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Narciso Pisacreta

Narciso Pisacreta

AIA, Pisacreta analizza il difficile mestiere dell’arbitro: “Serve uniformità”

"I calciatori sono 'animali sportivi che comprendono cosa avviene in campo ma con il quale il dialogo è possibile instaurarlo se si manifesta uniformità, nel giudizio e negli atteggiamenti"

"Ognuno di noi deve diventare il cambiamento che vorrebbe vedere realizzato", con questa citazione illustre del Mahatma Ghandi, Narciso Pisacreta, vice presidente dell'AIA ha concluso il suo intervento nel 14° corso di aggiornamento per arbitri e osservatori organizzato della sezione AIA di Foggia, tenutosi venerdì sera alla sala Rosa del Palazzetto dell'Arte.
Insieme all'ex guardalinee internazionale erano presenti altre personalità illustri del settore, come il presidente della sezione di Foggia dell'AIA Antonio De Meo, moderatore dell'evento,  il presidente del Comitato Regionale Puglia Lello Giove, il componente del comitato nazionale dell'associazione Maurizio Gialluisi e Vito Tisci, presidente della Lega nazionale Dilettanti Puglia.

Un intervento di quasi un'ora nel corso del quale sono stati affrontati diversi temi relativi alla discussa categoria arbitrale. Pisacreta ha voluto catalizzare l'attenzione sulle numerose variabili relative ai direttori di gara. "L'arbitro è solo, sul campo può contare al massimo sulla collaborazione degli assistenti, ma in campo non ha compagni, come invece accade per i calciatori", ha precisato.

Tanti sono i fattori che di sovente la massa tende a trascurare ma con i quali l'arbitro è costretto quotidianamente a confrontarsi. Deve porre attenzione persino al colore dei calzettoni o alla lunghezza delle maniche delle maglie, per comprendere, ad esempio in un contrasto, chi tra l'attaccante e il difensore abbia colpito la palla con la mano.

Deve confrontarsi con una serie di problematiche non presenti negli altri sport: "Il calcio è l'unico sport dove si gioca esclusivamente con i piedi, la cui forza è tre volte superiore a quella delle mani. Il che implica difficoltà superiori nella lettura delle azioni che si verificano nel corso di una partita".

Ma il calcio è anche uno sport eterogeneo, dove possono confluire forze fisiche differenti, dovei chili e i quasi due metri di altezza di Zlatan Ibrahimovic convivono con la leggerezza di Lionel Messi. Anche queste variabili, difficili da riscontrare in altri sport, dove invece persiste una certa omogeneità di caratteristiche fisiche, producono ulteriori difficoltà per ogni direttore di gara.

Altro concetto a cuore di Pisacreta è quello dell'uniformità, ovvero della necessità di stabilire cioè "un'area  condivisa", e quindi mantenere un modus operandi comune sui provvedimenti tecnici e disciplinari, sul modo di relazionare con i calciatori, sul concetto di volontarietà, sulla capacità di scindere l'agonismo dalla violenza. Concetto imprescindibile, soprattutto nel rapporto con i calciatori da lui definiti come ''animali sportivi che comprendono cosa avviene in campo ma con il quale il dialogo è possibile instaurarlo se si manifesta uniformità, nel giudizio e negli atteggiamenti".

E quindi il giocatore accetta se uno stesso intervento viene sanzionato o meno, nella stessa maniera, che avvenga nell'area di rigore di una squadra o di quella avversaria. Non potevano mancare consigli sul rapporto tra direttore di gara e assistente, tra i quali è fondamentale il lavoro di equipe, il dialogo, anche la capacità di comprendere la tensione e gli stati d'animo del collega.

Ultimo atto, l'analisi della psicologia arbitrale, complessa specie in virtù della soggettività, in sede di valutazione, delle prestazioni dei direttori di gara: "L'arbitraggio non è un'attività oggettivamente qualificabile e quantificabile come lo può essere una gara di atletica leggera" - ha evidenziato - "pertanto capita di doversi misurare con giudizi sui quali non ci si trovi d'accordo. E' importante però possedere la capacità di reagire alle valutazioni negative, e soprattutto di guarire dagli errori, un aspetto imprescindibile per consolidare l'autostima di ognuno di noi. Il tutto mantenendo sempre un grande senso di appartenenza alla categoria, un profondo orgoglio e una grande passione" ha concluso il vicepresidente AIA.

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