rotate-mobile
Calcio

Tempesta rossonera, si fa più dura dei gradoni: il benservito a Pavone fa riflettere Zeman

All'origine dell'allontanamento del diesse, le divergenze sul mercato. Soltanto due settimane fa il patron aveva annunciato che il mercato sarebbe stato condotto a tre. Intanto Zeman ieri ha bocciato Mastour, presente in tribuna

Parafrasando il grande Antonio Lubrano, la domanda nasce spontanea: e ora? Eh. Allo stato attuale delle cose è un po’ come cercare i veri responsabili della Strage di Ustica, ci si conceda l’iperbole ardita. Ma al di là di tutto, il post Foggia-Latina ha tirato uno squarcio su un tessuto già piuttosto fragile, sul quale servirà la maestria di un grande sarto perché il rattoppo regga. La scelta di giubilare Peppino Pavone a 7 giorni dalla fine del mercato e a margine di una gara giocata male da tutti, dall’esterno non trova neppure un barlume di logica, a meno che a cagionarla non sia stata una rissa all’arma bianca tra l’ormai ex diesse e il patron Canonico (eventualità che ci sentiamo di escludere).

Più pensabile che dietro l’allontanamento di Pavone ci siano delle chiare e insanabili divergenze tecniche. E a questo punto, ci sarebbero un po’ di appunti da fare. Qualcuno dirà che chi ha i soldi comanda. Giusto. Ma è altrettanto vero che chi comanda, laddove le competenze non siano illimitate, strutturi un organigramma in cui ogni figura svolge un ruolo ben preciso. Senza sostituirsi a essa, ma – al limite – con la facoltà di cambiare laddove il lavoro del professionista scelto non sia stato ritenuto soddisfacente. Ecco perché ha lasciato un po’ interdetti un passaggio dell’ultima conferenza stampa di Canonico, allorquando il patron dichiarò che quello di gennaio sarebbe stato un mercato a tre, ma nel quale ogni decisione sarebbe stata condivisa. Quanto sarebbe potuta durare? Ogniqualvolta si sono trovati a lavorare insieme, Pavone e Zeman sono stati un'unica testa pensante. Il primo ha sempre saputo che cosa servisse al secondo, a volte senza che neanche il ‘muto’ glielo dicesse esplicitamente. Allargare il sodalizio a un terzo elemento con idee ed esperienze diverse, è una scelta che difficilmente avrebbe funzionato. Neppure Casillo, che con Zeman e Pavone ha costruito la triade del più bel Foggia di sempre, ha mai avuto il pensiero così ardito di entrare a gamba tesa su questioni esclusivamente di campo, suggerendo nomi o bocciando le proposte del diesse, o ancora portando gente ritenuta inadatta.

Ed è proprio su quest’ultimo punto che potrebbe essersi consumato l’atto finale della querelle Canonico-Pavone. Ieri in tribuna c’era Hachim Mastour, ex enfant prodige del calcio italiano che nel 2015 ‘The Guardian’ inserì nella lista dei 50 baby più promettenti. Ma che da quando è diventato professionista ha messo insieme circa 30 gare ufficiali in sei anni segnando la miseria di un gol. Persino Zeman, nella conferenza stampa post gara, non ha speso parole incoraggianti nei confronti del 23enne italo-marocchino: “Da piccolo sapeva giocare, tecnicamente molto bravo. Da grande non ha mai visto la palla”. Una sentenza netta, prima ancora che il calciatore firmi. Inutile sottolineare che il suo eventuale arrivo non può essere frutto delle scelte di Pavone.

Che Canonico sia un tipo a cui piace prendere decisioni in molti ambiti e che sia poco avvezzo alla convivenza (si vedano i problemi in essere con i soci Pintus e Pelusi, ndr), era cosa nota, a giudicare dai precedenti biscegliesi. D’altronde, un principio di ingerenza tecnica, si era già intravisto lo scorso settembre, con la trattativa Kragl, saltata per il veto posto dal boemo. A tutti parve evidente che si trattasse di uno sfizio che il patron cercò di prendersi. Seguì, un po' di tempo dopo, la scelta di levare la fascia di capitano a Curcio, in seguito all'eliminazione dalla Coppa Italia.

Tuttavia, l’esperienza ultradecennale da massimo dirigente che di sovente rimarca urbi et orbi (condita sì da vittorie, ma anche da rovinose cadute), resta imparagonabile alla storia di chi mastica calcio da almeno dieci lustri (contando anche la carriera da calciatore) ed è riuscito a fare la storia, non soltanto a livello locale. Senza contare altri due aspetti fondamentali: ripetere a menadito il modus operandi adottato a Bisceglie in una piazza come Foggia è una scelta sbagliata in partenza. Ma soprattutto, se l’idea primordiale è quella di mantenere un potere decisionale anche sulle questioni tecniche, non ci si affida a un maestro di calcio e a un direttore sportivo come Pavone.

E qui il discorso andrebbe spostato anche sul famigerato progetto: da inizio stagione l’obiettivo, più o meno dichiarato apertamente, è stato quello di riuscire a fare meglio dell’anno scorso. Che può voler dire anche solo arrivare settimi. Risposta che convince fino a un certo punto. Per tacere del lato economico: se è vero che dei 70 nomi sul taccuino, a Foggia ne sono poi arrivati in due, vien da chiedersi la portata del budget messo a disposizione per Pavone sia in estate che durante il mercato di gennaio. Perché se al 24 gennaio il Foggia è riuscito a mettere a segno l’ingaggio di un terzino sinistro che sostituirà Nicoletti e di un talentuoso 19enne proveniente dal Campobasso, è difficile pensare a una improvvisa incompetenza di un consumato uomo di calcio come il dirigente barlettano.

Intanto, tra sette giorni il mercato andrà agli archivi: l’ipotesi che a condurlo in prima linea sia proprio Canonico, supportato dal direttore tecnico Belviso, resta la più accreditata. Difficile ipotizzare l’ingresso di un nuovo diesse nelle prossime ore.

Nel frattempo, dal fronte Zeman nessuna novità. Le voci sulle sue dimissioni restano forti, e a quel punto si metterebbe la pietra tombale su un progetto cominciato tra mille entusiasmi (quelli che Canonico generò portando Sdengo a Foggia con Pavone), ma verosimilmente mai andato oltre i proclami iniziali.

L’ennesima illusione per una piazza che tra un po’ potrebbe smettere anche di sognare. Sempre che non abbia già iniziato a farlo.  

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Tempesta rossonera, si fa più dura dei gradoni: il benservito a Pavone fa riflettere Zeman

FoggiaToday è in caricamento