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La Pintus sulla strada che porta al Foggia di Di Silvio. Il "facciamo presto" di Pelusi "E' offerta seria, usciamone bene"

La cordata - di cui farebbe parte anche l'imprenditore Jacopo GUaltieri - sarebbe finanziata da Banca Progetto. L'offerta non ha ricevuto ancora l'ok dell'altra socia. Pelusi: "Se vuole proseguire da sola palesi il suo progetto"

Francesco Di Silvio è il nome che negli ultimi giorni è stato accostato fortemente al Calcio Foggia 1920. 50 anni, nativo di Palazzo San Gervasio – in provincia di Potenza –, ma da anni residente a Bologna, è un produttore cinematografico a capo della nuova cordata interessata alla acquisizione delle quote di maggioranza della società rossonera.

La trattativa è già ben avviata, come testimoniano le foto che lo ritraggono a pranzo con Davide Pelusi e Roberto Felleca. Ed è stato proprio l’amministratore delegato dei satanelli ad aver condotto la trattativa. Con Di Silvio c’è anche Francesco Marrocchino, lucano anche lui, imprenditore titolare (assieme al figlio Vincenzo) della Virtus Group, azienda che da oltre trent’anni opera nel settore delle cucine professionali, con sede centrale ad Hamm, in Germania, e un secondo centro logistico di 5mila metri quadrati a Lainate.

Un’azienda con un fatturato che si aggira intorno ai 30 milioni di euro, che nell’ultimo decennio ha ampliato la rete di distribuzione, giungendo a essere operativa in più di 60 paesi nel mondo. C’è poi Jacopo Gualtieri, imprenditore operante nel settore agro-alimentare. Il gruppo sarebbe finanziato da Banca Progetto, che opera nel mercato del credito alle famiglie e alle imprese, nata sei anni fa dal riassetto di Banca Popolare Lecchese da parte del fondo californiana Oaktree.

Per la verità, il nome di Di Silvio non è nuovo negli ambienti rossoneri. Già alla fine dell’era Sannella, si parlò di un possibile ingresso in società poi non concretizzatosi a causa della più che critica situazione finanziaria del sodalizio rossonero il cui esito è noto ai più. Un secondo tentativo – anch’esso senza esito – si consumò nell’estate del 2019, per l’acquisizione del titolo sportivo poi affidato a Felleca.

Stavolta, però, sembra che Di Silvio sia supportato da un gruppo più solido, i cui componenti possono vantare fatturati certificati. Due elementi che hanno convinto Pelusi ad avviare la trattativa. Ma tutto dipende dal parere della Map Consulting di Maria Assunta Pintus, titolare del 50% della corporate che detiene l’80% delle quote del Calcio Foggia 1920.

Affinché il passaggio di società si concretizzi serve anche il suo beneplacito, ma l’imprenditrice sarda a oggi non ha ancora preso una decisione. Filtrano indiscrezioni su un suo malcontento determinato dal mancato coinvolgimento diretto nelle fasi iniziali della trattativa. Il tempo per giungere al closing non manca, ma non è nemmeno così lungo. Anche perché la nuova cordata non ha nascosto le sue ambizioni.

Con il mercato aperto c’è la voglia di intervenire subito per rinforzare la rosa e consolidare l’attuale posizione di classifica, per giocarsi il tutto nei playoff. “A oggi, non ci sono aggiornamenti”, dichiara a FoggiaToday Davide Pelusi. “La Pintus non ha espresso un diniego né un parere favorevole”. Oltretutto, come da statuto, l’imprenditrice ha la possibilità di esercitare il diritto di prelazione sulle quote di Felleca, ma al di là di qualche voce sussurrata, anche questa opzione non è ammantata dai crismi dell’ufficialità.

“Non so se la Pintus stia mettendo su una colletta o se stia allestendo una cordata, ma si sta prendendo tutto il tempo possibile. Tuttavia, so che è molto difficile, soprattutto di questi tempi, mettere insieme un gruppo solido. Quel che so, è che se si decide di intraprendere un’altra strada incerta, si rischia tanto”, avverte Pelusi che, senza troppi giri di parole, evidenzia le problematiche di natura economica con le quali l’attuale società potrebbe scontrarsi sin dai primi giorni del prossimo mese. A febbraio, infatti, la società dovrà ottemperare ad alcune scadenze improrogabili – il pagamento degli stipendi – per scongiurare penalizzazioni in classifica.

Per questo la situazione di stallo, oltre che preoccupare, infastidisce non poco l’ad rossonero: “Non è vero che la Pintus non è stata interpellata. E comunque, se da parte sua ci fosse il fastidio per una trattativa, a suo dire, andata avanti in segreto, per poi scoprire che anche lei sta operando in segreto con un’altra cordata, che cosa dovremmo dire? Se c’è una cordata o se ha intenzione di rilevare le quote di Felleca da sola, lo palesi. Ci dica come intende sostenere le spese dei prossimi mesi, ci illustri il suo progetto. Pensare di poter andare avanti da soli sarebbe abbastanza pretenzioso”.

L’ad rincara: “Ho imparato che in situazioni difficili, se evidenzi un problema senza risolverlo, automaticamente diventi parte del problema stesso. Questa è un’offerta seria, che consentirebbe a tutti di uscirne bene”.

Sulle cifre, infatti, vige ancora la riservatezza, ma se ne conosce l’entità. La nuova cordata, oltre a coprire tutte le spese fin qui sostenute dai soci, corrisponderebbe loro anche una buonuscita. Esiste, però, una terza via, quella di una coesistenza tra il gruppo interessato e la stessa Pintus: “È un’alternativa che non escludo – evidenzia Pelusi – il gruppo è serio e potrebbe tenere in considerazione questa ipotesi. Una cosa è certa, Felleca vuole uscire e lo farà da vincitore, avendo rilevato il titolo sportivo e riportato il Foggia in serie C in un anno, lasciandolo al terzo posto in classifica. Il presidente è sereno, se le sue quote non andranno alla società di Di Silvio, andranno alla Pintus. Il problema è il dopo, capire come farebbe la Pintus a sostenere tutte le spese in programma. Altrimenti, la soluzione migliore è semplificare consentendo a questa cordata di operare il prima possibile, sempre che non scappino”.

Ma il Foggia non interessa soltanto al gruppo Di Silvio. Ci sarebbe anche Gianluca Pellino, reduce dalla fugace e infelicissima parentesi a Trapani, con la squadra esclusa dal campionato di serie C: “Pellino ha lo stesso identico problema, l’altro socio della corporate. Qualcuno non vuole vendere la corporate, non vuole che sia venduta l’altra metà, fa ostruzionismo”, puntualizza Pelusi che sull’esito della trattativa con la cordata di Di Silvio non si sbilancia: “Mi auguro ci sia un senso di responsabilità: la via di uscita c’è ed è molto dignitosa. Faccio fatica a comprendere perché non la si voglia accettare, ci venga spiegato qual è il problema e subito dopo ci venga illustrata l’alternativa nei dettagli. Non sono ottimista o pessimista, sono realista. Ogni azione avrà una conseguenza. Se accettiamo, le responsabilità finiranno in mano a chi arriva. Chi decide di rimanere deve far presente come intende andare avanti e rispettare le tempistiche”.

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