Da Piazza Cavour allo Zaccheria: “Casillo vattene, il Foggia siamo noi”

Sosta nei pressi dello studio dell'Avv. Ciarambino accusato di essere stato complice del patron. I tifosi non hanno risparmiato cori nemmeno all'indirizzo di Troisi. A Mongelli: "Casillo deve andare via"

Tifosi rossoneri in piazza

Non saranno stati 1500 come ha generosamente affermato qualcuno, ma i presenti ieri al corteo contro Casillo, (si può parlare a ragione di circa 500 manifestanti, ndr) sono stati sufficienti per far sentire la propria voce e far presente a tutti,

Casillo in primis, quello che è il punto di vista dei tifosi rossoneri. "Casillo vattene" è la frase che compare sul lungo striscione trasportato dai tifosi lungo tutto il percorso che da Piazza Cavour - dove i manifestanti si sono ritrovati - ha condotto fino all'ingresso dello Zaccheria.

Una frase semplice, ma schietta, nessun giro di parole né ricercatezze stilistiche, ci si affida all'eloquenza per rendere al meglio il pensiero comune. Un ossimoro di sentimenti quelli decantati dai gruppi organizzati, dove l'insofferenza verso il patron si amalgama con le manifestazioni di immenso amore verso il Foggia e la sua storia.

I riferimenti a Casillo sono il leitmotiv dell'intero corteo, che toccano anche punte ironiche come il riferimento al progetto tecnico che avrebbe dovuto proseguire nonostante l'addio di Zeman. "Lo squadrone dov'è?" è l'interrogativo al quale difficilmente verrà data una risposta. Il corteo si è poi mosso verso corso Cairoli, dove hanno effettuato la prima significativa sosta, nei pressi dello studio dell'Avvocato Ciarambino, finito nell'occhio del ciclone per essere stato, a detta dei tifosi,  in qualche modo ''complice'' dell'ex re del grano.

Non vengono risparmiati neppure i giornalisti, gettati anche loro nel calderone, in primis Carmine Troisi, già preso di mira nel corso del campionato.

Non erano offensivi, ma assumevano quasi il tono di un'invocazione i cori al sindaco Mongelli, levatisi in cielo durante il passaggio presso Palazzo di Città, un monito "Casillo deve andare via", dietro il quale si cela una richiesta di intervento perché anche il Primo cittadino provveda ad accelerare i tempi del passaggio di proprietà.

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Non fischieranno le orecchie invece ad Umberto Stranieri, che proprio ieri ha proseguito la battaglia a colpi di comunicati stampa. I supporter rossoneri hanno preferito spremere le proprie corde vocali solo per l'attuale proprietà e non per i potenziali acquirenti.

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Infine la tappa finale del corteo che da Corso Garibaldi, passando per via Capozzi giunge dinanzi allo stadio. Sempre lo stesso è il ritornello che risuona costantemente come i rintocchi di un pendolo, alternato però ad un'altra frase altrettanto semplice quanto densa di significati: "Noi siamo l'U.S. Foggia", a voler suggellare un amore viscerale per i colori rossoneri, che non si scolorisce nell'ennesimo periodo tetro degli ultimi vent'anni, ma che anzi continuerà a crescere.

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