Lunedì, 18 Ottobre 2021
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Olio spacciato per "made in Italy" e Bio, in realtà era riutilizzato

L'operazione delle fiamme gialle ha portato al sequestro di oltre 400 tonnellate di "olio falso". Plauso della Coldiretti, ma il lavoro è ancora molto.

L’operazione della Guardai di Finanza che ha portato al sequestro di oltre 400 tonnellate di olio straniero, quasi sempre spagnolo, spacciato per “made in Italy“ e biologico ha riportato alla luce i traffici che vedono i prodotti pugliesi messe alle corde da traffici criminali. Gli olii spesso non solo non erano né italiani, né biologici, ma addirittura usati dalla ristorazione e miscelati con grassi di diversa natura.

La Coldiretti Puglia a tutela dei suoi consociati e dei prodotti regionali è intervenuta dichiarando che: “ L’operazione della Guardia di Finanza, con la collaborazione dell'Ispettorato centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi e dall’Agenzie delle Dogane, a cui va tutto il nostro plauso, è la dimostrazione che, purtroppo, spesso sono proprio alcuni soggetti pugliesi della filiera olivicola olearia senza scrupoli a ‘drogare’ il mercato dell’olio extravergine di qualità ‘made in Italy’, spacciando oli di dubbia provenienza e genuinità, addirittura recuperando olio precedentemente utilizzato nei ristoranti, per 100% italiano e biologico con un inevitabile danno a carico del territorio, delle imprese e dei consumatori”.

È questo ciò che esprime il Presidente della Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, , ma che non nasconde anche molta preoccupazione:

“Ecco spiegato come mai – continua il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti - nel corso dell’ultimo decennio le importazioni complessive di oli di oliva in Puglia siano cresciute rapidamente, nonostante la Puglia sia la regione più olivicola d’Europa. Le importazioni complessive di oli di oliva ammontano in media a circa 87.000 tonnellate, di contro le esportazioni si aggirano sulle 38.000 tonnellate. Gli oli stranieri vengono importati principalmente da Spagna, Grecia e Tunisia, acquistati a prezzi più bassi rispetto al prodotto regionale e utilizzati dagli imbottigliatori per l’ottenimento di blend con oli regionali.

L’Italia detiene una quota pari al 20% della produzione comunitaria. A giugno 2014, secondo i dati forniti dal Mipaaf, il settore presenta la seguente situazione: produzione 465mila ton.; import 593mila  ton.;  export 354mila ton.; consumi 699mila ton.. Il 76% delle vendite made in Italy all’estero appartiene alla categoria degli oli di pregio (vergine+extravergine). I principali mercati di sbocco sono rappresentati da Usa e Germania; ottima anche la posizione del Giappone. Per le Dop l’Italia con 43 denominazioni (42 Dop e 1 Igp), detiene il 38% delle designazioni di origine dei marchi europei. Segue la Grecia con 29 e la Spagna con 27. Per le produzioni Bio, il 14% delle superifici Bio, pari a 164.488 ha, sono appannaggio dell’olivicoltura e la produzione di olio biologico risulta maggiormente concentrata in Puglia (33%), Calabria (30%) e Sicilia (11%). In Puglia nonostante il riconoscimento comunitario per 5 oli DOP (Denominazione d’Origine Protetta)  al ‘Terra di Bari’, ‘Terra d’Otranto’, ‘Dauno’, ‘Collina di Brindisi’ e ‘Terre Tarentine’ ed una produzione pari a 11 milioni di quintali di olive ed oltre 2,2 milioni di quintali di olio, con un'incidenza della produzione olivicola regionale su quella nazionale pari al 36,6% e al 12% di quella mondiale, è proprio il comparto olivicolo-oleario ad essere maggiormente colpito dal fenomeno delle sofisticazioni.

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