Sabato, 13 Luglio 2024
Calcio

Foggia-Pescara 2-2: le pagelle dei rossoneri

Bjarkason protagonista, bene ancora Dalmasso. Schenetti è ovunque. Preziosi i recuperi di Dalmasso e Ogunseye

Con il 2-2 di ieri sera il Foggia ha parzialmente spezzato una antipatica tradizione, quella che vedeva Zeman sempre vincente contro il Foggia, da ex. Era accaduto nella stagione 1994/95 con la Lazio (7-1 all'Olimpico e 1-0 allo Zaccheria, con gol di Signori che decretò la aritmetica retrocessione dei satanelli in serie B), e nel 2017/18 in serie B, quando il Pescara del boemo travolse i rossoneri di Stroppa 5-1 all'Adriatico, bissando il successo allo 'Zaccheria' (1-0). Di fatto, l'unica sconfitta che Zeman ha patito da avversario dei rossoneri, risale a 37 stagioni fa, quando sedeva sulla panchina del Licata. Ma all'epoca, non aveva ancora assunto lo status di ex allenatore del Foggia.

Dopo quattro k.o. consecutivi, il Foggia è riuscito quanto meno a interrompere la striscia, nella speranza di compiere l'impresa fra tre giorni all'Adriatico. Perché di impresa si dovrà parlare qualora i satanelli dovessero conquistare la finale. In primis, per l'emergenza che partita dopo partita assume i contorni di una tragedia greca, tra squalifiche (in Abruzzo non ci saranno Kontek e Di Noia) e la casella degli infortunati che si affolla sempre di più. Assenze che pesano anche più del dovuto se colpiscono una squadra che dopo il mercato di gennaio era apparsa troppo corta per poter fronteggiare il resto della stagione. Fino a oggi il gruppo ha risposto con il cuore, immenso, emerso anche nella sfida di ieri. Gara che il Foggia ha aperto nel migliore dei modi e che avrebbe potuto avere anche una storia diversa se il legno non si fosse opposto due volte a Ogunseye e Schenetti. Alla fine, la rete di Bjarkason è servita a ripristinare la parità, dopo che Lescano aveva completato la rimonta avviata dal rigore di Rafia. Il Pescara? Pericoloso soprattutto nelle ripartenze e nei minuti immediatamente successivi al pari del centrocampista. Nella ripresa la squadra di Zeman, dopo il gol di Lescano, ha abbassato notevolmente il baricentro, atteggiamento remissivo che non è mutato neppure dopo il pari dell'islandese. Ai punti avrebbe meritato il Foggia, e forse l'epilogo del match sarebbe stato differente se mister Rossi avesse avuto a disposizione un ventaglio di alternative meno ristretto. 

FOGGIA (3-5-2) Dalmasso 7; Leo 5,5 Kontek 5 Rizzo 6; Garattoni 6,5 (22’st Di Pasquale 6) Bjarkason 7,5 Petermann 7 (8’st Di Noia 6) Schenetti 7 Costa 5,5; Peralta 6,5 Ogunseye 6,5 (32’st Iacoponi s.v.). A disposizione: Raccichini, Vacca, Markic. Allenatore: Rossi 6,5

PESCARA (4-3-3) Plizzari 6 (1’st D’Aniello 6,5); Cancellotti 6,5 Mesik 6,5 Boben 6,5 Gozzi 6,5; Rafia 7 Aloi 6,5 Kraja 5,5 (25’st Mora 6); Merola 6,5 (1’st Kolaj 5) Cuppone 6 Delle Monache 5,5 (1’st Lescano 6,5). A disposizione: Sommariva, Crescenzi, Gyabuaa, Vergani, Desogus, Pellacani, Ingrosso, Germinario. Allenatore: Zeman 6,5

Arbitro: Tremolada di Monza 7

Dalmasso 7 – Si oppone bene a tutte le conclusioni; il rasoterra di Merola richiede gli sforzi maggiori, lui risponde presente.

