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Sabato, 2 Luglio 2022
Calcio

Una stretta di mano per non smettere di sognare

Presto il vertice tra Canonico, Zeman e Pavone. Se tutto filerà liscio, allora il rinnovo sottoscritto a gennaio non sarà solo un accordo teorico. Viceversa, il progetto iniziato con tanto entusiasmo ormai un anno fa, sarà già finito

È il 23 gennaio 2022, il ritorno in campo del Foggia - ritardato, come tutta la serie C, per la nuova ondata Covid - è assolutamente da dimenticare. I rossoneri perdono in casa malamente contro il Latina. Non bastano la lunga inattività, i postumi del duro richiamo di preparazione e la ipertrofica lista di indisponibili (testimoniata dalla presenza di Rocca nel ruolo di terzino destro) a giustificare il tonfo interno. Nel post gara, come un fulmine a ciel sereno, giunge un breve comunicato: il Foggia solleva dall'incarico il diesse Peppino Pavone. Seguiranno due giorni infuocati, le dimissioni presentate da Zeman e un vertice fiume che si conclude con la tregua suggellata dall'accordo sul rinnovo del contratto dello stesso diesse e del mister. 

"Serviva uno scossone", commentò a caldo il presidente Canonico. Quei giorni di fine gennaio rappresentarono il crocevia di una stagione che, senza la ricucitura dello strappo, avrebbe preso una piega completamente diversa. Tuttavia, la tregua ha contribuito a stemperare le tensioni, senza mai cancellarle del tutto. Alcune caustiche battute di Zeman, il suo futuro vincolato ai risultati richiesti da Canonico, uniti al silenzio di Pavone, hanno costruito un enorme punto interrogativo che aleggia sul futuro tecnico della squadra. 

Passerà qualche giorno prima del probabile vertice nel quale Canonico, Zeman e Pavone dovranno trovare la quadra sul Foggia che sarà. Se tutto filerà liscio, allora il rinnovo sottoscritto a gennaio non sarà solo un accordo teorico. Viceversa, il progetto iniziato con tanto entusiasmo ormai un anno fa, sarà già finito. E resterebbe quel senso di incompiutezza. Perché, come è stato già detto, il Foggia ha ora una base solida da cui ripartire. E sarebbe delittuoso non farlo con chi quella base l'ha strutturata. Certo, andrebbero pianificati degli interventi per alzare il livello della rosa, se si vuole davvero competere per il vertice della classifica. E magari non affidarsi a quei "miracoli" compiuti quest'anno, per citare lo stesso boemo. Tralasciando i riferimenti al soprannaturale, il bilancio complessivo della stagione rossonera non può che essere positivo. La squadra, alla fine, è riuscita a raggiungere gli obiettivi prefissi, ovvero un miglioramento della classifica, in primis, seguita dal raggiungimento dei playoff nazionali, con l'eliminazione giunta soltanto per effetto del piazzamento peggiore in classifica rispetto all'Entella. Il tutto, malgrado una squadra ricostruita praticamente da zero in estate e le difficoltà successive durante il mercato di gennaio. Per tacere degli infortuni, dell'emergenza Covid, e - dulcis in fundo - della assurda gestione del caso Catania. Tutte situazioni estremamente penalizzanti, pesanti da assorbire, sicuramente più insopportabili di un errore arbitrale (che pure non sono mancati affatto, anche a Chiavari) o di una scelta tecnica discutibile.

La speranza è che prima del fatidico incontro ci siano ancora dei margini per far sì che il sodalizio prosegua anche il prossimo anno. Leggere nel pensiero del mister e prevedere le sue intenzioni è impresa titanica, ma si può immaginare quali potrebbero essere le sue richieste. Quattro o cinque innesti di livello, la permanenza di uno tra Ferrante e Merola, magari con un altro nove in grado di reggere il peso dell'attacco in caso di assenza dell'argentino. 'El tigre', dopo un girone di andata da top player della categoria, non è riuscito a ripetersi nel girone di ritorno, tra Covid e noie muscolari. Un'assenza il cui peso è stato alleggerito parzialmente dall'esplosione dell'esterno scuola Inter, e dalla crescita del resto della squadra. Favorire la permanenza di Zeman e Pavone sarebbe vantaggioso per tutti: sotto il profilo meramente tecnico, perché adesso si lavorerebbe su una squadra che certi concetti li ha già acquisiti, mentre in chiave mercato Pavone non dovrebbe più affannarsi nell'allestimento di un'intera rosa, ma occuparsi solo di cercare preziosi puntelli. Ma soprattutto per una piazza che ha progressivamente ripreso a sognare - come testimonia la straordinaria cornice di pubblico ammirata a Chiavari - e che, per una volta, meriterebbe di vivere un'estate con meno angosce e qualche certezza in più. 

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