C'era una volta il Foggia di Stroppa, il ritorno in B e una città rossonera in festa: era il 23 aprile di tre anni fa

Loiacono, Guarna e Rubin a un passo dal ritorno in B con la maglia della Reggina. Chiricò gioca nel Monza di Berlusconi. Gerbo è a Crotone con mister Stroppa. 'Fuga' al nord per capitan Agnelli. Solo Empereur è arrivato in serie A

Tre cognati in viaggio, dalla Lombardia al Salento dove è in programma il matrimonio di uno dei tre. Siamo alla fine degli anni ’90, quando molti stereo delle auto andavano ancora a cassette. “Sì, ma che palle”, esclama il futuro sposo non nascondendo affatto il suo disprezzo per la canzone in esecuzione. “Non ti piace?” chiede meravigliato il conducente. “Allora mettine su una tu”. Il futuro sposo prende in gestione la playlist, ma la scelta hard rock non piace al conducente, quello “bastardo e pignolo”, oltre che piuttosto esigente. Cambio repentino di genere, ma ‘Anima mia’ dei Cugini di Campagna riceve una reazione ancora più drastica, e il nastro finisce dritto fuori dal finestrino. La terza scelta è quella giusta: ‘Luci a San Siro’ di Roberto Vecchioni. Il conducente piange: “Non ce la faccio, troppi ricordi. Non ce la faccio”. Per chi non lo avesse capito, stiamo parlando di ‘Tre uomini e una gamba’, primo grande successo cinematografico di Aldo, Giovanni e Giacomo, in una delle sue scene più esilaranti. Il perché di questo lungo prologo si spiega subito: è assai verosimile immaginare i tanti tifosi del Foggia avere una medesima reazione, riguardando il diagonale rasoterra di Sainz Maza morire alle spalle del portiere del Fondi, o il tap in sotto rete di bomber Mazzeo, e quel che accadde dal triplice fischio finale nell’angusto stadio della cittadina pontina, alla mega festa in piazza Cavour. “Non ce la faccio, troppi ricordi”. Non è passato poi molto tempo. Si tratta di soli tre anni. Eppure, riavvolgendo il nastro, facendo quel piccolo salto indietro nel tempo, la sensazione è la stessa che si avrebbe se venissimo proiettati in un altro secolo.

La suggerisce quello che è accaduto nei tre anni seguenti, tante, troppe cose. Lo ‘impone’ un presente diverso da come ce lo si aspettava. Un presente chiamato serie D, coltivando la speranza di un repentino ritorno tra i professionisti, per addolcire l’anno del centenario nel quale, secondo alcuni venditori di illusioni, i satanelli avrebbero dovuto lanciare l’assalto alla massima serie. Il lockdown non ha risparmiato neppure lo sport. Così, anche il testa a testa con il Bitonto è stato interrotto sul più bello. E in mezzo alle ormai inflazionate dirette Instagram, le troppo scontate e un po’ stucchevoli dichiarazioni degli addetti ai lavori, in un giorno come questo, viaggiare nel tempo ha forse ancora più senso. Può generare reazioni come quella di Giovanni Storti, ma anche produrre sorrisi di gioia. O ancora, corroborare le speranze di chi di sperare non vuol smettere mai, e che continua a emozionarsi dinanzi a una maglia rossonera che si agita di fronte a un pallone che rotola. Sorridere per ciò che è stato non è sbagliato, emozionarsi per il passato è legittimo. Anche se si è trattato di una gioia breve, quasi effimera. Anche se la piazza non ha potuto beneficiare a lungo dei frutti di una lunga rincorsa. Che è dovuta ripartire dallo stesso punto di partenza di 8 anni fa. Quanto sarà grande di nuovo l’attesa non è dato saperlo. Né sappiamo quanto tempo servirà prima di riprovare l’emozione di abbracciarsi in quarantamila nella piazza centrale della città. Intanto, ci concediamo il gusto del ricordo di ciò che è stato, dell’ultima gioia rossonera. Che sia di buon auspicio. A proposito, che fine hanno fatto? Scopriamolo insieme.

Enrico Guarna – Foggia e i portieri, un rapporto piuttosto complicato. L’esperienza di Guarna in Capitanata fu a due facce. Gradevole quella dell’anno della promozione, con l’unico neo dell’espulsione a fine partita nella gara con l’Akragas. Da dimenticare l’anno in B, con la chiosa finale della topica che costò la vittoria nel derby contro il Bari. Dopo una stagione a Monza, Guarna difende i pali della Reggina, capoclassifica nel girone C di serie C e a un passo dalla promozione.