Leo 5,5 – Il rigore si origina da una uscita bella subito vanificata da un passaggio sbagliato. Macchia che pesa, anche se il resto della gara non è da cestinare. Con l’uscita di Garattoni, va a fare il quinto, ha una buona chance, ma si incarta con il pallone dimostrando perché Gallo lo vedesse (a ragione) meglio da braccetto difensivo.

Kontek 5 – Nei due gol i demeriti del croato sono piuttosto evidenti. Dal fallo di mano (che gli costa l'ammonizione e l'assenza a Pescara), alla marcatura su Lescano quanto meno rivedibile. Paradosso: le cose migliori le fa da braccetto destro, dove a Crotone aveva palesato più di un disagio.

Rizzo 6 – In campo aperto sbanda parecchio, ma riesce a tenersi a galla. Gli tocca di sovente andare a supportare Costa che è in evidente debito d’ossigeno.

Garattoni 6,5 – Autonomia limitata, ma il suo lo fa, soprattutto nella prima frazione. Perfetta la lettura che diventa l’incipit del gol di Petermann. Va anche al tiro, troppo centrale per battere Plizzari. Ma il suo recupero è fondamentale (22’st Di Pasquale 6 – Si limita all’ordinario. Fortunatamente, entra quando il Pescara ha già iniziato le operazioni di arretramento).

Bjarkason 7,5 – Da mezzala ha oggettivamente una marcia in più. E pure le sortite sull’esterno acquisiscono altro tenore e altro livello di pericolosità, rispetto a quando deve fare il quinto. Partecipe nell’azione dell’1-0, ispira il palo di Schenetti, segna il 2-2, sfiora il 3-2. Chiedergli di più sarebbe da sadici.

Petermann 7 – Pronti via, subito una magia. Un tocco da maestro, da lustrarsi gli occhi più e più volte. Prodezza che illumina una prestazione di alti e bassi, questi ultimi cagionati da una condizione non perfetta. Alza bandiera bianca subito dopo il gol di Lescano. Recuperarlo quanto prima è vitale (8’st Di Noia 6 – Si è già detto: non possiede le letture geometriche di Petermann, ma dispone della necessaria intelligenza calcistica per agire davanti alla difesa. Non indugia nel trattenere la palla, ma cerca di sveltire il possesso e rendere fluida la trasmissione. Ci riesce. Mezzo voto in meno per l’evitabile giallo che incassa. L’arbitro forse è stato troppo zelante, ma con una diffida che si agita sul coppino, proteste ed eccessi verbali sarebbero da evitare).

Schenetti 7 – Peccato per il palo che gli nega la ciliegina sulla torta. Prestazione totale, nella quale si alternano palloni recuperati, ribaltamenti di fronte azionati, conclusioni a rete. Dall’impresa con il Cerignola, ha cambiato marcia.

Costa 5,5 – Sale in cattedra nell’ultimo quarto di match, quando il Pescara si abbassa e gli lascia spazio per le sortite. Tuttavia, è evidente la flessione figlia dell’altissimo minutaggio (il più elevato di tutta la rosa) nelle gambe. Per oltre un’ora soffre sul suo versante, dove il Pescara punge e crea quasi sempre i presupposti per far male.

Peralta 6,5 – Pochi secondi prima dell’errore di Leo, vanifica una potenziale occasione quando cerca l’appoggio in area, piuttosto che la conclusione da buona posizione. Peccato. Resta, tuttavia, uno dei top sui quali si appoggia la squadra. È in fiducia e lo si capisce da come cerca sistematicamente l’uno contro uno, uscendone raramente sconfitto.

Ogunseye 6,5 – Con Beretta out, il suo recupero diventa fondamentale. La squadra riprende riferimenti e per mezz’ora abbondante fa un gran lavoro sulla trequarti. Poi cala, come è normale che sia, ma mette lo zampone nell’azione del 2-2 (32’st Iacoponi s.v.).

Rossi 6,5 – La squadra corre e tiene ritmi buoni fino alla fine. Nonostante una panchina degna del calcio anni ’80. Gli enormi sforzi profusi dalla sua squadra avrebbero meritato maggiore fortuna e scelte meno infauste di quelle prese nel mercato di gennaio. Non tutto, però, è perduto. Ma a Pescara rischia di avere la rosa ancora più corta.

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