nei salotti più o meno improvvisati annoiano. Sono questioni che interessano poco, soprattutto quando si esauriscono gli argomenti e si vanno a toccare le persone in maniera squallida. E il rispetto della persona per me conta più di tutto”.

La voglia della Pintus di fare calcio è forte, così come è già in cantiere il progetto tecnico (che prevederà un nuovo direttore sportivo e un nuovo allenatore, ndr) per ora senza il sostegno economico di nuovi partner (“Non c’erano i tempi per cercare soci, un domani si vedrà, ma adesso sono assolutamente sola”) e il fatto di non essere un’esperta del settore non è affatto un problema: “Non si può sottoscrivere una cosa così impegnativa senza prospettiva alcuna. Chi firma un documento del genere sa bene che cosa sta facendo. Forse viene difficile crederci perché sono una donna e non sono esperta di calcio, ma per essere alla guida di una compagine societaria solida, con elementi certi e una organizzazione che gira, non bisogna essere esperti di calcio. L’importante è avere l’intelligenza nel circondarsi dei migliori professionisti, sarebbe una follia non farlo. È normale che nel momento in cui scrivo una pec di quella portata io mi stia già organizzando”

E rincara: “Sto preparando l’articolazione finanziaria per affrontare un’operazione di questa importanza. Se poi Felleca ci ripensa, cosa che può fare, non gli resta che acquistare le mie quote, se ne ha la capacità e la forza. Il prezzo è lo stesso che lui ha proposto a me, c’è poco da litigare. Piuttosto, mi chiedo, se sta cercando soci più facoltosi possibile che insieme non riescano a liquidare le mie quote?”.

Dunque, per la Pintus la via per giungere a una risoluzione della querelle è tutt’altro che tortuosa, non c’è crisi né alcuna situazione di stallo. Le opzioni sono chiare: “Quando non si regge un certo tipo di confronto ci si separa civilmente, cosa che auspico. Dopo aver esercitato un diritto, non posso fare altro che andare avanti. Se Felleca non acquisisce le mie quote io rimango dentro, né più né meno. Non ho chiesto di venire a Foggia all’inizio e non ho chiesto di uscire adesso. All’inizio questo discorso rappresentò per me una diversificazione delle mie attività, poi il progetto mi ha appassionata. E anche se a guidarlo è Felleca e io non ho avuto ruolo di rappresentanza, il mio non è stato un ruolo passivo. Il mio investimento è attivo e presente. Faccio così quando credo in un progetto”.

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