Alex Sanchez – Quattro gare in C, zero l’anno successivo fino al ritorno in Spagna a inizio 2018, nelle file dell’Ibiza. Nel luglio del 2019 è passato al Badalona (Serie C spagnola) dove ha collezionato 7 presenze in campionato.

Alan Empereur – Fortemente voluto da De Zerbi per sostituire Gigliotti, il suo contributo alla causa rossonera fu abbastanza modesto. Una buona prima parte, poi – complici un infortunio e un litigio con Stroppa – l’oblio. Andò male anche il tentativo di redenzione nell’anno della B. A gennaio del 2018 passò al Bari, ma il fallimento dei galletti annullò la clausola per il riscatto. Dall’estate 2018 gioca a Verona, con cui ha conquistato ai playoff la promozione in A, dopo aver sentenziato la retrocessione della sua ex squadra.

Angelo de Almeida – Semplicemente devastante sulla corsia destra, sia nell’anno di De Zerbi che in quello di Stroppa, al netto di qualche problema fisico. Suo il primo gol in campionato del Foggia nella stagione della promozione. Nell’estate del 2017 passò al Matera, dove disputò l’ultima stagione da professionista. Poi, due mesi a Gravina (in D) e la breve parentesi in Eccellenza con il Montescaglioso, prima del ritiro.

Tommaso Coletti – Di lui resterà il vivo ricordo del missile che trafisse Perucchini, nell’indimenticabile derby promozione con il Lecce. Dopo metà stagione in B con la maglia rossonera, il trasferimento a Trieste. La scorsa estate, il ritorno in Capitanata, a una trentina di chilometri da Foggia, per sposare il progetto Audace Cerignola della famiglia Grieco.

Giuseppe Figliomeni – Pochissime presenze, a certificare un ruolo più da uomo spogliatoio. Al termine del primo anno di B con il Foggia, il trasferimento a Catanzaro. Con i calabresi una stagione, prima del trasferimento al Gozzano.

Giuseppe Loiacono – Come Agnelli, con la maglia rossonera compì l’intero percorso dalla D alla serie cadetta. Segnò il gol partita contro la Reggina, una settimana prima della trasferta di Fondi. Ed è proprio la Reggina la squadra nella quale ora milita (26 presenze e 2 gol).

Luca Martinelli – Buono il rendimento nell’anno della promozione, sul resto non è il caso di indugiare. Dopo la sparizione del Foggia dal professionismo, è sceso di nuovo in serie C vestendo la maglia del Catanzaro.

Matteo Rubin – Nell’estate degli acquisti commissionati da De Zerbi prima dell'esonero, Rubin fu l’unico acquisto commissionato da Stroppa. E fu una scelta vincente. Autentico protagonista della cavalcata verso la B, non riuscì a ripetersi nella stagione successiva tra infortuni e scialbe prestazioni. Gioca nella Reggina, con Loiacono e Guarna.

Davide Agazzi – Quantità, qualità e inserimenti. Rendimento sempre elevato sia nell’anno della promozione, che nel secondo anno di B. Lascia ancora sorpresi la decisione di Nember di non riscattarlo (per una cifra irrisoria, peraltro). Dalla scorsa stagione gioca a Livorno.

Cristian Agnelli – La lunga cavalcata verso la B avrebbe meritato un epilogo meno doloroso. L’essere foggiano gli è costato molto in termini di appeal, soprattutto nell'ultima stagione. Dopo la sconfitta di Verona e l’infausto epilogo delle settimane successive, ha deciso di salire al nord, destinazione Crema, per giocare con la Pergolettese in serie C.

Francesco Deli – Tra i gioielli del Foggia di Stroppa, che lo accolse nel gennaio del 2017. Balbettante il rendimento in B, dove è rimasto anche dopo l’esperienza rossonera, firmando per la Cremonese. Con i grigiorossi ha fin qui totalizzato 17 presenze e 1 gol.

Alberto Gerbo – Tra i giocatori più amati dal pubblico, per rendimento e attaccamento alla maglia. Affetto che ha sempre ricambiato. Nell’estate del 2019 firmò con l’Ascoli, per poi ricongiungersi a gennaio 2020, con il mister Stroppa a Crotone.

