Nocera, il bomber di Secondigliano che stregò Rosa Rosa con la sua Fajola

E' morto il più grande goleador della storia del Foggia. Sua la doppietta nella storica vittoria contro l'Inter di Herrera

Armando Picchi e Cosimo Nocera

C’è chi lo ricorderà per i suoi gol, chi per il suo poderoso tiro (la celeberrima “Fajola”), chi per la sua grande semplicità. Cosimo Nocera è un’altra leggenda del calcio foggiano che ci ha lasciato. La sua dipartita costringerà tutti noi a parlare di lui con i tempi al passato. Ma soltanto per la sua figura fisica. Perché la grandezza di questo personaggio resterà viva nei ricordi di tutti noi.

182 centimetri di statura e la forza poderosa racchiusa nei 72 chilogrammi di peso. Non faceva strabuzzare gli occhi per la sua tecnica, ma compensava con l’incredibile potenza. Il binomio Nocera-Fajola entrò presto nell’immaginario comune. Le sue qualità non bastarono a farlo approdare nella sua Napoli. Dovette dunque attendere il 1959 per la svolta, a Foggia, quando approdò nella società del compianto presidente Rosa Rosa.

Lì cominciò la leggenda, condensata in un decennio che traccerà un segno indelebile nella ultranovantennale storia rossonera, che grazie ai suoi gol, assaporerà per la prima volta il dolcissimo gusto della serie A. Con i satanelli totalizzerà 257 presenze, tra serie C, B e A, e uno score di 101 reti che fanno di lui il più grande goleador della storia del Foggia.

Due però furono i gol che lo proiettarono nella leggenda. Quel 31 gennaio 1965 è una data storica. I rossoneri ricevono allo Zaccheria l’Inter di Helenio Herrera, campione d’Europa in carica e neo campione del Mondo. Una super squadra, (ricca di giocatori ai quali oggi ci riferiremmo con l’appellativo di top player), a cui fu presto associato indissolubilmente l’aggettivo “Grande”.

Quell’Inter che approfittò della trasferta in terra dauna, per recarsi a San Giovanni Rotondo a far visita a Padre Pio. Se il frate con le stimmate pronosticò la sconfitta dei nerazzurri per davvero oppure no, poco importa, perché la storia comunque venne scritta. Nocera andò a bersaglio per due volte, al 54’, per il gol del 2-0 (l’1-0 fu segnato da Lazzotti, ndr).

Il secondo decisivo, giunse a meno di un quarto d’ora dal termine, un paio di minuti dopo il gol di Luisito Suarez, che insieme a Peirò aveva firmato la rimonta meneghina. Una bordata delle sue che fulminò il portiere Di Vincenzo, secondo di Sarti. Fu il tripudio, il Foggia sconfisse la Grande Inter, riuscendo a compiere un’impresa in quella stagione riuscita solo al Milan. L’Inter quell’anno rivinse la Coppa dei Campioni e, dopo una incredibile rimonta sui cugini, anche lo Scudetto. Due trionfi che di fatto conferirono ulteriore prestigio all’impresa della banda di Oronzo Pugliese.

Moschioni, Valadè, Micelli, Bettoni, Rinaldi, Micheli, Favalli, Lazzotti, Nocera, Maioli e Patino. Una formazione che risuona nelle memorie di noi foggiani, così come fu il “Sarti, Burgnich, Facchetti ecc. “ per gli appassionati di calcio di tutta Italia. Quella partita, rese indimenticabile la stagione del Foggia e di Nocera, che riuscì anche ad ottenere la convocazione in Nazionale, l’unica.

Bastò e avanzò per consentirgli di segnare anche con la maglia azzurra nel 4-1 rifilato al Galles. L’unica rete realizzata da un calciatore del Foggia. Di quella squadra, Nocera era il capitano e leader, e lo sarà fino al 1970, anno in cui lasciò per accasarsi alla Massiminiana dove chiuse la sua carriera.

Poi cominciò la sua nuova vita come vice allenatore di Puricelli nel 1979, a cui fece seguitò l’intensa attività di allenatore di scuola calcio, a contatto con i ragazzini, forse l’unico ambiente dove ancora oggi si possono intravedere sprazzi della genuinità, che il calcio odierno ha col tempo perduto.  

Insegnando calcio ai ragazzini, e accogliendo la loro fame di divertimento, ha proseguito la sua vita semplice, lontana dai vizi e dal lusso che contraddistingue i calciatori di oggi. La sua è stata un’esistenza fatta di semplicità e ironia, trascorsa a pane e pallone insieme alla sua amata famiglia. Non si arricchì con il calcio, ma coltivando il suo ricordo, ci arricchiamo dentro noi.

Nocera se n’è andato. Un altro simbolo del calcio foggiano, mai come in questo periodo così in difficoltà, ci lascia, pochi mesi dopo la perdita di un altro grande giocatore e grande uomo come Franco Mancini. Come lui foggiano d’adozione, che aveva deciso di restare in Capitanata anche dopo aver appeso gli scarpini al chiodo. Mancini, Lazzotti, Rinaldi, Don Mimì Rosa Rosa, Fesce, Oronzo Pugliese. Nomi di leggende rossonere che non ci sono più, alle quali se ne aggiunge un’altra, Cosimo Vincenzo Nocera, da Secondigliano.

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Una bandiera rossonera che non si ammainerà mai, basterà il ricordo del giocatore e dell’uomo a far sì che essa resti issata e continui a sventolare. Ciao Bomber.

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