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Da Bologna a Foggia in 6 ore (più altre 6 in 'omaggio'): il racconto di un viaggio da incubo

Ancora una volta l’Intercity diventa il mezzo ideale per coloro che vogliono provare un’avventura da brivido. Se ne sente molto parlare, ma ne ho avuto la conferma lo scorso sabato 6 giugno quando, oltre alle consuete innumerevoli fermate di cui tu sei a conoscenza quando acquisti il biglietto, mi hanno regalato circa 6 ore di viaggio, oltre alle 6 previste per arrivare a destinazione, gratuitamente e senza nessun comfort.

Com’è risaputo, dal 3 giugno è possibile spostarsi tra regioni. Sono questi giorni fruttuosi per le compagnie ferroviarie che, dopo mesi, riprendono il loro lavoro e vedono i treni riempirsi con le dovute precauzioni. Per gli studenti fuorisede che, come me, sono rimasti bloccati nelle proprie regioni dopo la sessione invernale, è stata una buona occasione per tornare in città per prendere libri e indumenti estivi. A tutti sarà capitato almeno una volta di prendere un treno e, se stiamo parlando di Trenitalia, quel treno molto probabilmente avrà avuto almeno 5 minuti di ritardo.

Se fate parte di quella fetta di popolazione che, come me, non ha molta fortuna con i treni e puntualmente ogni volta perde coincidenze e tempo di vita, allora dovete per forza leggere questo mio racconto da incubo. Parto col treno da Ferrara alle 12.45 e arrivo alla stazione di Bologna per le 13.30. Mi dirigo al binario 3 dove è prevista la partenza dell’Intercity 609 alle 14.00. Sebbene il treno parta da Bologna, ci avvertono che dobbiamo aspettare 20 minuti per la preparazione del treno. Dopo un’imprevista corsetta, per un repentino cambio di binario, dal 3 al 6, finalmente si parte! Presto scopro che nella mia carrozza (5), ma probabilmente anche in tutte le altre, ci hanno omaggiato di un servizio sauna gratuito per un guasto al sistema di areazione.

Presto, grondanti di sudore, io e altri passeggeri siamo stati costretti ad abbassare le umide mascherine alla ricerca di un filo d’aria perché nemmeno i finestrini si possono aprire. Grave, se si considera l’importanza di un buon ricambio d’aria, soprattutto nei luoghi chiusi, per prevenire il contagio da infezione di SARS- CoV-2. Penso “se non lo prendo oggi il Covid 19, non lo prenderò più”. Il treno procede con le sue consuete fermate, accumulando ritardo, e arrivando fino ad Ancona senza nessun altro problema. Anche il sistema di areazione sembra aver ripreso a funzionare. Ma ecco l’ennesima sorpresa: il treno presenta attimi di 'cedimento': si ferma anche alle stazioni non previste presenti sulla tratta, costringendo i macchinisti a fare una sosta, per effettuare un reset ai sistemi, di circa 10/15 minuti ad ogni fermata per problemi al locomotore.

La situazione interna vede avvicendarsi controllori che vanno e vengono, parlando al telefono, e tecnici che si affrettano tra le carrozze per cercare di risolvere il problema. Con un’ora e mezza circa di ritardo arriviamo a Pescara Centrale dove ci viene detto che probabilmente ci faranno cambiare treno, in quanto quello su cui stiamo viaggiando presenta evidenti problemi tecnici. Aspettiamo pazientemente altri quindici minuti, ma il treno si rimette nuovamente in marcia senza alcun cambio. Chiediamo ai controllori spiegazioni per tale scelta e loro ci rispondono che la direzione di Trenitalia ha comunicato che non erano disponibili altri treni. Continuiamo quindi la nostra 'corsa', che più che corsa è stata un 'trascinare' un treno fino alla fermata successiva, pregando che si riavviasse subito ad ogni stazione.