Giuseppe Sicurella – Nel 2016/17 si mise in mostra per l'ottima media realizzativa proporzionata al minutaggio risicato. Dalla stagione succesiva ha iniziato a girovagare per la C: prima la Virtus Francavilla, poi, nell’estate 2018, altro prestito alla Pro Piacenza, esperienza conclusasi mestamente per il fallimento a campionato in corso della formazione emiliana. Dalla scorsa estate gioca nella Sicula Leonzio.

Antonio Vacca – Leader del centrocampo rossonero fino alla prima parte della stagione in B, cui fece seguito un divorzio brusco e il passaggio al Parma. Con i ducali, la gioia della promozione in A, prima di tornare in C con la Casertana. Dall’estate scorsa gioca a Venezia. Suo malgrado, è entrato nella lista dei calciatori italiani risultati positivi al Coronavirus.

Cosimo Chiricò – Gol e grandi giocate alternate nell’anno di C. Con il Foggia ha giocato anche mezza stagione nella serie cadetta prima di passare al Cesena per sei mesi. Da lì, il passaggio a Lecce, esperienza conclusasi subito per le pesantissime frizioni con la tifoseria. Dal gennaio 2019 gioca nel Monza di Galliani e Berlusconi, squadra che stava ammazzando il campionato di serie C girone A, prima della sosta causata dal Coronavirus.

Matteo Di Piazza – Sei mesi a Foggia, durante i quali si rivelò assolutamente determinante nella fase in cui i rossoneri di Stroppa cambiarono marcia. Dopo Foggia, è rimasto in Puglia, conquistando un'altra promozione con il Lecce, per poi passare al Catania. Dopo una stagione e mezza con i rossoblu, a gennaio si è trasferito a Catanzaro, dove ha ritrovato Martinelli. 

Fabio Mazzeo – Il rendimento sottotono della scorsa stagione (fosse stato il solo) e gli errori determinanti dal dischetto non possono cancellare le prodezze di due anni prima. Tra le 21 perle che regalò, resterà nella memoria di tutti il gol che sbloccò il derby con il Lecce, oltre al già citato sigillo di Fondi. Riuscì a ripetersi anche il primo anno di B, realizzando 19 gol. Dall’estate scorsa gioca a Livorno, dove le presenze e i gol sono sempre di meno.

Miguel Angel Sainz Maza – Scuola Barça come Messi, e i punti di contatto con il sei volte pallone d’oro finiscono qui. Croce e delizia per i tifosi e i suoi allenatori, anche per una difficoltà oggettiva a trovarne una collocazione tattica ben definita. Ma quel 23 aprile fu lui ad aprire le danze. Dopo aver lasciato Foggia è rimasto in serie C vestendo le maglie di Pordenone, Pisa, Sicula Leonzio e, dal gennaio del 2019, Cavese.  

Vincenzo Sarno – Gol, assist e prestazioni di altissimo livello, anche se il suo contributo complessivo nell’anno di Stroppa fu leggermente inferiore a quello della stagione precedente. Colpa di qualche acciacco di troppo. Durante l’infortunio di Mazzeo, Stroppa lo utilizzò anche come falso nove. E da falso nove si inventò un gol da nove vero nella gara interna con il Cosenza. In B, col Foggia, però, non ha mai giocato. Passò al Padova, dove festeggiò un’altra promozione. A Foggia è tornato da ex la scorsa stagione, prima di passare – nel gennaio del 2019 – al Catania. Nell'ultima finestra di mercato, il ritorno al nord, nelle file della Triestina. 

Giovanni Stroppa – Il suo addio ha diviso la piazza ancor di più di quanto non abbia fatto il suo rendimento sulla panchina del Foggia. Ancora oggi si assiste a qualche saltuario scontro tra Dezerbiani e Stroppiani. La storia dice che lui è l’allenatore più vincente dal post Zemanlandia. Il suo Foggia ha il record di vittorie consecutive in campionato (10). Quanto è accaduto dopo il suo addio spiega un po’ di cose, riabilita una scelta che non aveva bisogno di essere riabilitata, e rende oltremodo ingenerosi i commenti più feroci che gli sono stati dispensati da più parti (ammesso che dare dello “Schettino” a qualcuno sia mai da considerare un commento generoso). Dopo Foggia è andato a Crotone, con velleità da promozione stroncate da un inizio di stagione da dimenticare. Ma il suo successore Oddo è riuscito a peggiorare ulteriormente la situazione. Richiamato per salvare la stagione e la categoria, ha centrato l'obiettivo. In Calabria è rimasto per riprovare l’assalto alla serie A: era secondo prima della sosta forzata.

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