Foggia, stop a mezzi di trasporto non ecologici

In un Bel Paese imbruttito dalle quattro ruote non ecologiche, la Puglia si posiziona male con il 58,75% di autocarri ad alti livelli di emissioni inquinanti

Il nostro stivale è ingorgato da troppe autovetture, sacrosanta verità. La notizia peggiore è che, di queste, solo il 7,10% sono ecologiche. A dirlo, nero su bianco, un’analisi condotta in Italia dall’Osservatorio sulla Mobilità sostenibile di Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici). Basandosi sui dati forniti da Automobile Club Italiano, quel che emerge è un Bel Paese imbruttito dalle quattro ruote: ben 37.058.701 autovetture circolano attualmente nella nostra nazione e solo 2.630.129 sono ecologiche, cioè a metano, Gpl, ibride o elettriche. Una quota di auto ecofriendly, sul parco circolante italiano, decisamente modesta. 

Lo studio dell’Associazione fa il punto anche su quali siano, in Italia, le regioni con la maggiore densità di auto ecologiche. Secondo questa  classifica, al primo gennaio 2013, l’Emilia Romagna  era quella con il parco circolante più ecocompatibile dove le autovetture a metano, gpl o elettriche rappresentano il 16,11% del totale. Al secondo posto della graduatoria le Marche con il 14,78% e al terzo il Veneto con una quota pari al 9,44%. 

Se si punta la lente d’ingrandimento sulla Puglia le notizie non sono confortanti: in regione, al primo gennaio 2013 circolavano 219.023 autocarri e, come evidenziano i dati dell’Osservatorio Airp, il 58,75% di questi era costituito da veicoli Euro 0, Euro 1 ed Euro 2, cioè immatricolati prima del 2001 e con alti livelli di emissioni inquinanti. La situazione della Puglia è peggiore di quella media nazionale dove la quota di autocarri immatricolati prima del 2001 è del 46,88%. E Foggia fa la sua parte con il 62,66% inquinante sul totale circolante.
L’analisi dell’Airp,  sottolinea che la difficile situazione economica e il conseguente calo dei volumi dello scambio delle merci, ha sicuramente imposto alle aziende un rallentamento del ciclo di rinnovo del parco autocarri del nostro Paese. Resta però il fatto che, pur nella difficile situazione economica attuale, il trasporto su gomma in Italia (quasi il 90% di quello totale) continua a essere la modalità più flessibile e idonea per assicurare la movimentazione delle merci sul nostro territorio. 

Avere mezzi immatricolati prima del 2001, significa però avere un parco circolante con un impatto ambientale maggiore rispetto a quello che si avrebbe con veicoli di nuova generazione. Al fine di ridurre l’inquinamento prodotto sarebbe necessario che, da subito, le aziende di trasporto provvedessero alla gestione del proprio parco autocarri in modo tale da ridurne l’effetto negativo sull’ambiente e sulla sicurezza. Molto si sta facendo a tal proposito grazie anche all’innovazione tecnologica che, negli ultimi anni, ha interessato tutto il mondo dell’autotrasporto e che ha come obiettivo anche la riduzione dei consumi e delle emissioni di CO2.

C’è poi da considerare i pessimi livelli di smog, conseguenza diretta di una mobilità insostenibile. Basti pensare al grido d’allarme del rapporto di Legambiente, realizzato con Ambiente Italia e Il Sole 24ore che non lascia spazio a equivoci: la media delle polveri sottili di tutte le città italiane considerate, è arrivata a 32 microgrammi per metro cubo. Inoltre, sono dieci in più, rispetto alla scorsa edizione del rapporto, i giorni dell’anno in cui l’ozono supera i limiti di legge.

La scelta di un mezzo di trasporto  meno inquinante è solo un pezzo di quell’enorme puzzle chiamato mobilità sostenibile. L’ultimo rapporto di Legambiente, Ecosistema Urbano 2012, fotografa un’Italia dove ogni giorno 14 milioni di cittadini si muovono dai territori periurbani e vanno a lavorare in città; questi spostamenti non sono mai senza problemi: dai quotidiani ritardi alle condizioni di viaggio, l’unica cosa certa è il disagio profondo della maggior parte dei pendolari. 
Una volta giunti a destinazione la situazione non diventa più semplice, anzi. A dimostrarlo dati Istat, secondo cui la domanda di trasporto pubblico urbano in Italia nel 2010 è aumentata dello 0,6% rispetto al 2009, mentre è  diminuita dello 0,2% l’offerta. Una proporzione decisamente non adeguata.  
 

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