Il ritorno di Grassadonia: "Resettiamo tutto senza pensare al passato. Lottiamo per salvare il Foggia"

Prima conferenza stampa del tecnico dopo il suo ritorno: "Ho trovato una squadra vogliosa di tornare a fare quello che facevamo prima. Cercheremo di arrivare al risultato attraverso il gioco, giocandoci le partite. Salvezza? Dobbiamo vincere almeno cinque partite"

Gianluca Grassadonia (Ph. R. D'Agostino)

Per dirla alla Peppino Fiorelli "scurdámmoce 'o ppassato". Da qui riparte Grassadonia, a poco più di tre mesi dall'esonero, successivo alla debacle di Livorno. Pensare al passato non ha senso, meglio puntare lo sguardo verso il presente, ma soprattutto al futuro.

Si riparte da un appello: "Vorrei che restasse questa unità di intenti che ho notato dopo il mio esonero, quella compattezza nell'ambiente che può portarci a raggiungere l'obiettivo".

Ritrova "un Foggia forte", anche se non ritiene sia giusto parlare di chi c'era e ora è andato via. Però si concede un momento di autocritica: "Rispetto a prima, forse cercherei di instaurare un nuovo rapporto con la gente, proverei ad aprirmi di più, per cancellare quell'idea di me che può venire fuori, ovvero di una persona arrogante o scontrosa. Sono una persona assai diversa e tranquilla, chi mi conosce lo sa. Non ha senso parlare di ciò che non è andato. Tornare indietro sarebbe controproducente, ci sono state grandi difficoltà, ma avete di fronte una persona per bene che non si è mai nascosto dietro gli alibi o le finte problematiche. Certo, essere contestato dopo cinque partite fa capire l'aria che tirava. Ma io ho sempre avuto le idee chiare, sono sicuro di quello che faccio e di raggiungere l'obiettivo. Non è più opportuno parlare di ciò che è stato. Resettiamo tutto e giochiamoci queste nove partite per salvare il Foggia".

A proposito di passato, un riferimento a quanto accaduto lo scorso anno alla Pro Vercelli viene spontaneo. Anche in quel caso il tecnico fu richiamato dopo l'esonero, ma le analogie di fatto finiscono lì: "Per poco non riuscimmo a fare l'impresa. Ma in quel caso non c'era unione di intenti con la società; con i giocatori, invece, sì. C'era un feeling straordinario. Ma noi per andare avanti abbiamo bisogno che si viaggi compatti. Se uno dei componenti deraglia non ce la facciamo".

Si passa poi al campo, e domani c'è il Cittadella. Squadra tosta, in grande forma (reduce da 3 vittorie di fila), ma questo non deve spaventare la squadra, che è invece chiamata a perseguire un unico obiettivo: "Dobbiamo vincere e per farlo dobbiamo giocarci le partite", un riferimento neppure troppo velato alle ultime prestazioni in cui la squadra è sembrata tutt'altro che propositiva: "La mia idea di calcio la conoscete, vorrei arrivare al risultato con il gioco e gli equilibri. Dobbiamo scendere in campo sempre per vincere. Che squadra ho trovato? Un gruppo voglioso di tornare a fare quello che facevamo prima. In questi giorni di allenamento i ragazzi sono riusciti anche a divertirsi e questo mi ha fatto piacere".

Tutti disponibili e concentrati, anche Pietro Iemmello, reduce da una settimana senz'altro difficile: "Lunedì mi ha chiesto di non allenarsi, non si sentiva pronto. Lo capisco perché questi sono episodi che ti devastano. Da martedì si è aggregato ai compagni e si è allenato normalmente. Tutti mi hanno manifestato una grande voglia, la settimana è volata via serenamente".

Ha trovato dei volti nuovi, la cosiddetta spina dorsale della squadra, di fatto, si è totalmente rinnovata con gli acquisti di Leali, Billong e Greco. E l'avere Iemmello finalmente a tempo pieno rappresenta per il tecnico una novità: "I nuovi mi hanno fatto tutti una buona impressione. Ma è chiaro che quattro giorni per conoscersi sono pochi. Ho studiato a fondo le partite precedenti del Foggia per osservarli. Ma avremo modo per conoscerci durante la sosta".

Non si sbilancia sul modulo ("Preferisco tenermi questo vantaggio, ma abbiamo le idee chiare su come giocare"), ma un obiettivo lo fissa, specie quando gli si prospettano le medie punti della squadra sotto la sua gestione e di Padalino: "Non vado dietro ai numeri, non ne usciremmo più. Io so che ci mancano 9 partite e che ne dobbiamo vincere almeno 5. Inutile stare a guardare a quello che è stato. Credo che servano 41-42 punti per la salvezza".

Quel che conta è l'approccio alla gara, contro una squadra tosta: "L'arma migliore del Cittadella è la coralità. Si conoscono benissimo, giocano insieme da tanti anni. Ed è giusto rispettarla. Ma da qui alla fine non esistono partite semplici o dall'esito scontato, sono tutte delle finali dalle quali dobbiamo trarre il meglio".

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