"Reggio non è Foggia": in Emilia la città diventa esempio negativo

La frase "Perché per fortuna Reggio non è Foggia" riportata sulla Gazzetta di Reggio, ha scatenato la rabbia dei tifosi rossoneri. Qualcuno ricorda anche i rubinetti lanciati nel derby Reggiana-Parma

Fa discutere l’articolo apparso il 5 marzo sulla Gazzetta di Reggio in merito alla contestazione dei “pochi” tifosi della Reggiana dopo la sconfitta casalinga contro il Foggia di Wagner e Defrel.

Si legge nel pezzo “I giocatori sono usciti tranquillamente dallo stadio con le loro famiglie o fidanzate, non ci sono state altre manifestazioni di contestazione, perché per fortuna Reggio non è Foggia dove il portiere Ginestra è stato pestato per alcune dichiarazioni. La Reggio sportiva ha una cultura diversa ed è giusto preservarla”.

Affermazioni che non sono passate inosservate e che hanno scatenato la reazione del popolo rossonero. Quel “Perché per fortuna Reggio non è Foggia” a molti non è piaciuta. I foggiani chiedono spiegazioni e attendono le scuse del giornalista. C’è anche chi approva e, anzi, rincara la dose impugnando l’arma dell’autolesionismo.

Fa bene forse Michele a ricordare i rubinetti del derby di Reggiana-Parma e fa bene Francesco a sottolineare la piacevole accoglienza che gli ultras foggiani riservarono ai tifosi della Reggiana. Che i panni sporchi si lavino in casa quindi?

Passi pure il messaggio che la Reggio sportiva ha una cultura diversa, il che non è detto che sia migliore o peggiore di quella di Foggia, ma l’affetto incondizionato dimostrato dalla tifoseria (sana) rossonera è racchiusa nei numeri piuttosto che nell’aggressione a Ginestra ad opera di pochi facinorosi.

L'episodio accaduto al portiere rossonero, che va condannato, non può macchiare la fede e la sportività della maggioranza dei sostenitori rossoneri. E poi, strumentalizzarlo per etichettare una città e la sua gente (?) questo sì che sarebbe un atteggiamento antisportivo.

La differenza tra il calore, la passione e la fede dei tifosi al seguito della Reggiana e di quelli del Foggia, la dice lunga sul concetto di cultura dello sport, in questo caso del calcio, tra le due città. Su 20mila posti, allo stadio di Reggio Emilia vanno poco più di 2mila persone. A Foggia si riempie più di un terzo del Pino Zaccheria.

La serie C non è la semplice periferia del calcio, ne è il triste e famigerato sobborgo. Una forma di isolamento culturale. Non è il purgatorio in attesa di una redenzione. E’ la condanna all’inferno”. Al contrario, Foggia ha dimostrato che questa categoria non è proprio un inferno, come sostenuto dal giornalista della Gazzetta di Reggio. Basta leggere i dati sul numero degli spettatori che negli ultimi anni hanno seguito i satanelli (e anche in trasferta) per capire che per fortuna, parafrasando il collega emiliano, Foggia non è Reggio.

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