Cuore, grinta e “ignoranza” calcistica. La ricetta per vincere secondo Anelli: “Domenica comincia la guerra”

Il difensore e vicecapitano rossonero pronto per guidare la difesa nella sfida di domenica contro il Fasano. E con il pubblico è già scoppiato l’amore: “Pubblico di categoria superiore”

Un Foggia battagliero, pronto a sudare e lottare sempre. Un Foggia che si prepara a fare la guerra, a cominciare da Fasano: “La stiamo preparando come se fosse una finale di Champions”, le parole di Cristian Anelli, roccioso difensore rossonero, il vicecapitano, uno dei fedelissimi di Ninni Corda, che da Como hanno sposato la causa rossonera. 

Perché Foggia è una città speciale, con uno stadio e una tifoseria unici. Un piccolo assaggio c’è stato, anche se contro il Nardò non è sceso in campo: “Non ci sono parole per descrivere lo Zacchieria. Parliamo di uno degli stadi più caldi d’Italia con una tifoseria che nessuno possiede in questa categoria e anche in quelle superiori. Si commentano da soli”. 

A Fasano, però, il settore ospiti non vedrà la presenza dei supporter rossoneri: “Per noi è una cosa gravissima, perché loro per noi sono fondamentali. Spero sia l’ultima volta che capita. Giochiamo contro una squadra forte, ma ci faremo trovare pronti”. 

Un mese di Foggia, presto per fare un bilancio, ma sufficiente per delle prime analisi: “Lavoriamo tanto e sodo, la gente è dalla nostra parte, stiamo creando un rapporto solido, questo è fondamentale per partire con il piede giusto. 

In coppa i risultati sono stati buoni, “ma conta poco. Domenica comincia la guerra, cominciano le partite da vincere per forza”. 

Anelli, uomo di categoria, anche se il girone H non lo ha mai giocato: “C’è differenza rispetto ai gironi del nord, ogni girone ha caratteristiche diverse, ma io penso che in D non si vince senza il sacrificio e quella sana “ignoranza” calcistica. I giocatori sono importanti ma non bastano. Ci sono state tante società che hanno investito tanto e poi non hanno vinto”. 

Col Nardò non ha giocato per quel rosso preso a Brindisi, una imprudenza che però ha evidenziato la grande grinta del difensre: “Non mi tiro mai indietro, certo serve stare attenti per evitare di lasciare la squadra in dieci. Ma per me ogni gara è una battaglia ed è sul furore agonistico, sulla grinta e il cuore che dobbiamo basare le nostre prestazioni per portare a casa il risultato”. 

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