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Roberto De Zerbi (Ph. Roberto D'Agostino)

Roberto De Zerbi (Ph. Roberto D'Agostino)

Il triste congedo di De Zerbi: "Lascio con la morte nel cuore. Rapporti incrinati con Di Bari"

Sulla sua pagina Facebook l'ormai ex tecnico rossonero svela i motivi che hanno portato al divorzio. Dal rapporto incrinatosi con Di Bari, al mancato arrivo di alcuni giocatori: "Non voglio che venga buttato fango sulla mia persona"

Poche ore di silenzio e poi è il tempo di parlare. De Zerbi si affida alla propria pagina Facebook per esternare a caldo le prime sensazioni dopo un esonero che ha reso indimenticabile - in senso negativo - l'agosto rossonero. 

De Zerbi va subito al sodo, confermando quanto era già trapelato nelle ore immediatamente successive all'esonero, ovvero le divergenze sul mercato, in primis con il diesse Beppe Di Bari: "Da un po' di tempo il rapporto si era incrinato. Lui a giugno, per convincermi a rimanere mi ha fatto una serie di promesse mai mantenute. La figura di Colucci, fortemente voluta da me, non ha portato nessuna miglioria". 

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Un carattere forte, "spigoloso" come ammette lo stesso tecnico. "Ma io vivo per il mio lavoro. Da due anni a oggi avevo messo il Foggia davanti a tutto e tutti, famiglia e carriera comprese. Il mio difetto è essere esigente con me stesso, con i calciatori e con tutti coloro che lavorano con me, dai magazzinieri al giardiniere. Anche con i Direttori sportivi ho ragionato così". 

Poi passa in rassegna gli aspetti per i quali si è consumata la frattura, dal mercato, alle richieste accolte a giugno e disattese nelle settimane successive: "Se prendo un impegno mi assumo responsabilità e ci metto la faccia. Quest'anno era per me un anno dove non si poteva sbagliare niente. Il mancato rinnovo di Gigliotti, il non aver sostituito Iemmello e Di Chiara da tempo partenti, alcune trattative saltate per ragioni futili o la mancanza di attenzione per il campo di Amendola abbandonato dall'11 giugno e che non sarà pronto prima di novembre, sono alcune tra le cause della mia insofferenza". 

Un malessere cresciuto col passare delle settimane: "Sul mercato ho chiesto alla società di allestire una squadra importante. Mi sono opposto a esborsi economici fuori da ogni logica, ma ho sempre ricordato che quest'anno Foggia voleva vincere e l'aver dichiarato che si puntava al 1° posto comportava oneri da mantenere nei confronti della gente. 

Eppure il tecnico precisa di non aver mai posto condizioni, né aut-aut alla società, nonostante il disaccordo crescente con l'ex amico Di Bari: "Non mi sarei mai permesso di chiedere 'O io o Di Bari' perché ricordo che è stato colui che mi ha dato l'opportunità di iniziare ad allenare. Ho denunciato questo mio pensiero al fine di dare una sterzata netta con quello che si stava facendo. Per il bene di tutti". 

De Zerbi ci tiene a salvaguardare la propria persona: "Non voglio che mi venga buttato del fango addosso. Ho rinunciato a categorie superiori perché mi sento questa squadra come una questione di pelle, non sono pentito. Sento di essere a posto con la coscienza. Sono un passionale, istintivo, quindi facilmente predisposto a sbagliare nei modi e nei tempi. Ma sono vero, leale, sincero e coerente. Con tutti. Dal più forte al più debole". 

L'ultimo pensiero lo dedica alla proprietà, ai giocatori e ai tifosi: "Ringrazio i Sannella. Mi dispiacere non essere riuscito a farmi conoscere bene. Forse avrei dovuto coltivare di più il rapporto con loro e magari avrebbero apprezzato la mia professionalità e il mio lato umano. Sono convinto di aver fatto tutto nel loro interesse talvolta dimenticando i miei. Ringrazio i miei giocatori che porterò sempre nel cuore. Mi dispiace lasciare una cosa da me costruita, giorno dopo giorno. Ringrazio la gente dello Zaccheria, il mio stadio. L'orgoglio più grande per me è aver contribuito a riempirlo nuovamente e di aver fatto appassionare tante persone alla squadra. Non penso di essere l'allenatore più bravo che è passato da qua ma forse uno dei più attaccati. Io per Foggia c'ero, ci sono e ci sarò sempre. Forza Foggia". 

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