A nulla sono avvalse le preghiere, perché ormai il treno si fermava in quasi tutte le stazioni secondarie in cui non ci saremmo dovuti fermare, come Torino di Sangro in Molise (per me sconosciuta fino ad oggi). Arriviamo finalmente a Vasto San Salvo e faccio un respiro di sollievo, mi sembra già di intravedere il mio arrivo a Foggia, ma l’incanto svanisce presto. Poco dopo essere ripartito, il treno si ferma definitivamente nel tratto più brutto, in aperta campagna, tra Vasto e Termoli, in pendenza da un lato. A peggiorare la situazione, in piena notte, siamo rimasti senza più corrente, né aria condizionata e con luce che si accendeva e spegnava ad intermittenza, fino a spegnersi definitivamente! Sentiamo dire da uno dei controllori che il locomotore è completamente andato.

La situazione interna non è delle migliori: gente che va in panico e si sente male, alcuni chiamano il 118, ma l’ambulanza non sa come arrivare, gente ormai disidratata per la profusa sudorazione, che è rimasta senza acqua, alcuni hanno la necessità di prendere farmaci e non sanno come fare, gente che ha fatto un pranzo frugale pensando di arrivare a destinazione per cena, ma che ha fatto male i conti, gente che ha chiamato le forze dell’ordine, ma senza successo. L’aria, ormai irrespirabile e pesante ha costretto molti a togliersi le mascherine per evitare lo svenimento. Dopo tre incessanti ore arriva il locomotore da Bari e dopo i tempi tecnici di aggancio, il treno riparte per Termoli. Ma quando arriviamo in stazione, la situazione che sembrava essersi normalizzata, subisce un altro imprevisto: dovremo cambiare nuovamente il locomotore!

A Termoli ci viene data la possibilità di scendere temporaneamente dal treno e prendere aria, qui la protezione civile ci fornisce delle bottigliette d’acqua e ci informano che le successive fermate saranno ridotte a quelle di: San Severo, Foggia, Bari e Lecce. Quindi tutti coloro che devono scendere a fermate intermedie possono rivolgersi all’assistenza clienti che troveranno in stazione. Con 345 minuti di ritardo (quasi 6 ore) all’una e mezza arrivo a Foggia, stremata, esausta, affamata ed arrabbiata. Il viaggio per me continua in macchina visto che abito a 40 km di distanza, ma è tutt’altra cosa. Credo che se una persona paga per un servizio, quel servizio deve essere effettuato nei modi e nei tempi previsti, lasciando la persona illesa sia mentalmente che fisicamente. Io e gli altri viaggiatori siamo stati costretti a mettere in repentaglio la nostra salute, soprattutto in questo particolare periodo di emergenza sanitaria.

Mi auguro davvero che nessuno di noi abbia contratto questo nemico invisibile per le cattive condizioni in cui siamo stati costretti a viaggiare (in primis per la mancanza di ricambio d’aria). Sebbene in questi casi è previsto il rimborso integrale del treno, vi garantisco che è solo una magra consolazione perché i danni morali che abbiamo avuto in questo viaggio da incubo sono stati tanti e pesanti e non solo per noi viaggiatori, ma anche per i nostri familiari che ci attendevano in stazione, attaccati al telefono, preoccupati dalle precarie informazioni, nella speranza di rivederci presto sani e salvi. Anche loro hanno vissuto questa lunga agonia, dove l’unica cosa certa era, in stazione, il tabellone dell’orario di arrivo del nostro convoglio che li aggiornava del ritardo, che cresceva di ora in ora.

Nella stazione di Foggia, nessun servizio bar per confortarli, un servizio toilette a gettone che chiude alle ore 22.00 e che ti complica la vita se ne hai necessità impellente. Provate solo ad immaginarlo. Ad un tratto i miei genitori, nonostante giovani di età, mi sembravano invecchiati di colpo. Certo, non sarà stato piacevole per loro vedere il nostro volto segnato da questo viaggio da incubo. Spero che Trenitalia prenda seriamente provvedimenti affinché queste spiacevoli situazioni non debbano più ripetersi!

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