Foggia riabbraccia Roy e Kolyvanov. Emozioni infinite e ricordi indelebili: "Il cuore batte ancora forte"

Special guest durante la presentazione della Fondazione 'La Capitanata per lo Sport' i due ex campioni rossoneri ripercorrono le imprese che li videro protagonisti con la maglia del Foggia

Non giocano più da un bel po’, ma il ritorno in Capitanata scatenerà sempre un minestrone di emozioni difficile da spiegare. Parli di Foggia e per Roy e Kolyvanov gli occhi si illuminano, brillano pensando a com’era bello lo Zaccheria stracolmo quando esplodeva ammirando le loro prodezze e quelle di una delle più belle realtà che il calcio italiano ricordi. Emozioni che neppure la pandemia – e le conseguenti restrizioni che hanno limitato i festeggiamenti per il centenario – è riuscito minimamente a censurare.

Foggia per Roy e Kolyvanov, come per tanti altri calciatori, non è stata una semplice tappa delle rispettive carriere, ma molto di più. Per l’olandese, primo affare di mercato messo a segno da Mino Raiola (ufficialmente giunto in Capitanata come suo interprete), Foggia è anche la città in cui è nata sua figlia. Ed è proprio in maglia rossonera che l’esterno offensivo scuola Ajax diede il meglio di sé, sin dall’esordio con gol alla Lazio, passando per i gol realizzati nella stagione 1993/94, conclusasi a un passo dalla zona Uefa. “Qual è il più grande insegnamento che mi ha lasciato Zeman? Fare gol”.

In quel Foggia c’era già Kolyvanov, giunto insieme al connazionale Shalimov. Un anno di rodaggio alle spalle di Rambaudi, Baiano e Signori, prima di prendersi la ribalta nelle stagioni successive. Tanti gol e mai banali (per conferma, chiedere a Sebastiano Rossi), come quelli rifilati al Parma di Nevio Scala, Zola e Asprilla, nel pirotecnico 3-2 in rimonta, una delle più belle gare che si ricordino allo ‘Zaccheria’. Ricordi che sono vivi nella memoria del russo, che a Foggia non metteva piede da undici anni (durante i festeggiamenti dei 90 anni del Foggia calcio, ndr). Nella giornata di ieri, insieme a Roy, è tornato a calcare l’erba dello ‘Zaccheria’: “Mi veniva da piangere. Il cuore batte ancora forte”.

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